Stop ai nuovi forni crematori nel Lazio fino al 2030. La Regione Lazio ha approvato il primo Piano Regionale di settore, introducendo il blocco delle autorizzazioni per nuovi impianti e fissando criteri tecnici, limiti alle emissioni e sistemi di controllo con l’obiettivo di garantire standard ambientali elevati.
Una decisione che arriva dopo la precedente sospensione dei procedimenti autorizzativi e che sancisce, secondo la Regione, l’autosufficienza del territorio rispetto alle richieste di cremazione.
Il plauso dei comitati e delle associazioni
Soddisfazione è stata espressa dal Gruppo Consiliare FutuRa, dal Comitato No Forno Crematorio Colle Cottorino, dal Comitato Selva dei Muli e Madonna delle Rose, da Fare Verde Frosinone e dai Medici di Famiglia per l’Ambiente.
Si tratta delle realtà che negli ultimi anni hanno promosso una raccolta firme, arrivata a circa 2.500 adesioni, contro la realizzazione di un impianto crematorio nel capoluogo.

Il nodo Frosinone: progetto al cimitero comunale
Al centro della polemica resta l’ipotesi di costruzione di un forno crematorio a Frosinone, nell’area del cimitero comunale in zona Madonna della Neve.
Un impianto che, secondo una sentenza del Consiglio di Stato, viene equiparato a un inceneritore, alimentando le preoccupazioni dei cittadini e dei comitati.
Ambiente e salute: “Allarme già dal 2024”
I promotori della mobilitazione ricordano come già nel marzo 2024 fosse stata avviata una campagna di informazione sui possibili rischi sanitari legati all’impianto.
Una battaglia che, secondo gli stessi, trova oggi conferma nelle scelte della Regione Lazio, che ha trasformato la sospensione in un vero e proprio blocco delle autorizzazioni.

Scontro con il Comune
Nonostante il nuovo quadro normativo regionale, a Frosinone resta aperto il confronto con l’amministrazione comunale.
Nel consiglio comunale del 1° aprile 2026, infatti, sarebbe stata valutata la possibilità di affidare incarichi tecnici per verificare la realizzazione dell’impianto, utilizzando fondi già stanziati.
Una posizione che i comitati definiscono in netto contrasto con la linea della Regione.
“Un cortocircuito istituzionale”
“Mentre la Regione impone regole per tutelare salute e ambiente, il Comune ipotizza nuovi incarichi per il forno crematorio: l’esatto contrario”, sottolineano Giovambattista Martino e Teresa Petricca.
Secondo i promotori, si tratta di un vero e proprio cortocircuito istituzionale, che mette in secondo piano le criticità ambientali e sanitarie di un territorio già fortemente inquinato.
La richiesta: confronto e tutela della salute
I comitati ribadiscono la necessità di un confronto pubblico sulle conseguenze ambientali e sanitarie dell’impianto, mai realmente avviato.
“Le evidenze scientifiche non sono oggetto di trattativa”, affermano, sottolineando come la salute debba restare una priorità assoluta.
Una battaglia che continua
La delibera regionale rappresenta un punto di svolta per i cittadini e le associazioni impegnate nella mobilitazione.
Una decisione accolta con favore, ma che non chiude il confronto sul futuro dell’impianto a Frosinone.








