“Porta Napoletana” è il nome dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari di un consigliere comunale di maggioranza del Comune di Terracina, eletto nella lista a sostegno del sindaco Francesco Giannetti. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ricostruisce un quadro complesso fatto di estorsioni, presunti scambi politico-camorristici, compravendite immobiliari e partecipazioni ad aste giudiziarie, delineando uno spaccato di economia sommersa che avrebbe trovato nella politica un terreno favorevole.
Le misure cautelari hanno colpito cinque persone: Eduardo Marano, Michele Minale, Gavino De Gregorio, consigliere comunale di maggioranza, il commercialista Roberto Carocci e Andrea Belviso, ritenuti dagli inquirenti faccendieri e prestanome di Minale. In totale sono 22 i capi d’imputazione contestati agli indagati.
Il presunto voto di scambio politico-mafioso
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda i rapporti tra politica e criminalità organizzata. Secondo l’accusa, Eduardo Marano e Gavino De Gregorio sarebbero coinvolti in un presunto voto di scambio politico-mafioso. In particolare, De Gregorio avrebbe chiesto e ottenuto dall’affiliato al clan Licciardi la promessa di procurargli voti in occasione delle elezioni amministrative.
In cambio, l’esponente politico avrebbe garantito la propria disponibilità a soddisfare interessi ed esigenze di Marano e dei soggetti a lui vicini sul territorio di Terracina. Dopo l’elezione, De Gregorio è stato nominato capogruppo consiliare e presidente della Commissione Attività Produttive e Demanio.
Le reazioni politiche
Sull’arresto ai domiciliari del consigliere è intervenuto il sindaco Francesco Giannetti, sottolineando la fiducia nell’operato della magistratura e ribadendo il principio della presunzione di innocenza:
«Un capo d’imputazione non costituisce una condanna. Auspico che le indagini possano sollevare il consigliere De Gregorio dalle responsabilità e confermo l’impegno dell’Amministrazione nel garantire trasparenza e legalità».
Di segno opposto il commento della consigliera comunale di opposizione Gaia Pernarella (Sinistra Italiana), che parla di un sistema radicato:
«Minimizzare e negare i rapporti tra politica e interessi economici non limpidi è lo sport più praticato nel Comune di Terracina. Oggi assistiamo all’ennesimo tentativo di fare luce su patrimoni illeciti e collusioni».
Le accuse di estorsione mafiosa
Secondo gli inquirenti, De Gregorio sarebbe coinvolto anche in una estorsione aggravata dal metodo mafioso insieme a Domenico Scevola, titolare della società Le Terrazze Lido Srl. La vicenda riguarda una concessione di suolo pubblico in piazza Aldo Moro, dove un burattinaio svolgeva attività per bambini.
La presenza del burattinaio sarebbe stata ritenuta d’intralcio. La vittima sarebbe stata intimidita con richiami ai rapporti con Marano e al clan Licciardi, fino a essere costretta ad accettare lo spostamento in un’altra piazza. In questo contesto, De Gregorio avrebbe esercitato pressioni politiche affinché venisse trovata una “soluzione alternativa”.
Usura e minacce
Un ulteriore episodio contestato riguarda un prestito usurario che Marano avrebbe cercato di recuperare con minacce e violenze. La vittima sarebbe stata aggredita fisicamente e intimidita con riferimenti diretti alla forza del clan. Secondo l’accusa, De Gregorio avrebbe fatto da tramite, paventando il rischio di aggressioni e prospettando come unica soluzione l’allontanamento della vittima da Terracina.
I fatti risalirebbero al marzo 2023, pochi mesi prima delle elezioni amministrative, successive al commissariamento seguito all’inchiesta “Free Beach”.


