La mobilitazione contro l’inceneritore di Santa Palomba non si arresta, anzi si intensifica. Cresce il fronte dei comitati civici, delle associazioni e dei cittadini che da settimane stanno portando avanti presidi e cortei per opporsi alla realizzazione dell’impianto voluto dal sindaco Gualtieri. Martedì scorso, oltre 1.000 persone hanno sfilato per le strade della zona a sud di Roma per dire no a quello che viene definito “un progetto dannoso, opaco e senza visione ecologica”.
Nel mirino, la recente richiesta da parte della Città metropolitana — definita ironicamente dai comitati come “ente giocattolo di Gualtieri” — al Consorzio per consentire il transito sulla viabilità interna. Una richiesta che potrebbe anticipare l’inizio dei cantieri, ancora senza le dovute autorizzazioni ambientali.
L’allarme dei comitati: “Cantieri senza autorizzazioni, è abuso di potere”
A lanciare l’allarme è l’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore, che in una nota accusa apertamente le istituzioni locali e centrali:
“Aprire i cantieri dell’inceneritore senza autorizzazioni ambientali costituirebbe un abuso di potere. E chi lo permetterà si renderà complice di un’operazione che sacrifica salute e ambiente per interessi privati da 7,5 miliardi di euro in 30 anni”.
Il timore concreto è che l’assemblea consortile convocata per il 4 agosto, nel pieno delle ferie estive, possa passare sotto silenzio decisioni cruciali che segnerebbero l’avvio dei lavori. “È prassi – sottolineano i portavoce – che le operazioni più controverse si facciano in agosto, quando l’attenzione pubblica è più bassa”.
Un territorio già martoriato: l’area di Santa Palomba nel mirino
La zona di Santa Palomba, crocevia tra i Castelli Romani, il Litorale e il quadrante sud di Roma, è da decenni un’area fortemente compromessa dal punto di vista ambientale, con nessun serio intervento di bonifica o riqualificazione. Per i comitati, la costruzione dell’inceneritore rappresenterebbe l’ennesimo colpo inferto a un territorio già fragile, sotto il peso dell’industrializzazione e dell’abbandono istituzionale.
“Non è più solo una battaglia tecnica o politica — ribadiscono — ma una questione di giustizia ambientale e salute pubblica. Qui vivono migliaia di persone e nessuno può permettersi di ignorarle”.
Le richieste: stop al progetto e trasparenza sugli atti
I comitati chiedono a gran voce:
- Lo stop immediato a qualunque attività legata all’impianto finché non saranno completati i procedimenti autorizzativi.
- La pubblicazione di tutti gli atti e i documenti tecnici e ambientali.
- Un piano alternativo e sostenibile per la gestione dei rifiuti a Roma.
La pressione sui sindaci locali cresce, con l’invito a uscire dall’ambiguità e difendere i territori, indipendentemente dal colore politico. “Servono scelte coraggiose e visione – concludono – non silenzi o compromessi”.





