Duro attacco dell’opposizione sulla gestione della gara dei rifiuti a Pomezia. I consiglieri replicano alle dichiarazioni della sindaca Veronica Felici, che nei giorni scorsi aveva definito la gara «scellerata» e frutto di decisioni ereditate dal passato.
Secondo l’opposizione, però, «la verità è scritta nelle sentenze e non nello scaricabarile», sottolineando come dopo tre anni di amministrazione non sia più possibile attribuire le responsabilità alle precedenti gestioni.
Il riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato
Al centro della polemica c’è la sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 16 novembre 2023, citata dall’opposizione come documento chiave per ricostruire la vicenda.
Secondo quanto riportato, dopo l’esclusione delle prime due ditte classificate – Ciclat ed Etambiente – il Comune di Pomezia avrebbe avuto due possibilità legittime: procedere con lo scorrimento della graduatoria oppure indire una nuova gara.
Da qui la critica politica: se la gara del 2021 era davvero così inadeguata, come sostenuto dalla sindaca, l’amministrazione avrebbe potuto scegliere subito di avviare una nuova procedura.
Le scelte dell’amministrazione
Secondo i consiglieri di opposizione, invece, l’amministrazione avrebbe scelto un’altra strada, affidando il servizio alla terza classificata, Teknoservice.
Una decisione che oggi, sostengono, avrebbe portato alla situazione attuale e alle recenti pronunce della giustizia amministrativa.
«La situazione delicata citata dalla sindaca non nasce dal passato – affermano – ma dalla scelta di non utilizzare gli strumenti legali messi a disposizione dai giudici amministrativi già nel 2023».
La richiesta di chiarezza
L’opposizione ricorda inoltre di aver lanciato più volte l’allarme sulla gestione dei rifiuti e di aver proposto, il 25 giugno 2025, una delibera votata all’unanimità per istituire una commissione d’inchiesta sul tema.
Secondo i consiglieri, però, la commissione non sarebbe mai stata istituita.
«I cittadini di Pomezia meritano efficienza – concludono – non uno scaricabarile. La sentenza del 2023 offriva una via d’uscita chiara, ma l’amministrazione ha fatto scelte politiche diverse».






