La Corte di Appello di Firenze ha assolto un imprenditore residente a Fiuggi dall’accusa di bancarotta fraudolenta, accogliendo le tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Rachele Ludovici. I giudici di secondo grado hanno emesso una sentenza di piena assoluzione, precisando che “il fatto non costituisce reato”, e hanno così ribaltato la decisione presa in primo grado dal Tribunale di Pistoia.
La vicenda giudiziaria trae origine dalla gestione di una società della provincia di Pistoia, della quale l’imputato aveva assunto il ruolo di amministratore per un periodo di circa sei mesi. In seguito a tale periodo, l’uomo era finito sotto processo e in primo grado, a seguito di rito abbreviato, era stato condannato per bancarotta fraudolenta.
La difesa, durante il giudizio d’appello, ha sostenuto l’assenza di elementi tali da configurare una responsabilità penale nei confronti dell’imputato. La strategia della difesa ha puntato in particolare sulla mancanza dei presupposti necessari per il reato contestato, elemento che, secondo il collegio difensivo, non era emerso durante la fase processuale di primo grado.
Le argomentazioni presentate dall’avvocato Rachele Ludovici sono state accolte integralmente dalla Corte di Appello di Firenze, che ha quindi riformato la sentenza precedente e sancito l’assoluzione dell’uomo con la formula “il fatto non costituisce reato”.






