Continua quella che viene definita senza mezzi termini una vera e propria farsa sulla riapertura della Galleria Capo di China ad Atina, chiusa ormai da quasi un anno e ancora lontana dal tornare operativa. A lanciare l’ennesimo allarme è Lorenzo Fiorini (PSI), che in una nota denuncia ritardi, proroghe e gravi disagi per cittadini, lavoratori e imprese del territorio.
Secondo quanto riportato, non solo la consegna dei lavori non è mai avvenuta, ma le continue proroghe stanno delineando un modus operandi giudicato “assurdo e indecoroso”, soprattutto alla luce delle condizioni climatiche invernali che rendono il percorso alternativo particolarmente pericoloso.

Undici chilometri di disagi e pericoli quotidiani
La chiusura della galleria ha costretto migliaia di automobilisti a percorrere 11 chilometri di strada alternativa, caratterizzata da curve, manto stradale deteriorato e manutenzione giudicata insufficiente. A ciò si aggiunge la mancanza di spargimento di sale nei punti più critici, con il rischio concreto di formazione di lastre di ghiaccio e conseguenti incidenti.
Una situazione che non solo complica la mobilità, ma che – secondo la denuncia – sta letteralmente spaccando in due il versante interno della provincia di Frosinone, penalizzando pesantemente l’economia locale e l’accesso ai servizi essenziali, come sanità e istruzione, per decine di migliaia di persone.
Costi in aumento e tempi “biblici”
Altro nodo critico riguarda i costi dell’opera. Il finanziamento previsto ammonta a 12.025.986,31 euro, ma secondo Fiorini è lecito chiedersi se questa cifra sarà sufficiente, viste le lungaggini e i continui rinvii.
Proprio per questo viene chiesto un intervento diretto delle autorità di controllo, dalla magistratura ordinaria a quella contabile, per fare chiarezza sul reale stato del cantiere e sulle cause dei ritardi.
Dubbi sulla sicurezza del cantiere
Preoccupano anche le condizioni di sicurezza. La nota segnala la presenza di barriere parziali e discontinue, che non isolerebbero adeguatamente l’area dei lavori, rendendo il cantiere accessibile a terzi da entrambi gli ingressi. Una situazione ritenuta “strana, se non irrituale”, con potenziali rischi per l’incolumità pubblica.
Da qui l’appello affinché le autorità competenti effettuino ispezioni mirate per verificare il rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza.
Un territorio lasciato indietro
Nel documento si sottolinea anche una più ampia critica alla gestione regionale, accusata di concentrarsi su altri dossier mentre il basso Lazio affronta una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente. Tra i temi citati figurano la crisi Stellantis e le preoccupazioni legate all’impatto dell’accordo Mercosur sull’agricoltura locale.
Secondo il PSI, la chiusura della galleria non è solo un problema infrastrutturale, ma il simbolo di una più ampia mancanza di attenzione verso un territorio già fragile.



