I laghi in crisi continuano a scendere, mentre la politica continua a proporre soluzioni superficiali. Dietro l’emergenza dei laghi dei Castelli Romani non ci sono fenomeni imprevedibili, ma un sistema territoriale al collasso: consumi idrici fuori controllo, urbanizzazione crescente e impermeabilizzazione del suolo che impedisce alla falda di ricaricarsi naturalmente.
“Il recente convegno “L’acqua un bene insostituibile – Salviamo i Laghi”, organizzato a Marino, non ha affrontato il tema centrale: il territorio consuma più acqua di quanta la pioggia riesca a restituire. Un evento che ha assunto toni più elettorali che tecnici, mentre l’abbassamento dei livelli lacustri continua senza sosta.” Lo sostiene il Coordinamento Ambientalista che da anni si batte per la salvaguardia dell’ecosistema dei Castelli Romani.
Consumi idrici e urbanizzazione: il vero nodo della crisi
Da oltre vent’anni la falda del Vulcano Laziale perde circa 30 cm di livello l’anno, fino agli attuali 7 metri sotto la soglia naturale. Un fenomeno iniziato ben prima che i cambiamenti climatici diventassero il capro espiatorio preferito.
Per il Coordinamento Ambientalista la causa è chiara: il territorio utilizza più acqua di quanta ne riceva, mentre decenni di urbanizzazione hanno reso impermeabile quasi un quinto dell’area.
I numeri del consumo di suolo parlano da soli:
- Ciampino – 42%
- Albano Laziale – 27%
- Marino – 26%
- Ariccia – 25,8%
- Frascati – 22%
- Genzano – 20%
- Grottaferrata – 20%
Un modello insostenibile che annulla la capacità di infiltrazione delle piogge e accelera il prosciugamento delle falde.
Scelte politiche in contrasto con la tutela dei laghi
“Nel convegno non si è parlato del ruolo delle amministrazioni nella cementificazione. Emblematico il caso del Sindaco di Marino, Cecchi, il cui nuovo PUCG prevede 8.000 nuovi abitanti: difficile immaginare una riduzione dei consumi idrici in queste condizioni.” Sottolinea il Coordinamento Ambientalista
Ancora più grave è l’autorizzazione, concessa dai Comuni, al potenziamento dei prelievi dal Lago Albano tramite la condotta Sforza Cesarini, nonostante il lago sia in condizioni critiche.
La “cabina di regia”: greenwashing istituzionale?
Durante l’incontro è stata annunciata una cabina di regia tecnica. Ma le soluzioni proposte rischiano di peggiorare la situazione:
- 53,1 milioni di euro AUBAC, di cui
- 4,9 milioni per la “gronda”, opera contestata che potrebbe addirittura inquinare il Lago Albano;
- 48,2 milioni per lavori sugli acquedotti ACEA, interventi che non ridurranno i prelievi e, anzi, potrebbero aumentarli.
ACEA ha inoltre confermato il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, con il rischio di mettere in crisi gli Appennini per “salvare” i Castelli Romani, spostando semplicemente il problema altrove.
“Preoccupante anche il progetto previsto al Pantano della Doganella, sito europeo di importanza naturalistica: ancora una volta, il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani non è stato invitato né ha potuto formulare domande.” Sottolinea il Coordinamento
La proposta degli ambientalisti: un piano realmente efficace
Il Piano di Salvaguardia delle Falde Idriche, elaborato dal Coordinamento Ambientalista e basato su 40 anni di studi, presenta tre azioni concrete:
- Stop alle nuove costruzioni nei 20 Comuni dell’idrostruttura albana.
- Riduzione del 30% dei consumi idrici (civili, industriali e agricoli).
- Ingegneria naturalistica per ripristinare la normale infiltrazione delle piogge.
Tre interventi strutturali che vanno alla radice del problema, ben lontani dalle operazioni di facciata viste a Marino.
Conclusioni: salvare i laghi significa cambiare modello
La crisi dei laghi non è un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche e territoriali sbagliate. Servono politiche coraggiose, pianificazione seria e un coinvolgimento reale delle realtà ambientaliste.
Senza un cambio di paradigma, i laghi dei Castelli Romani continueranno a sprofondare — mentre la politica continua a galleggiare in superficie.


