La questione che coinvolge Marco Ferrara e Sergio Crescenzi sembra collocarsi ben oltre il perimetro delle fisiologiche incomprensioni che possono maturare all’interno di una maggioranza, di una lista civica o, nello specifico, di una realtà politica come Identità Frusinate.
La vicenda, per come si è progressivamente delineata, lascia intravedere, naturalmente sul piano della mera lettura politica, che l’improvviso e repentino tatticismo non sia stato il frutto di un’estemporanea fibrillazione personale, ma possa aver risposto a una regia più ampia, con obiettivi probabilmente più lontani e più ambiziosi della sola Presidenza del Consiglio Comunale.
Il confronto con Identità Frusinate
Per questa ragione, la riunione di Identità Frusinate non avrà soltanto il valore di un confronto interno tra appartenenti allo stesso gruppo. Avrà, piuttosto, un significato chiarificatore anche per tutte le altre componenti della maggioranza, chiamate a comprendere se ci si trovi dinanzi ad un semplice incidente di percorso, oppure all’anteprima di una manovra politica più articolata.
Difficile, a questo punto, immaginare che Marco Ferrara e Sergio Crescenzi possano non presentarsi. I due, del resto, non hanno mai fatto mistero, politicamente parlando, di essere considerati come “anima e un corpo”. E quando due figure politiche vengono percepite come un’unica entità operativa, la presenza dell’una finisce inevitabilmente per chiamare in causa anche l’altra.
Peraltro, sarebbe stato proprio Marco Ferrara a chiedere che la riunione fosse posticipata a martedì, poiché in questi giorni si trovava fuori Frosinone. La “contumacia”, parafrasando letteralmente una categoria evocata dallo stesso Ferrara, non dovrebbe dunque essere contemplata. Sarebbe quantomeno singolare che il festeggiato mancasse alla festa che, politicamente, ha contribuito ad apparecchiare con tanta cura. Lo stesso ragionamento vale, ovviamente, per il suo gemello politico Sergio Crescenzi.
Ma il nodo principale è un altro.
L’asse con Antonio Scaccia
Per quale ragione Marco Ferrara e Sergio Crescenzi avrebbero concertato, all’insaputa del gruppo di Identità Frusinate, un asse politico con la Lista per Frosinone? Quali sarebbero state le ragioni, così rilevanti da rendere opportuno non condividere una semplice strategia politica con il resto del gruppo di appartenenza?
Il dilemma si infittisce ulteriormente se si considera che anche il Vicesindaco Antonio Scaccia, massimo esponente della Lista per Frosinone, pare non abbia ritenuto di coinvolgere nemmeno il capogruppo di Identità Frusinate, Christian Alviani. Una apparente mancanza di bon ton istituzionale che, a voler essere sinceri, non sembrerebbe pienamente coerente con il profilo di un uomo politico come Scaccia, tradizionalmente considerato figura di esperienza, equilibrio e consumata conoscenza delle liturgie amministrative.
E allora, forse, occorre fare ricorso ai ricordi storici, più che ai ricorsi.

Le elezioni Provinciali ed i voti ponderati mancanti
Qualcuno potrebbe aver immaginato di riproporre in “ciclostile” la clamorosa operazione della candidatura di Marco Ferrara al Consiglio Provinciale. In quella circostanza, per ragioni che ancora oggi sfuggono alla logica dei comuni mortali, furono di fatto “cestinati” sette voti ponderati pesanti: quattro riconducibili alla Lista per Frosinone e tre a Identità Frusinate. Il tutto per sostenere quella che molti, salvo forse qualche irriducibile ottimista, avevano già interpretato come una candidatura destinata a non raggiungere l’obiettivo.
Nulla quaestio, naturalmente, sul profilo politico e personale del consigliere Marco Ferrara, che per qualità, preparazione e capacità amministrativa potrebbe certamente ricoprire ruoli istituzionali di rilievo.
Tuttavia, la politica, soprattutto quella delle elezioni di secondo livello, non si alimenta soltanto di stima e autorevolezza. Si regge, con una certa brutalità aritmetica, sui numeri.
E in quella occasione appariva evidente che Ferrara quei numeri non li avesse. I sette voti ponderati erano certamente pesanti sulla carta, ma insufficienti se non accompagnati da un più ampio sostegno proveniente dai consiglieri comunali dei centri minori della provincia. Un vero peccato per Ferrara.
Difficile, peraltro, pensare che un personaggio del calibro politico come Antonio Scaccia, che ha sostenuto quella candidatura insieme ad altri, non disponesse di interlocuzioni o sponde politiche nei novantuno comuni della provincia. Più che difficile, oggettivamente complicato da immaginare. Per questo, quella candidatura sembrò assumere i contorni di una candidatura a perdere. Naturalmente si tratta di una valutazione politica, non di una verità rivelata scolpita sul marmo e deriva da una nostra lettura di come sono andate le cose, con Giuseppe Musto arrivato prima di Marco Ferrara.
Ma al di là di quell’episodio, vi è un ulteriore elemento che rende la vicenda attuale politicamente gustosa, se non addirittura romanzesca.

