L’inflazione in Italia continua a pesare sui bilanci delle famiglie. Secondo l’Istat, a dicembre 2025 il tasso di inflazione è cresciuto dell’1,2% rispetto all’anno precedente. I prezzi al consumo sono aumentati in media dell’1,5% nel corso del 2025, ma sono soprattutto i beni essenziali a far segnare i rincari più alti: il carrello della spesa registra un +1,9% su base annua.
Secondo O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, ciò significa per una famiglia media una spesa annua aggiuntiva di 489 euro. Ma il dato più preoccupante riguarda l’andamento degli ultimi anni: tra 2021 e 2025, i prezzi dei prodotti essenziali sono aumentati complessivamente del 24%. Su questo aspetto, Federconsumatori collabora con l’Antitrust, che ha appena avviato un’indagine sui rincari.
Guardando avanti, il quadro non migliora: l’Osservatorio di Federconsumatori prevede per il 2026 nuovi aumenti, fino a 672,60 euro in più a famiglia, anche a causa dell’aumento delle accise sul diesel, decisivo per la distribuzione dei beni di largo consumo.
L’associazione lancia un allarme al Governo, chiedendo interventi strutturali e non solo misure temporanee, evidenziando il rischio di ulteriore riduzione dei consumi e aumento delle disuguaglianze, anche nell’accesso al cibo.
Federconsumatori indica alcune misure prioritarie: rimodulazione dell’IVA sui beni di largo consumo per garantire un risparmio di oltre 516 euro annui a famiglia; creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica e alla povertà alimentare; avvio di controlli severi e azioni di contrasto a fenomeni speculativi sui prezzi lungo le filiere; riforma fiscale equa a sostegno dei redditi bassi e medi, che subiscono maggiormente gli effetti dell’inflazione.
Il comunicato invita infine il Governo a mettere in campo interventi concreti e duraturi, per evitare che il caro vita generi nuove esclusioni sociali e comprometta ulteriormente il sistema economico nazionale.


