Campagne contro la violenza sulle donne ce ne sono. Ma non sono mai abbastanza. E soprattutto le troviamo focalizzate nelle sole giornate dedicate alle ricorrenze.
Per questo – in un giorno qualunque – abbiamo voluto raccontare il Centro antiviolenza (CAV) Maria Manciocco, che porta il nome dell’insegnante 48enne uccisa brutalmente dal marito nel 2014 a Segni (RM).
Siamo a Labico (Roma) dove opera il centro. Il nostro appuntamento delle 18.30 slitta di oltre 40 minuti.
“All’interno abbiamo una situazione un po’ delicata. Purtroppo, c’è da aspettare” – con un sorriso gentile, Fernanda Simone Presidente dell’associazione Aps SocialMenteDonna che gestisce il CAV, ci accoglie così. Con poche parole e uno sguardo intenso, ci fa capire la situazione ed entriamo subito nella realtà di un mondo, di cui si parla davvero poco.
Al nostro turno, in una piccola ma accogliente saletta, operatrici, psicologhe e avvocatesse, iniziano a raccontarci l’evoluzione di uno sportello itinerante su Carpineto, Colleferro e Labico (2013) – ad un centro stabile, che ha trovato spazio e ospitalità nei locali comunali, divenendo un riferimento per le donne del nostro territorio impegnate nella lotta contro la violenza.
E quali sono le situazioni di violenza? – chiediamo al gruppo – “Non dobbiamo immaginare solo abusi di natura fisica. La violenza è psicologica; la violenza è economica – spiega l’Avvocata civilista Fabiola Salvati – molte donne non riescono a staccarsi dal proprio partner perché dipendenti economicamente. E purtroppo qui c’è un buco legislativo; non abbiamo strumenti che ci permettono in maniera davvero concreta di accompagnare le donne verso l’indipendenza. È un punto su cui lavorare”.
In questa realtà della provincia romana le richieste di aiuto sono consistenti: “circa 80 donne l’anno si rivolgono a noi, che si traducono in 130 colloqui con operatrici e 60 con avvocatesse – spiega la Presidente Simone. Spesso sono donne giovani, sulla quarantina, che non solo devono essere rassicurate ma anche accompagnate in un percorso psicologico importante di consapevolezza, all’interno di un contesto culturale dove il reato a volte, non è percepito come tale”.
“Il senso di colpa – aggiunge l’Avvocata penalista Anna Rubino – è il primo problema; la tendenza più diffusa è quella di sminuire e giustificare determinati atteggiamenti, frutto di retaggi culturali non più accettabili”.
Il Centro aiuta le donne fornendo gratuitamente assistenza psicologica e legale ma coralmente le donne del CAV ricordano che è nelle scuole in cui si dovrebbe intervenire. “Lì si formano le generazioni del futuro e agire culturalmente all’insegna del rispetto, della legalità, ma anche della conoscenza dell’altro è fondamentale”, sostiene con convinzione l’Avv. Rubino.
L’Aps SocialMenteDonna è impegnata su diverse progettualità, partecipa a bandi regionali e collabora con altre associazioni a supporto delle donne, tuttavia, ricorda Simone: “il lavoro svolto oggi qui è soprattutto opera di volontarie, operatrici formate che mettono a disposizione competenza e tempo; operatrici – sono 6 al nostro CAV – che ricoprono un ruolo delicato, con un carico emotivo davvero importante; i contributi che riceviamo sono davvero irrisori. Ciò che ci aiuta ad andare avanti con determinazione è sapere che ben oltre la metà delle donne da noi supportate, riesce ad uscire fuori dalle situazioni di violenza subita”.
Ringraziamo il tempo che le donne di Aps SocialMenteDonna ci hanno dedicato e ricordiamo il numero attivo h24, 366. 8166496.
Lo sportello è inoltre aperto al pubblico nei giorni lunedì, martedì e venerdì dalle 15.30 alle 17.30, periodo invernale; dalle 17.00 alle 19.00 nel periodo estivo. Vicolo delle Coste, 9. Labico.






