Il cortometraggio FUORI di Anna Katia Trombetti ha vinto il prestigioso premio all’European International Film Festival di Madrid. FUORI è un progetto collettivo nato a Velletri e realizzato grazie al contributo di professionisti, artisti e amici che hanno lavorato insieme nelle diverse fasi della produzione.

I protagonisti del corto
Hanno partecipato al progetto Piero Ronsini, che si è occupato di riprese e montaggio, Giampiero Villa per la colonna sonora, Marisa Fortebraccio come danzatrice, le attrici Antonella Consolandi ed Emanuela Elisei, gli attori Enrico Lopez, Enzo Toto, Francesca Soffiati e Massimiliano Carosi. Alle riprese ha collaborato anche Nam Ramellini, mentre la fotografia di copertina è stata realizzata da Anna Maria De Conteris.
A rappresentare il corto alla cerimonia di premiazione a Madrid è stata Francesca Tomasso, che ha ritirato il riconoscimento a nome del gruppo.
L’opera nasce da un’idea di Katia Anna Trombetti e si sviluppa dentro un percorso che intreccia teatro, cinema e impegno sociale. Alla base c’è una riflessione profonda sul tema della salute mentale, letta anche attraverso la memoria storica della psichiatria italiana e del cambiamento introdotto da Franco Basaglia con la legge 180 del 1978, che segnò la chiusura dei manicomi e una nuova idea di cura fondata sulla persona. Un riferimento che, nel progetto, non resta teorico: diventa sguardo sul presente, sulle fragilità e sulla necessità di restituire dignità e voce a chi spesso resta ai margini.

Un riconoscimento importante che porta al centro dell’attenzione il lavoro cinematografico realizzato da tutti protagonisti veliterni, che sono saliti agli onori della cronaca per aver affrontato un tema, quello della salute mentale, purtroppo oggi ancora di grande attualità e spesso sottovalutato e senza la giusta attenzione da parte delle istituzioni. Ne abbiamo parlato con la regista di questo corto, Anna Katia Trombetti
Come nasce il cortometraggio Fuori e quale è stato il suo ruolo all’interno del progetto?
«I progetti nascono dopo un lungo periodo di maturazione, a partire da osservazioni ed esperienze che restano nel tempo e ritornano fino a diventare necessità. In questo caso l’idea è nata dopo la visita al Museo della Mente a Roma. La realizzazione è poi diventata un lavoro corale, possibile grazie al contributo di amici e collaboratori».
Perché avete scelto di affrontare il tema della salute mentale attraverso questo cortometraggio?
«Mi interessano da sempre le fragilità sociali, anche quelle più difficili da affrontare. Nel tempo ho lavorato in carcere a Velletri con l’associazione “La Mano”, in un centro diurno per persone con disabilità, in una RSA e a scuola con laboratori teatrali. La scelta della salute mentale nasce da qui: era un tema necessario, ma ancora poco raccontato».
Dietro Fuori c’è il lavoro di molte persone. Come si è sviluppata la collaborazione tra i vari professionisti coinvolti?
«Il progetto nasce da un mix di professionisti e amici che da anni fanno teatro. Li coinvolgo in modo molto diretto, spesso con messaggi semplici in cui chiedo di partecipare anche senza compensi, e ogni volta mi sorprende la loro disponibilità. In alcuni casi ci sono stati piccoli finanziamenti, sufficienti soprattutto a coprire le spese».
Qual è l’obiettivo di Fuori e cosa spera che il pubblico porti con sé dopo aver visto il cortometraggio?
«L’obiettivo è stimolare una riflessione e un cambiamento di sguardo verso chi viene etichettato come “fuori di testa”, con più empatia e meno pregiudizi. Non so cosa accadrà concretamente, ma resta la volontà di crederci. Importante anche superare le “nicchie” e portare questi temi soprattutto nelle scuole».
Dopo questo importante riconoscimento, quali sono i prossimi obiettivi per Fuori?
«Siamo felici per questa esperienza che ci ha coinvolti ed emozionati. Il festival ha selezionato opere da tutto il mondo, suddividendole in cinque blocchi, e noi siamo risultati vincitori come miglior cortometraggio per il blocco E. Intanto abbiamo già avviato un nuovo lavoro sulla donazione di organi, tessuti e cellule, dal titolo SE HAI CUORE, presentato ai Magazzini Teatrali con il patrocinio di AIDO Lazio e AVIS Velletri. Per il resto, vedremo come continuare il percorso».
La salute mentale dei giovani è un tema sempre più attuale. Quanto è importante parlarne attraverso il cinema?
«È un tema che dovrebbe essere affrontato da tutti, ciascuno con i propri strumenti: giornalisti, insegnanti, creativi, associazioni e istituzioni. Serve attenzione concreta e continuità, anche attraverso politiche e progetti che non lascino indietro nessuno. L’importante è non restare fermi: fare quello che si può, ma farlo davvero».





