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Ambiente

Inferno di fuoco alla Remat Lazio di San Giorgio a Liri. Distrutto lo stabilimento, a fuoco i campi

Di Eugenio Siracusa • • • Prima pagina

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Brucia la Remat Lazio praticamente distrutta dall’incendio che è divampato nel pomeriggio di ieri e si è protratto per buona parte della notte. La Prefettura di Frosinone ha predisposto un’ordinanza con la quale vengono interdette alla circolazione tutte le strade e le aree più a ridosso dello stabilimento Remat Italia di San Giorgio a Liri, per il violento incendio che ha distrutto quasi tutta la struttura specializzata nel riciclo di rifiuti urbani. Preoccupazione per la possibile presenza di uno stoccaggio di materiali radioattivi.

Il provvedimento invita la popolazione a mantenere chiuse porte e finestre, disattivare i condizionatori, limitare all’indispensabile le uscite, sospendere ogni attività all’aperto e lavare accuratamente frutta e ortaggi. Per i proprietari di animali viene suggerito di mantenerli al chiuso e di proteggere acqua e mangimi da eventuali ricadute di ceneri. Un provvedimento analogo è stato adottato dal sindaco di Pontecorvo, Anselmo Rotondo, dal Commissario Prefettizio di San Giorgio a Liri, dal sindaco di Esperia Giuseppe Villani. I tecnici di Arpa Lazio stanno effettuando i monitoraggi sulla qualità dell’aria per valutare l’eventuale presenza di sostanze inquinanti.

L’incendio divampato alle 16 di ieri

Un incendio gigantesco che ha avvolto in pochi minuti lo stabilimento nel quale vengono trattati i rifiuti della raccolta differenziata, plastica, metallo, carta, e nel quale erano presenti anche delle balle di scarto di lavorazione contenenti multimateriale non riciclabile.

L’incendio è divampato intorno alle 16 del pomeriggio di domenica ed è durato fino a notte inoltrata. Una nube densa e maleodorante si è alzata in cielo visibile a diversi chilometri di distanza e neanche l’intervento dei vigili del fuoco è riuscito ad arginare l’incendio che dopo aver divorato la Remat si sarebbe esteso anche ai campi vicini.

Un vero e proprio disastro ambientale le cui proporzioni dovranno essere valutate dai tecnici e dagli esperti che sono presenti a San Giorgio a Liri già da ieri pomeriggio. Da misurare i valori di diossina che si sono sprigionati nell’aria a seguito della combustione di plastica e cellulosa e che si è propagata nell’aria.

L’incendio è stato alimentato anche dal vento. Per i vigili del fuoco si è trattato di un pomeriggio d’inferno e tutte le unità presenti hanno impiegato ogni mezzo per arginare le fiamme. Utilizzati anche prodotti specifici per spegnere le fiamme, che erano visibili anche a notte fonda.

Arginato l’inferno di fuoco i Vigili del Fuoco sono ancora sul posto per evitare che altri focolai possano riaccendersi.

La Magistratura indaga sull’origine dell’incendio

Spetterà alla Magistratura indagare su questo incendio e verificare le cause che lo hanno scaturito, se in maniera accidentale o di origine dolosa. Ci vorranno giorni per capirlo, ma nel frattempo il disastro ambientale è servito.

Non è la prima volta che capannoni contenenti materiale di riciclo vanno a fuoco, a Pomezia, come ad Aprilia, a Roma e adesso anche la Remat. Nella maggior parte delle volte si è trattato di capannoni abbandonati non più utilizzati per il trattamento dei rifiuti riciclati, diverso invece per la Remat Lazio che è una società in piena attività.

La Remat Lazio e le AIA regionali

Alla Remat infatti vengono conferiti i rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata che vengono lavorati per essere riciclati. Un lavoro quotidiano di diverse tonnellate di materiale lavorato nell’impianto di San Giorgio a Liri che aveva avuto l’AIA dalla Regione Lazio il 21 marzo del 2023.

AIA poi traslata dalla Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale n. G06468 del 29/05/2024 dell’impianto per lo stoccaggio, il trattamento ed il recupero di rifiuti pericolosi e non sito in Via Petrose snc nel Comune di San Giorgio a Liri (FR), è stata rinnovata alla società RE.MAT. LAZIO S.p.a. per una durata decennale a partire dalla scadenza della precedente autorizzazione unica ovvero fino al 28/09/2031.

La stessa Remat il 16 settembre 2025 aveva avuto una ulteriore AIA a seguito della presentazione di un progetto di ristrutturazione del sito con la dismissione di alcuni impianti e l’installazione di nuovi macchinari, l’ampliamento dell’area di impianto, di nuove tettoie e nastri e soprattutto, come recita la determina regionale l’autorizzazione prevedeva anche INTERVENTO I – individuazione di un’area di 21 mq circa, per l’eventuale accumulo dei rifiuti radioattivi rilevati nell’ambito delle attività di controllo di cui ai punti 16 e 50 della sezione B dell’Allegato Tecnico al dispositivo autorizzativo di cui alla D.D. n. G06468 del 29/05/2024. La Regione nel concedere l’AIA ha anche indicato una serie di prescrizioni come previsto dalle leggi in materia.

Molto probabilmente bisognerà capire se tutte queste procedure siano state applicate a regola d’arte, come dovrebbe essere nella normalità. Resta da capire se nell’area di stoccaggio dei materiali radioattivi, erano presenti dei rifiuti al momento dell’incendio. Difficilmente si potrà risalire ad eventuali registri e documenti visto che il sito è andato letteralmente distrutto. Spetterà ai tecnici verificare il tutto e rassicurare i sindaci e la popolazione.

Resta una amara considerazione. I cittadini che impazziscono per differenziare in estate soprattutto, a chi dovrebbero chiedere spiegazioni se dopo decenni di premiazioni di comuni ricicloni, il vero riciclo appare un miraggio e di contro puntuali e costanti incidenti incendiari distruggono materiale riciclato spesso in barba ad ogni norna di sicurezza attraverso incenerimento in capannoni? Basterebbe portarli al termovalorizzatore? Oppure andrebbe chiuso in maniera virtuosa il ciclo dei rifiuti?

Interrogativi che lasciano spazio alla discussione e sui quali gli amministratori pubblici e le comunità locali si dovrebbero interrogare seriamente, visto anche la situazione del territorio in termini di impatto ambientale, per via dell’inquinamento della Valle del Sacco, della presenza della discarica di via le lame da bonificare, le discariche presenti che si vorrebbero ampliare e i termovalorizzatori presenti.

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