Crescenzi, Scaccia e i post social
Lo stesso Sergio Crescenzi, appena una manciata di ore prima, non settimane, non mesi, non giorni, ma ore, aveva pubblicato l’ennesimo intervento critico nei confronti di Antonio Scaccia, nella sua qualità di assessore all’Ambiente, allegando un fotogramma della curva dei murales sormontata da vegetazione incolta.
E allora, da osservatori esterni, diventa legittimo domandarsi come sia potuto riaffiorare con tanta rapidità un amore politico tra Antonio Scaccia e il duo Crescenzi Ferrara. Un riavvicinamento tanto repentino da far impallidire persino le più ardite conversioni diplomatiche della Prima Repubblica.
Evidentemente, o almeno così appare, deve esserci dell’altro. Qualcosa che va oltre ciò che si vede in superficie. E questo Christian Alviani sembra averlo compreso perfettamente, come dimostrerebbe il suo atteggiamento nell’ultimo Consiglio Comunale.
Troppo intelligente l’avvocato Alviani per accettare di essere considerato una semplice “perlina da pallottoliere”, da spostare da una parte all’altra a seconda delle necessità numeriche del momento.
A questo punto, occorre interrogarsi sugli scenari possibili e, soprattutto, sul significato politico di ciò che potrebbe delinearsi.
Qualora Crescenzi e Ferrara dovessero uscire da Identità Frusinate, si aprirebbe una serie di opzioni.

Le ipotesi e gli scenari
La prima ipotesi sarebbe l’adesione alla Lista per Frosinone. Scenario, tuttavia, tutt’altro che semplice. La coesistenza con il consigliere Corrado Renzi apparirebbe politicamente complessa da immaginare. Altrettanto difficile sarebbe pensare che la Lista per Frosinone possa assumersi il rischio di perdere uno tra i consiglieri comunali più forti e strutturati attualmente in circolazione.
Vi è poi un dettaglio non trascurabile: Sergio Crescenzi e Marco Ferrara sono già stati entrambi all’interno della Lista per Frosinone ed entrambi ne sono usciti, per usare un’espressione plastica, “sbattendo la porta”. Un rientro 2.0 sarebbe dunque operazione non impossibile, perché in politica l’impossibile è solo una categoria provvisoria, ma certamente difficile da far digerire agli elettori.
A proposito di archivi politici, va ricordato che Marco Ferrara uscì dalla Lista per Frosinone anche perché avrebbe voluto che Antonio Scaccia si candidasse a sindaco al posto di Riccardo Mastrangeli. La storia, però, prese un’altra direzione: Antonio Scaccia, nonostante l’impegno, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato assunto con Ferrara, rinunciò alle primarie in favore dello stesso Mastrangeli.
Questo reperto da archivio politico, secondo noi, potrebbe rappresentare una possibile chiave di volta interpretativa. Un semplice déjà vu politico? Una coincidenza? Un ritorno carsico di antiche ambizioni mai davvero archiviate? Lo capiremo presto.
La seconda ipotesi potrebbe essere quella del “transfughismo celato”: adesione a un gruppo misto, oppure costituzione di un nuovo gruppo riconducibile, direttamente o indirettamente, all’area politica di Gianluca Quadrini, lo stesso consigliere provinciale eletto nella lista cui faceva parte anche Ferrara.
Proprio Gianluca Quadrini si sta muovendo e molto con il nuovo progetto politico Evoluzione e Libertà di cui è vicepresidente nazionale e proprio in queste ore si sta definendo l’apertura di nuove sedi in provincia di Frosinone, tra cui Sora.
Anche queste opzioni, tuttavia, avrebbero, sempre secondo una lettura politica, un marchio di fabbrica facilmente riconoscibile. Perché, in fondo, che la si chiami “ciliegia” oppure “cerasa”, tutti sanno che il frutto è sempre lo stesso e che la pianta madre resta il ceraso.
Sia chiaro, tutto lecito e consentito. La politica vive anche di movimenti, riposizionamenti, tatticismi, accelerazioni improvvise e silenzi eloquenti.
Ma, allo stesso modo, anche il giornalismo ha il diritto, e forse il dovere, di formulare previsioni, ipotesi e interpretazioni. Poi, come sempre, sarà il tempo a stabilire chi aveva letto bene la partita e chi, invece, aveva scambiato una mossa da cavallo per una passeggiata nel cortile.
Il posizionamento dentro la maggioranza
Interessante osservare, inoltre, come questa telenovela stia richiamando l’attenzione anche di figure politiche non direttamente coinvolte nella vicenda. È il caso dell’ambidestra Alessandra Sardellitti, già candidata al Consiglio Comunale contro Riccardo Mastrangeli e poi divenuta assessore proprio nella Giunta Mastrangeli, che nelle scorse ore ha richiamato la vicenda sul proprio profilo social. Da avversaria alle elezioni a protagonista proprio nella squadra del sindaco che ha avversato in campagna elettorale.
Anche questo è un segnale. Quando una dinamica interna a un gruppo civico inizia ad attirare l’attenzione di soggetti esterni, significa che il fatto politico ha ormai superato il recinto domestico ed è entrato nel campo più ampio degli equilibri di maggioranza.
Il ruolo di Identità Frusinate e l’attesa di Mastrangeli
In tutto ciò, Identità Frusinate sembra entrarci poco o nulla. O forse, più precisamente, rischia di diventare il luogo in cui si scaricano tensioni, ambizioni e traiettorie che nascono altrove e guardano altrove.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Soprattutto per Riccardo Mastrangeli, che forse potrebbe essere l’unico vero beneficiario politico di questa vicenda.
Perché, al netto delle dichiarazioni ufficiali, delle formule di rito e delle immancabili professioni di lealtà, questa storia potrebbe consentirgli di comprendere con maggiore chiarezza chi sta davvero con chi.
E in politica, è cosa risaputa, sapere chi è seduto al tavolo conta. Ma sapere per chi sta giocando è infinitamente più importante.








