Nella splendida cornice di Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, numerosi cittadini, associazioni, rappresentanti politici giunti da vari comuni dei Castelli Romani e da Roma, si sono radunati davanti alla Residenza del Papa, per esprimere la loro forte contrarietà alla realizzazione dell’ inceneritore di rifiuti S. Palomba.

Il rappresentante della Rete tutela Roma sud, che raggruppa circa 40 realtà associative ha elencato le incongruenze raccontate dal Sindaco di Roma Gualtieri ed ha spiegato l’ inopportunità di tale nefasto impianto destinato a bruciare ogni anno 600.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Dai vari interventi di tecnici, politici, rappresentanti dei Comitati di cittadini che si sono succeduti è emerso un unanime messaggio: l’ inceneritore oggi riproposto con il nome di termovalorizzatore è una tecnologia superata e rimane pur sempre un impianto che brucia rifiuti e nonostante vengano applicate le migliori tecnologie disponibili, emette nell’ ambiente sostanze altamente nocive.
Le polveri sottili e ultra fini possono essere abbattute solo in minima parte dai sistemi di filtraggio previsti, il resto si disperde nell’ aria e si deposita su, coltivazioni, abitazioni, terreni e poi a seguito del trasporto e percolazione dovuta alle precipitazioni atmosferiche arrivano nelle acque superficiali e nelle falde acquifere.

Chi ne pagherà le conseguenze saranno gli ignari cittadini, la flora e la fauna, il territorio e il paesaggio, con danni inestimabili all’ economia del comprensorio.
La procedura in corso per l’acquisizione di pareri, autorizzazioni, permessi compresa la Valutazione di impatto ambientale, ha mostrato un’ inspiegabile accelerazione del PAUR (Procedimento Unico Autorizzatorio Regionale) che in forza dei poteri attribuiti al Commissario Straordinario per il Giubileo Roberto Gualtieri, ha reso la fase di consultazione con le parti sociali difficile, ed è mancato un reale confronto con i cittadini per affrontare e chiarire le varie problematiche con la necessaria attenzione e in un’ottica utilitaristica volta al bene comune.
Il rispetto formale dei ristretti tempi concessi per le osservazioni e controdeduzioni non ha assicurato un confronto leale tra le parti e la conferenza dei servizi in corso rischia di non consentire il dovuto approfondimento delle enormi criticità evidenziate nelle decine di osservazioni presentate dalle varie Associazioni e da alcuni comuni del comprensorio dei Castelli Romani.
L’ inspiegabile rifiuto da parte del Commissario Gualtieri di avviare un’ inchiesta pubblica, prevista dal codice dell’ ambiente, che avrebbe consentito il coinvolgimento di organismi scientifici come l’ Istituto Superiore di Sanità , l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il Lazio e la Toscana, il Consiglio per la ricerca agricola e altri enti competenti in materia la dice lunga su come si vuole procedere.

La logica è quella di arrivare velocemente all’ approvazione dell’ inceneritore, poi si vedrà se le osservazioni presentate dai cittadini sul sovradimensionamento dell’ impianto, sui costi eccessivi, sul carente sistema di trasporto dei rifiuti che renderà ancora più difficile la viabilità sulla via Ardeatina già notevolmente trafficata , sui quantitativi di acqua necessari all’ impianto, peraltro sottostimati, che renderanno ancora più critica la carenza idrica nei Castelli Romani e l’ abbassamento delle falde e dei laghi vicini.
E cosa dire della mancata attivazione di una preventiva Valutazione di Impatto Sanitario sulle popolazioni che vivono nell’ area di diffusione degli inquinanti, richiesta peraltro dal Dipartimento Epidemiologico della Regione Lazio e dall’ ASL Roma 6 e delle numerose carenze dello Studio di Impatto Ambientale presentato del proponente dal raggruppamento temporaneo di imprese RenewRome srl che non tiene conto si altri importanti nuovi impianti in costruzione presenti in zone vicine come il calcificio Fassa Bortolo, il biometano di Velletri e di Colubro i cui inquinanti si sovrapporranno a quelli dell’ inceneritore di S. Palomba?
Dove è andata a finire la leale collaborazione, il proficuo confronto con i portatori d’ interesse che sono in primis i cittadini, e che deve tenere conto dei loro reali bisogni e contemperi le diverse esigenze di ogni essere vivente che aspiri ad una migliore qualità della vita?
Perché non si fa niente per migliorare la gestione fallimentare dei rifiuti della capitale, che ha valori di raccolta differenziata del 46 % ben lontana da quella dei vari comuni dei Castelli Romani che arriva mediamente al 70%?
Città virtuose in Italia e all’estero viaggiano verso l’ 80% di raccolta differenziata e hanno produzioni di rifiuti molto basse perché hanno da tempo puntato sulla prima regola della scala di priorità stabilita dall’ Unione Europea, che è quella di ridurre i rifiuti, e poi sul riciclo, riuso, recupero e solo sulla parte minima rimasta ricorrono all’ incenerimento e discarica.
Forse chi gestisce il ciclo dei rifiuti a Roma dovrebbe guardare oltre gli interessi di pochi e rispettare gli interessi dei tanti cittadini romani e dei comuni limitrofi, purtroppo tenuti all’ oscuro di tutto.
Tante le domande aperte che meritano una risposta a cittadini e associazioni.
Il futuro non è roseo, dicono all’ unanimità i presenti in piazza e porterà sicuramente ad azioni legali per fermare questo scempio.


