di Jacopo Sebastiani
Non solo luci e feste a Latina e provincia, il Natale ha il volto di 2000 famiglie che ogni giorno bussano alla Caritas Diocesana di Latina Terracina Sezze e Priverno per sopravvivere, con mense che erogano più di 200 pasti al giorno e più di 300 visite all’ambulatorio odontoiatrico all’anno. Ma nonostante ciò è sempre più faticoso aiutare tutti per un numero di volontari che non cresce.
Non è solo una questione di pacchi viveri o di un pasto caldo servito durante le feste, per la Caritas Diocesana, la vera emergenza è trasformare l’emotività del Natale in una presenza costante e strutturata al fianco degli ultimi. Abbiamo avuto il piacere di intervistare il direttore Caritas Diocesana di Latina, Terracina, Sezze e Priverno, Angelo Raponi, che ci ha potuto spiegare l’organizzazione della diocesi di tutta la provincia, che come dichiarato, ha un raggio di estensione che va da Cisterna di Latina a nord fino a Terracina sud, includendo la fascia dei comuni Lepini come Rocca Massima e Sonnino, aggiungendo “siamo un organismo pastorale diviso in foranie” che lavora in simbiosi con le singole Caritas parrocchiali.
Quello dell’assistenza è ciò che viene narrato solitamente, ma non è soltanto questo. Infatti c’è un lavoro di animazione cioè coinvolgere le comunità locali, territoriali, parrocchiali e il direttore Raponi aggiunge “il tema della povertà e dei poveri sia preso in carico un po’ da tutti ”, definendo la Caritas un organismo che crea educazione e sensibilizzazione sui temi della povertà, senza una presa in carico diretta ma piuttosto una condivisione di responsabilità con tutta la comunità a cui le persone fanno riferimento.
La povertà in Italia nel 2024 resta alta e in crescita, con circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta (9,8%), dato stabile ma in aumento rispetto al 2023. Le famiglie seguite dalla rete delle Caritas parrocchiali sono oltre 2000 nella provincia di Latina, dove ci sono mense che erogano più di 200 pasti al giorno per le persone in difficoltà che si servono delle mense e il numero di volontari non riesce ad aumentare e a stare al passo con l’aumento della povertà.
Ci sono poi diversi servizi oltre la mensa, che hanno bacini di utenza a seconda del servizio come nel caso dell’ambulatorio odontoiatrico che eroga dalle 300 alle 400 prestazioni di odontoiatria sociale all’anno o anche progetti di “microcredito” che arrivano a coprire bisogni di prestiti di circa venti famiglie annuali.
“Dietro la alla richiesta di aiuti alimentari per esempio sappiamo che ci sono problematiche ben più ampie che solo dopo un accurato ascolto vengono fuori” dice Raponi, aggiungendo che vengono accolte tutte le richieste di ascolto alla base di quale risposta si riesca a dare, le persone vanno messe in condizioni di aprirsi per avere una relazione d’aiuto oltre all’erogazione della risposta momentanea.
Nella crescita della povertà c’è un colpevole tra tutti, la pandemia del Covid 19 che come detto dal direttore Raponi “ha portato una serie di nuovi poveri che mai avremmo immaginato sarebbero venuti ai nostri servizi” ma anche se l’emergenza è finita, non c’è stata una ripresa per tutti e non tutti hanno goduto delle stesse opportunità.
L’esempio è quello dei servizi sanitari pubblici e nello specifico le cure odontoiatriche che nel territorio sono solo a pagamento e questo ha portato molta gente a scegliere di non curarsi per poter mangiare: questo sta diventando un problema che sta crescendo.
Intanto la situazione con il volontariato rimane un po’ paradossale: dopo il boom di volontari in tempo di Covid soprattutto le fasce più giovani che hanno capito di doversi attivare, ma questo fenomeno non è durato nel tempo, “ciò che è mancato è un ricambio generazionale”, afferma Raponi, dove i giovani non hanno avuto la costanza, per cui alcuni servizi, in primis le mense, sono in forte crisi di volontariato, mentre la presenza attiva delle persone in ambito ecclesiale è evidente sia nei contesti caritativi, ma anche per l’educazione dei ragazzi come la catechesi.
In periodi natalizi invece c’è una richiesta massima ma, come spiegato dal direttore Raponi, le mense sono aperte tutti giorni dell’anno compresi feriali e festivi e non ci sono abbastanza gruppi di volontari per mantenere l’apertura fissa.
Questo ha generato una grande difficoltà, che ha portato a ridurre la modalità di erogazione dei pasti per gruppi non abbastanza numerosi e per poter garantire la fornitura dei pasti in presenza, di fatto si fanno ancora pasti d’asporto come nel periodo Covid perché è rimasto il metodo più fruibile e più sostenibile per i ristretti numeri di volontari.
In Italia In base ai dati raccolti sul territorio nel corso del 2023 relativi ai volontari più stabilmente impegnati, si evidenzia la presenza di 84.248 volontari, di cui 22.275 nei servizi/opere di livello diocesano e 61.973 nella dimensione parrocchiale. La metà dei volontari è presente nelle regioni del Nord Italia (50,4%).
Il 16,6% è attivo nel Centro, il 33% nel Mezzogiorno (Sud e Isole: le persone anziane non sono la maggioranza assoluta: il 38,3% è ultra65enne, i giovani under 35 sono pari al 16,3%, questi dati della Caritas italiana confermano un minore numero di volontari nel centro Italia che colpisce anche Latina e province in modo sempre più grave.
Nonostante la gravità della situazione, il ricambio generazionale tra i volontari segna il passo. Dopo l’entusiasmo passeggero della pandemia, si assiste oggi a un “ritiro nel privato” che mette in crisi servizi fondamentali come le mense, aperte 365 giorni l’anno. Questa carenza di braccia e cuori costringe la Caritas a interrogarsi sul rapporto con le istituzioni pubbliche.
Se da un lato lo Stato si appoggia al volontariato per coprire servizi che altrimenti sarebbero antieconomici, dall’altro la contrazione delle risorse pubbliche e le difficoltà gestionali (come nel caso del PNRR) rischiano di lasciare scoperti i cittadini più fragili. “Serve una vera sussidiarietà“, conclude il direttore, “perché il sistema di welfare non può reggersi solo sulle spalle, pur generose, dei volontari“.
Poi l’attenzione si è spostata inevitabilmente nell’imminenza delle festività: “Come passerete questo Natale e quali attività avete organizzato?” abbiamo chiesto. La risposta del direttore ha però scardinato l’idea del Natale come evento isolato o spettacolarizzato. A Latina, la scelta è quella di non programmare eventi straordinari proprio per evitare la “tentazione della carità come spettacolo“. “Il povero è povero sempre, non solo in queste occasioni,” è il monito che arriva dagli uffici della Curia.
Per l’organizzazione, il Natale deve essere ogni giorno, garantendo la continuità di mense, assistenza in carcere e cure mediche anche quando i riflettori delle feste si spengono. Piuttosto che puntare su eventi “spot”, la Caritas sfrutta questo “tempo forte” per lanciare un appello alle comunità parrocchiali: trasformare l’emozione natalizia in un sostegno concreto e duraturo per i materiali dell’ambulatorio, i beni di prima necessità e le spese di gestione dei servizi che restano aperti, instancabilmente, 365 giorni l’anno. L’articolo si chiude così con un invito alla cittadinanza: non limitarsi a una notte di volontariato, ma riscoprire il valore della costanza e della solidarietà quotidiana, le uniche vere armi per contrastare una povertà che non conosce calendario


