17 studenti, un docente e un’aula che, almeno dalle immagini arrivate alla nostra redazione, appare particolarmente contenuta. È la situazione segnalata da alcuni genitori di una seconda classe di liceo scientifico di Frosinone, F. Severi, trasferita in questi giorni in una succursale dell’istituto in via Verdi. Una segnalazione che non consente, allo stato attuale, di parlare di irregolarità, ma che pone una serie di interrogativi sulla superficie del locale, sulla sua capienza e sulle condizioni di sicurezza.
Le fotografie, infatti, non permettono di determinare la metratura effettiva dell’aula né di stabilire autonomamente se il locale sia conforme ai requisiti previsti. Per questo la questione non può essere risolta sulla base delle sole immagini. Ma proprio per questo, secondo le famiglie, servono dati, documenti e verifiche tecniche.

La prima domanda: quanto misura davvero l’aula?
Il primo interrogativo è molto concreto: qual è la superficie netta del locale e qual è la capienza ufficialmente attribuita a quell’aula?
Il riferimento tecnico nazionale è il D.M. 18 dicembre 1975, utilizzato nell’ambito della normativa sull’edilizia scolastica. Per le attività didattiche ordinarie dei licei scientifici viene indicato un indice di 1,96 metri quadrati per alunno, mentre per gli spazi destinati alla classe viene indicata un’altezza interna standard di tre metri.
Se si applicasse quel parametro ai 17 studenti della classe, il calcolo sarebbe semplice:
17 × 1,96 = 33,32 metri quadrati netti.
Con un’altezza di tre metri, il volume risultante sarebbe nell’ordine dei 100 metri cubi.
Va però precisato un elemento importante: 1,96 metri quadrati è un parametro riferito alla superficie per alunno. Il dato dei circa 100 metri cubi deriva semplicemente dall’applicazione matematica dell’altezza di tre metri e non rappresenta un autonomo limite di legge espresso in metri cubi.
Banchi ravvicinati e spazi di passaggio
È proprio dalla superficie reale dell’aula che nasce il primo interrogativo dei genitori.
Il locale fotografato misura effettivamente almeno 33,32 metri quadrati? E, qualora la superficie fosse inferiore, quale valutazione tecnica ne ha stabilito l’idoneità ad accogliere stabilmente 17 studenti e il docente?
C’è poi un secondo aspetto evidenziato dalle immagini: la disposizione dei banchi appare particolarmente serrata, con spazi di passaggio che sembrano ridotti.
Anche in questo caso una fotografia non può sostituire un sopralluogo tecnico. Può però porre una domanda precisa: è stata verificata la possibilità di garantire un deflusso rapido e ordinato degli occupanti in caso di emergenza?
Il nodo della sicurezza antincendio
Un altro riferimento è rappresentato dalla normativa antincendio per gli edifici scolastici. Il D.M. 26 agosto 1992, nell’ambito del regime tecnico applicabile al singolo edificio, indicava in 26 persone il massimo affollamento ipotizzabile per un’aula.
Quel numero, però, non significa affatto che qualsiasi aula possa ospitare automaticamente fino a 26 persone.
La sicurezza antincendio dipende infatti da un insieme di elementi: vie di uscita, capacità di deflusso, dimensionamento delle porte, percorsi di esodo e organizzazione dell’evacuazione.
La disciplina prevede inoltre un sistema organizzato di vie di uscita e uscite verso luogo sicuro, oltre alla predisposizione di un piano di emergenza. Sono previste anche almeno due prove di evacuazione nel corso dell’anno scolastico e un registro dei controlli periodici, che comprende tra gli altri gli impianti elettrici, l’illuminazione di sicurezza e i presidi antincendio.
Le domande dei genitori
È quindi sulla documentazione che le famiglie chiedono di fare chiarezza.
La succursale dispone di un piano di emergenza ed evacuazione aggiornato? La nuova aula è correttamente ricompresa nel piano? Sono state individuate e comunicate agli studenti le vie di fuga?
E ancora: la capienza del locale è stata verificata? Esiste la documentazione relativa all’idoneità e alla sicurezza degli impianti? Quali controlli sono stati effettuati prima di destinare quello spazio ad aula scolastica?
Sono domande che, al momento, non equivalgono ad accuse.
Anche l’impianto elettrico tra gli elementi segnalati
Tra le segnalazioni delle famiglie c’è anche quella relativa a una presunta inadeguata predisposizione elettrica per la lavagna elettronica.
Anche questo elemento, preso singolarmente, non dimostra una violazione delle norme di sicurezza. Può tuttavia alimentare, secondo i genitori, il dubbio che il locale non fosse originariamente concepito per ospitare stabilmente una classe e sia stato successivamente adattato a questa funzione.
Anche in questo caso, però, sarà una verifica tecnica a poter stabilire la situazione effettiva.
Chi deve verificare?
C’è poi il tema delle competenze.
Per gli istituti di istruzione secondaria superiore, gli enti territoriali competenti per l’edilizia scolastica sono chiamati a garantire gli interventi necessari sugli edifici, mentre al dirigente scolastico fanno capo specifiche responsabilità gestionali in materia di salute e sicurezza.
Il D.Lgs. 81/2008, inoltre, disciplina gli obblighi del dirigente e prevede, in presenza di un pericolo grave e immediato, la possibilità di adottare provvedimenti sull’utilizzo dei locali.
È proprio per questo che, secondo le famiglie, la questione dovrebbe essere affrontata non attraverso impressioni o contrapposizioni, ma attraverso una verifica puntuale della documentazione.
“Vogliamo sapere se quell’aula è idonea”
Le domande sono quindi circoscritte.
Quanti metri quadrati misura esattamente l’aula? Qual è la sua capienza? Chi ne ha verificato l’idoneità prima dell’inizio delle lezioni? È stata effettuata una valutazione specifica dei rischi? Il piano di emergenza della succursale è aggiornato? Gli impianti e le vie di esodo sono stati controllati?
E soprattutto: l’assegnazione di 17 studenti a quel locale è compatibile con tutti i requisiti edilizi, igienico-sanitari e di sicurezza applicabili a quella specifica struttura?
Sono interrogativi ai quali sarebbe auspicabile una risposta rapida e documentata da parte della scuola e dell’ente proprietario dell’edificio.
Non soltanto nell’interesse delle famiglie, ma anche della stessa istituzione scolastica e dell’amministrazione competente.
Perché, quando si parla di un’aula, la questione non è semplicemente capire se 17 studenti “ci stanno” fisicamente.
Il punto è sapere se possono trascorrervi ogni giorno diverse ore in condizioni di spazio, salubrità e sicurezza adeguate a un ambiente scolastico.
In ultimo il ruolo della Provincia di Frosinone. Gli istituti superiori sono di competenza della Provincia di Frosinone. Che ruolo ha avuto la Provincia? Ha verificato se i locali che ha asseganto alla scuola fossero idonei? Che cosa ha fatto l’RSPP presente in ogni istituto, per garantire che quel locale sia idoneo e a norma? Ha fatto una relazione?
Domande legittime dei genitori, mentre i ragazzi già da domani potrebbero iniziare a protestare.
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