I consiglieri comunali di sabaudia, Giancarlo Massimi e Simone Brina e il segretario del Circolo Anselmi-Iotti Luca Mignacca intervengono sulla nuova procedura di gara per i chioschi: “Non ascoltare le osservazioni della minoranza e poi modificare gli atti è un modo di amministrare che lascia perplessi“
Nuova gara per i sei chioschi di Sabaudia e nuova polemica politica. A intervenire è il Partito Democratico, con una dichiarazione congiunta dei consiglieri comunali Giancarlo Massimi e Simone Brina e del segretario del Circolo Anselmi-Iotti Luca Mignacca, che parlano di una «prima marcia indietro» dell’Amministrazione comunale e sollevano dubbi sulla gestione della procedura.
Il Pd parte da una considerazione generale sull’attività amministrativa degli ultimi mesi, richiamando alcune vicende già contestate dall’opposizione.
“C’erano una volta i seri, capaci e competenti per cui qualsiasi osservazione o critica a un provvedimento adottato era considerata lesa maestà“, affermano gli esponenti dem. “Peccato, però, che ogni tanto occorre riconoscere gli sbagli. Lo si è fatto sulle tariffe della Tari, sulla delibera di proroga ritirata al San Raffaele di San Donato e si continua su questa strada“.
Il caso della nuova gara per i sei chioschi
Secondo il Partito Democratico, il nuovo procedimento relativo ai sei chioschi rappresenterebbe un ulteriore esempio di modifica degli atti dopo le contestazioni dell’opposizione.
Il riferimento è alla versione del disciplinare collegata alla determinazione n. 2056 del 27 agosto 2026. In quella versione, spiegano Massimi, Brina e Mignacca, gli operatori economici interessati erano obbligati a presentare istanza per tutti e sei i chioschi, pur con la possibilità di aggiudicarsi due lotti e, in deroga, anche un terzo.
Il precedente disciplinare prevedeva infatti espressamente che «la partecipazione alla procedura comporta l’obbligo per ciascun operatore economico di presentare offerta per tutti i n. 6 lotti» e che non fosse ammessa la partecipazione limitatamente a uno o più lotti.
La situazione sarebbe però cambiata con la determinazione n. 2096 del 1° settembre 2026.
“Nella versione modificata – sottolinea il Pd – si prevede “la partecipazione per più lotti, anche per numero 6 lotti””.
Una formulazione che, secondo gli esponenti dem, risulterebbe poco chiara.
Il riferimento al parere Anac e alla sentenza del Consiglio di Giustizia amministrativa
Il Pd ritiene infatti che la nuova formulazione possa escludere l’obbligo per ciascun operatore di partecipare a tutti e sei i lotti, ma potrebbe al tempo stesso lasciare in piedi un obbligo di partecipazione a più di un lotto.
Un’interpretazione che, secondo Massimi, Brina e Mignacca, entrerebbe in contrasto con il parere dell’Anac e con la sentenza 990/2025 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, richiamata nella dichiarazione.
La pronuncia stabilisce, secondo quanto riportato dal Pd, che «ciascun lotto costituisce una procedura selettiva autonoma e distinta, non influenzabile dalle vicende relative agli altri lotti».
Da qui la richiesta di chiarimenti all’Amministrazione comunale.
“Perché cambiare ancora le regole?”
Gli esponenti del Partito Democratico precisano di non voler mettere in discussione l’autonomia dirigenziale dell’Area Finanziaria, ma chiedono alla Giunta di spiegare le ragioni delle modifiche intervenute nel giro di pochi mesi.
“A prescindere dall’autonomia dirigenziale dell’Area Finanziaria – affermano – il Sindaco o chi per lui dovrebbe spiegare come mai, nell’arco di tre mesi, si approva un avviso pubblico che di fatto sconfessa quello precedente del giugno 2026 tornando indietro, in pratica, a quello del 2025“.
Secondo il Pd, la nuova impostazione potrebbe consentire, almeno in linea teorica, l’assegnazione dei sei chioschi a un numero limitato di operatori.
“Permettendo, in linea teorica, l’assegnazione a soli due operatori – sostengono – che potrebbero essere anche quelli vincitori del precedente bando non essendoci nessuna clausola limitativa, rendendo possibile, di fatto, “l’effetto Gallo”“.
Il Pd: «L’autonomia degli uffici deve seguire gli indirizzi dell’Amministrazione»
La dichiarazione entra anche nel rapporto tra indirizzo politico e attività amministrativa.
«Si tratta di scelte in cui l’autonomia dirigenziale ha come riferimento gli indirizzi programmatici che l’Amministrazione dovrebbe dare senza entrare nel merito del procedimento amministrativo, che resta nella piena autonomia degli uffici», sottolineano i rappresentanti del Pd.
La conclusione è fortemente critica nei confronti dell’Amministrazione comunale.
“La retromarcia sembra essere la caratteristica di questa Amministrazione di “seri, capaci e competenti”. E se il buongiorno si vede dal mattino, le retromarce non finiscono qui“, concludono Massimi, Brina e Mignacca.





