Ha del clamoroso quanto sta accadendo in queste ore a Frosinone, per via della sentenza del Tribunale che ha predisposto lo sfratto coatto della scuola Pietrobono di via Puccini.
Una decisione che è piombata in città e in Comune come un fulmine a ciel sereno. L’amministrazione comunale aveva infatti proposto di sanare una vicenda vecchia di oltre 40 anni, acquisendo al patrimonio comunale la scuola, costruita su un terreno privato e mai acquisito a patrimonio comunale, attraverso la procedura dall’acquisizione sanante, ma la proposta è stata rigettata dal Tribunale di Frosinone.
Così l’immobile andrà all’asta il prossimo 18 febbraio, presso il Tribunale del capoluogo ciociaro, nel quale si terrà il primo incanto. A prendere questa decisione il giudice per le esecuzioni immobiliari Simona Di Nicola, ordinando la liberazione immediata dell’immobile da cose e persone, con l’ausilio della forza pubblica se necessario.
Una decisione che ha del clamoroso e che rischia di chiudere nel peggiore dei modi possibile la vicenda della scuola Pietrobono. Adesso sarà una corsa contro il tempo per scongiurare, laddove possibile, lo sfratto della scuola che occupa 500 ragazzi della scuola media ad indirizzo musicale.
Nel provvedimento di esecuzione il giudice spiega che la liberazione dell’immobile sarebbe necessaria perché agevola la vendita al giusto prezzo di mercato, evitando incertezze sui tempi di consegna che potrebbero allontanare i potenziali acquirenti e pregiudicare l’interesse del debitore.
La vicenda della scuola Pietrobono
L’intera vicenda ha origine nel 1970, quando un decreto prefettizio autorizzò il Comune all’occupazione temporanea dell’area per la costruzione dell’edificio scolastico. L’indennità proposta all’epoca non fu accettata dall’espropriato, che fece partire un contenzioso nei confronti del Comune. Nel 1982 la Giunta comunale deliberò il pagamento di 38.440.880 lire, ma l’iter amministrativo non fu mai perfezionato e non fu redatto nessun atto pubblico e non venne fatta nessuna trascrizione del titolo. Una dimenticanza?
Passano però i decenni e nessuno più si è ricordato di dare seguito alla trascrizione e alla acquisizione del manufatto, dove nel frattempo si è insediata la scuola media. Come è stato possibile tutto questo? Di chi sono le responsabilità ? La vicenda della Pietrobono però torna alla cronaca solo in epoca recente. Ad un cittadino di Frosinone viene contestato un mancato pagamento ed il suo creditore avvia l’azione ‘esecutiva’ per ottenere i soldi, in sostanza un decreto ingiuntivo.
Dalla verifica dei beni del debitore si scopre che è ancora proprietario di quel terreno su via Puccini dove è insediata la scuola. L’assenza dell’atto di trascrizione ha portato alla decisione presa oggi dal Tribunale: vendita all’asta e liberazione dell’immobile, con conseguenze immediate per studenti, famiglie e personale scolastico. Insomma un vero casino.
Eppure l’amministrazione comunale, venuta a sapere di questa vicenda, ha cercato di correre ai ripari proponendo al Tribunale la soluzione dell’acquisizione sanante, presentata nel corso della scorsa primavera.
L’acquisizione sanante è una procedura di esproprio eccezionale di esproprio per acquisire un’opera pubblica realizzata su suolo privato. Una soluzione legale che l’amministrazione può proporre laddove abbia realizzato un’opera pubblica su un terreno di proprietà privata, in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio, per acquisire il bene al proprio patrimonio, corrispondendo, al proprietario, un indennizzo che viene stabilito dalla legge. Un tentativo però che è stato respinto dal giudice.
Sempre l’amministrazione comunale aveva assicurato alle famiglie e al personale docente che l’anno scolastico si sarebbe concluso senza particolari problemi. Invece prima della data del 18 febbraio i 500 ragazzi rischiano di trovarsi senza scuola e senza un locale dove svolgere le lezioni.
Ora la frittata è servita. Si poteva evitare tutto ciò? Forse l’amministrazione comunale poteva aprire un tavolo con la curatela fallimentare e procedere ad una transazione per sanare e chiudere la vicenda, scongiurando così il rischio di vedersi mandare all’asta il terreno con l’immobile scolastico, all’interno del quale sono stati spesi decine di migliaia di euro di soldi pubblici, in questi anni per ammodernamenti e ristrutturazioni ed adeguamenti normativi.
Una transazione sarebbe forse costata un pò di più alle casse comunali, ma probabilmente avrebbe scongiurato questo epilogo e acquisito a patrimonio comunale terreno ed immobile, chiudendo e sanando una pratica vecchia di oltre 40 anni, salvaguardando l’istruzione scolastica a 500 ragazzi e alle loro famiglie.
Il comune comunque non resterà a guardare e con molta probabilità presenterà un ricorso urgente, con la speranza che venga ammesso ma soprattutto discusso prima della data del 18 febbraio.



