Abbiamo ospitato con interesse la replica dell’assessore al commercio di Frosinone, Mario Grieco, che nella sua risposta ha preso le mosse da un principio difficilmente contestabile: occorre ragionare sui fatti. Proprio per questo, avendo scelto di esercitare il diritto di replica, ci si sarebbe aspettati una risposta fondata su dati, atti amministrativi, iniziative documentate e risultati direttamente riconducibili all’assessorato al commercio.
Sono arrivati, invece, parcheggi presenti e futuri, riqualificazioni urbane, verde pubblico, stazione ferroviaria, BRT, mobilità, opere dello Scalo e programmi dell’intera amministrazione. Una ricognizione ampia, quasi panoramica, nella quale il commercio finisce curiosamente per occupare lo spazio minore.
La questione non era conoscere la visione complessiva della Giunta, ma comprendere quali misure fossero state promosse per tutelare le attività coinvolte dalla nuova organizzazione della mobilità.
Ci si attendevano chiarimenti su studi d’impatto, censimento degli stalli soppressi, confronti formalizzati con gli operatori, parcheggi compensativi, modifiche progettuali, sosta breve, carico e scarico, voucher, sgravi, fondi di sostegno e misure adottate durante i cantieri.
Sarebbe stato utile conoscere anche gli atti presentati in Giunta, le richieste trasmesse agli uffici, le proposte accolte, quelle respinte e le relative motivazioni.
Grieco afferma di mantenere un dialogo quotidiano e costruttivo con gli operatori. Bene. Resterebbe da sapere che cosa abbia prodotto. Perché l’ascolto è una qualità politica; gli atti e i risultati servono a distinguerlo da una conversazione, per quanto cordiale.
E queste non sono risposte dovute a un giornale. Sono chiarimenti dovuti ai commercianti, ai cittadini e alla città di Frosinone.
Tre zone dimenticate e una quarta al centro del racconto
Le criticità riguardavano soprattutto via Marittima, via Don Minzoni e la zona dello Scalo. La replica dell’assessore si è invece concentrata quasi interamente su via Aldo Moro.
Di via Marittima non viene chiarito quanti stalli siano stati eliminati e quali compensazioni siano state predisposte. Di via Don Minzoni non viene spiegato se siano allo studio strisce blu, disco orario o parcheggi ad alta rotazione. Dello Scalo vengono citate soprattutto opere future, mentre restano sullo sfondo le misure immediate per le attività che devono continuare a lavorare durante i cantieri.
In altri termini, alle domande su tre zone della città si è risposto raccontando soprattutto una quarta. Una deviazione argomentativa elegante. E anche piuttosto comoda.
Via Aldo Moro: il decoro non è una politica commerciale
La riqualificazione del verde e il miglioramento del decoro urbano possono essere interventi positivi. Non costituiscono, tuttavia, una politica commerciale.
Una strada può essere elegante e alberata, ma restare difficile da raggiungere. Le nuove essenze possono migliorare il paesaggio; più difficilmente possono garantire la sosta breve, organizzare le consegne o compensare una riduzione dell’accessibilità.
Proprio perché Grieco ha scelto di spostare la discussione su via Aldo Moro, sarebbe stato opportuno affrontare anche gli aspetti meno ornamentali: pedonalizzazione, ascensore inclinato, bike sharing e collegamenti alternativi. Anche queste risposte non sono arrivate.

L’ascensore inclinato che non sale e non scende
L’ascensore inclinato di Frosinone, allo stato attuale, non è funzionante e presenta una condizione visibile di abbandono e degrado.
Nel tempo non è stato prospettato soltanto il ripristino dell’impianto originario, ma persino il suo raddoppio, con l’ipotesi di una seconda linea o di un doppio binario.
Una prospettiva ambiziosa. Resta però una domanda preliminare: prima di raddoppiare l’ascensore, non sarebbe opportuno riuscire a far funzionare quello esistente?
Il tema è direttamente collegato al commercio. La pedonalizzazione del sabato e della domenica può trasformarsi in un’opportunità soltanto se la limitazione dell’accesso automobilistico viene compensata da collegamenti pubblici efficienti.
Se l’ascensore non funziona, viene meno uno degli strumenti che avrebbero dovuto rendere accessibile l’asse commerciale senza automobile.
Dopo aver parlato di mobilità, parcheggi, lavori pubblici, verde e riqualificazione urbana, ci si sarebbe aspettati che Grieco chiarisse se il suo assessorato avesse sollecitato il ripristino del collegamento o valutato gli effetti del mancato servizio sui flussi verso via Aldo Moro.
Non lo ha spiegato. Mentre la narrazione della città futura sale rapidamente, l’ascensore continua a restare fermo al palo.


Free Bike Sharing: le postazioni ci sono, le biciclette no
Analogo discorso riguarda il servizio “FRee Bike Sharing”. Il paradosso è semplice: sono state installate le postazioni, ma non risultano disponibili le biciclette necessarie per utilizzare il servizio.
Rimane così un’infrastruttura priva della sua funzione essenziale. Una forma di mobilità sostenibile contemplativa: il cittadino può osservare la postazione e poi proseguire a piedi.
Poiché il bike sharing avrebbe dovuto contribuire alla mobilità alternativa, il chiarimento più immediato sarebbe stato elementare: dove sono le biciclette? La replica non affronta il problema.
Il servizio resta dunque annunciato ma non concretamente utilizzabile. Molto “free”, soprattutto dalla presenza delle biciclette.

