Le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto diversi comuni della provincia di Latina, tra cui Aprilia, Latina, Terracina – con l’inchiesta denominata “Porta Napoletana” – e altri centri del sud pontino, riaccendono l’attenzione sui rischi di infiltrazioni camorristiche e sui possibili legami tra politica e criminalità organizzata.
Un quadro che, secondo Arcangelo Palmacci, segretario provinciale di Azione e referente locale di Terracina, non può lasciare indifferente l’intera comunità.
«Si tratta di una ferita profonda alla dignità di un territorio – afferma Palmacci – composto in gran parte da cittadini onesti, lavoratori, giovani impegnati e amministratori corretti. Ma è anche un segnale che non può essere sottovalutato e che impone una riflessione seria e un’assunzione di responsabilità collettiva».
Secondo il rappresentante di Azione, chiunque ricopra un ruolo pubblico, nelle istituzioni, nella politica o nell’associazionismo, ha il dovere di prendere posizione e pretendere verità, chiarezza e trasparenza, senza ambiguità.
«Non possiamo far finta di nulla né accettare che l’illegalità venga considerata un fenomeno marginale o inevitabile – sottolinea – La criminalità organizzata prospera nel silenzio, nell’opacità e nella contiguità. Ogni zona grigia e ogni legame sospetto tra politica e malaffare rappresentano una minaccia diretta alla democrazia».
Da qui l’appello a una risposta concreta e strutturata: più controlli, maggiore trasparenza negli atti pubblici, investimenti nella formazione alla legalità e una partecipazione civica più consapevole.
«Serve una politica capace di rigenerarsi – conclude Palmacci – di selezionare le classi dirigenti con criteri rigorosi e di dare spazio a chi ha mani libere e schiena dritta. Occorrono coerenza, scelte nette e comportamenti esemplari per restituire fiducia ai cittadini e difendere la reputazione della nostra comunità».


