Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani ha espresso sconcerto di fronte al nulla osta concesso dall’Ente Parco dei Castelli Romani ad ACEA ATO2 per il potenziamento della condotta di prelievo idrico dal Lago Albano attraverso il pozzo ‘Sforza Cesarini’. Secondo il Comitato, la decisione è stata presa in assenza della necessaria concessione di derivazione delle acque sotterranee e nonostante lo stesso parere del Parco evidenzi una situazione di crisi idrica già esistente e la presenza di vincoli ambientali particolarmente stringenti.
Il nulla osta, firmato da tre funzionari del Settore Tecnico Ambientale e dal direttore del Parco lo scorso 30 giugno, segue le ‘Linee Guida per la Sostenibilità Integrale’ introdotte recentemente dal presidente dell’Ente Parco, che favoriscono la formula del ‘nulla osta con prescrizioni’ anche per progetti ad alto impatto, purché rispettino specifici requisiti. Il Comitato lamenta che tali prescrizioni, come già osservato nei casi dei tagli boschivi, spesso non vengono né rispettate né fatte rispettare dai controllori. Va ricordato che il lago Albano è zona SIC/ZPS/Rete Natura 2000, quindi sito protetto di interesse comunitario.

ACEA dichiara attualmente un prelievo di 37 litri al secondo dal lago tramite il pozzo ‘Sforza Cesarini’, corrispondente ad una riduzione annua di circa 20 centimetri del livello del bacino. Nel progetto definitivo, la società prevede di potenziare il pozzo aumentando la sezione della condotta, affermando che ciò serva a ridurre le perdite idriche. Tuttavia, secondo il Comitato, ACEA contraddice se stessa nell’assicurare che il pozzo non emunga direttamente dal lago, nonostante lo affermi nei documenti progettuali.

Nella nota che accompagna il nulla osta, l’Ente Parco richiama apertamente la crisi idrica e i vincoli di tutela imposti dalla DGR 445/2009, la cui osservanza dovrebbe comportare lo stop a ulteriori emungimenti, visto che mancano tra i sei e gli otto metri di livello al lago indipendentemente dalle condizioni climatiche. Sempre secondo quanto riportato dal Comitato, il nulla osta viene concesso pur in assenza di evidenti autorizzazioni, senza valutazione formale del bilancio idrico, e con la certezza della non rimozione delle condotte sostituite, considerate rifiuti.
Il Comitato si domanda come sia stato possibile concedere il nulla osta in un contesto simile e chiede l’intervento urgente delle istituzioni, oltre a convocare una mobilitazione pubblica e un incontro con la dirigenza del Parco.