Piazza Salvo d’Acquisto e le coincidenze cronologiche
Grieco cita piazza Salvo d’Acquisto tra le risposte al problema della sosta.
In concomitanza con l’avvio del cantiere, e nel medesimo arco temporale, in un raggio di poche decine di metri hanno cessato l’attività due esercizi di rilievo: il punto vendita Conad e la storica attività Bottini, in via Po.
Questa successione temporale non dimostra un rapporto di causa ed effetto.

Non sarebbe corretto sostenere, senza elementi documentali, che le due attività abbiano chiuso per colpa dei lavori. Ma il fatto è che il cantiere è iniziato e, durante la sua esecuzione, due attività importanti della stessa area hanno abbassato le saracinesche.
Una coincidenza, certamente. Ma una coincidenza che un assessorato al commercio avrebbe potuto almeno analizzare.
Sarebbe stato utile sapere se i titolari fossero stati incontrati, se fosse stato verificato l’eventuale impatto del cantiere sull’accessibilità e se fossero state predisposte misure di accompagnamento. La replica non lo chiarisce.
Il parcheggio futuro viene presentato come soluzione. Le attività che non sono arrivate alla conclusione dei lavori, invece, restano sullo sfondo.
Le chiusure durante la gestione Grieco
Nel periodo in cui Grieco ha ricoperto il ruolo di assessore al commercio, diverse attività hanno cessato l’esercizio.
Non sarebbe corretto attribuire automaticamente ogni responsabilità all’assessore. Ogni impresa ha una propria storia economica e gestionale. La prudenza, però, deve valere in entrambe le direzioni.
Non si può affermare senza prove che le attività abbiano chiuso a causa delle politiche comunali; allo stesso modo, non si può descrivere la trasformazione commerciale come un successo ignorando il dato delle saracinesche abbassate.

Tra le attività che hanno segnato la vita cittadina figura lo storico Bar Bagatto, per anni punto d’incontro di centinaia e centinaia di persone, soprattutto il sabato e la domenica.
Proprio quei giorni nei quali la pedonalizzazione avrebbe dovuto rafforzare la vocazione commerciale e sociale di via Aldo Moro.
Non si sostiene che il Bagatto abbia chiuso per la pedonalizzazione, per il mancato funzionamento dell’ascensore inclinato o per l’assenza del bike sharing. Si rileva, tuttavia, che i servizi alternativi chiamati a sostenere l’accessibilità non hanno funzionato secondo le aspettative annunciate.
Ci si sarebbe aspettati dati, analisi e confronti con gli operatori sugli effetti combinati di pedonalizzazione, ascensore fermo, bike sharing non operativo, diversa distribuzione della sosta e mutamento dei flussi serali e festivi. Anche in questo caso, nessuna risposta.
Una città può cambiare modello di mobilità. Non può però ridurre l’accesso automobilistico e considerare automaticamente acquisita la presenza dei pedoni. I pedoni devono anche riuscire ad arrivare.
Le opere degli altri assessorati
Nella sua replica Grieco ha richiamato interventi appartenenti alla programmazione del sindaco, della Giunta, dei lavori pubblici, della mobilità, dell’urbanistica, della Polizia locale e degli uffici tecnici.
È legittimo che un componente della Giunta difenda l’azione complessiva dell’amministrazione. Meno chiaro è utilizzare opere di altri settori come risposta alle domande sulle iniziative specifiche dell’assessorato al commercio.
Il nuovo parcheggio non dimostra, da solo, l’iniziativa di Grieco. La riqualificazione del verde non prova l’esistenza di una politica di sostegno alle attività. Il BRT non documenta quali richieste siano state avanzate per la sosta breve. La sistemazione futura dello Scalo non chiarisce che cosa sia stato fatto durante i lavori.
L’appartenenza alla stessa Giunta non trasforma automaticamente ogni opera comunale in un risultato personale dell’assessore al commercio.
Diversamente, ciascun assessore potrebbe rivendicare qualsiasi intervento, dai parcheggi alle potature, dai marciapiedi alla stazione. Un sistema certamente efficiente, almeno nella distribuzione dei meriti.

Le risposte dovute alla città
Il punto non è contestare in via pregiudiziale il BRT, il verde, la riqualificazione o la scelta di organizzare la sosta in aree dedicate. La domanda resta molto più semplice: quali atti, quali proposte e quali risultati sono direttamente riconducibili a Mario Grieco nella sua funzione di assessore al commercio?
Ci si attendevano chiarimenti su studi, censimenti, tavoli formalizzati, parcheggi compensativi, misure per la sosta breve, piani per le consegne, voucher, agevolazioni, fondi, interventi durante i cantieri, sistemi di monitoraggio e iniziative formali in Giunta. Si attendevano risposte su via Marittima, via Don Minzoni e sullo Scalo.
E dal momento che Grieco ha scelto di concentrare l’attenzione su via Aldo Moro, ci si attendevano risposte anche sull’ascensore inclinato, sul bike sharing senza biciclette, sulla pedonalizzazione, sull’accessibilità e sulle attività che hanno cessato l’esercizio.
L’assessore ha esercitato legittimamente il proprio diritto di replica. Ma una replica, per essere efficace, dovrebbe rispondere alle questioni sollevate, non sostituirle con altre più convenienti.
Questi chiarimenti non sono stati negati a un giornale. Sono risposte che non sono state date ai commercianti, ai cittadini e alla città di Frosinone.
La replica dell’assessore ha attraversato molti settori dell’amministrazione, annunciato parcheggi, illustrato progetti e descritto una città moderna, verde e accessibile.
Il commercio, invece, è rimasto ancora una volta in attesa. Un po’ come l’ascensore inclinato: molti programmi per farlo salire, ma nessun movimento visibile.








