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Home » Ambiente » Lago di Nemi, maxi querela dei Comitati: «Prelievi senza controlli, rischio disastro ambientale»

Lago di Nemi, maxi querela dei Comitati: «Prelievi senza controlli, rischio disastro ambientale»

Eugenio SiracusaEugenio Siracusa04/01/2026 ore 07:353 Mins Read Ambiente Prima pagina
Una splendida vista del lago di Nemi
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Nuova e dura iniziativa giudiziaria a tutela del lago di Nemi e del sistema idrico dei Castelli Romani. Le associazioni Salute Ambiente Albano, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus e il Comitato di Quartiere Santa Palomba hanno annunciato il deposito di una querela in Procura a Roma contro una serie di soggetti istituzionali e politici, ritenuti responsabili – secondo i comitati – di un grave depauperamento delle risorse idriche dell’area.

Nel mirino finiscono, tra gli altri, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il vicesindaco della Città Metropolitana Pierluigi Sanna, Acea (in particolare l’amministratore delegato Fabrizio Palermo), tre dirigenti della Regione Lazio e Aubac, l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale.

«Cinque pozzi attivi senza controlli pubblici»

Secondo quanto riportato nella nota diffusa dai comitati, Acea preleverebbe acqua dal lago di Nemi attraverso cinque pozzi, attivi in modo continuativo, senza adeguati controlli pubblici e senza sistemi di monitoraggio come i teleidrometri. Un’attività che, sempre secondo i firmatari della denuncia, insistirebbe su una falda già in sofferenza idrica estrema, contribuendo al progressivo abbassamento dei livelli dei laghi Albano e Nemi.

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L’acqua estratta verrebbe convogliata verso i rubinetti dei Castelli Romani e, a breve, anche verso Ardea e Pomezia, in seguito alla prevista dismissione del campo pozzi Acea Laurentino.

Le accuse: «Rischio collasso idrico dei Colli Albani»

I comitati parlano apertamente di un rischio di collasso idrico dell’intero sistema dei Colli Albani, evidenziando come i nuovi pozzi realizzati per uso potabile raggiungano profondità estreme, in alcuni casi inferiori al livello del mare, con il pericolo di contaminazione salina della falda.

Nella querela, depositata il 31 dicembre, vengono ipotizzati diversi reati, tra cui disastro ambientale aggravato, falso, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture e traffico di influenze, tutti da verificare nelle sedi competenti.

Il nodo inceneritore e il bilancio idrico

Al centro delle contestazioni anche il parere positivo sul bilancio idrico dell’inceneritore Acea, rilasciato – secondo i comitati – in sole 24 ore da dirigenti regionali e Aubac. Secondo questa ricostruzione, l’acqua dei laghi Albano e Nemi sarebbe destinata anche al raffreddamento dell’impianto, aggravando ulteriormente la pressione sulla falda.

«L’obiettivo primario – sostengono le associazioni – non sarebbe la salvaguardia delle risorse idriche, ma la garanzia dell’indotto economico generato dall’inceneritore», un indotto che Acea avrebbe quantificato in 7,5 miliardi di euro.

Ricorso al Tribunale delle Acque e mobilitazione pubblica

Oltre all’azione penale, i comitati annunciano la preparazione di un ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Parallelamente prosegue la mobilitazione sul territorio con una serie di assemblee pubbliche.

Il primo appuntamento è fissato per sabato 10 gennaio 2026 alle ore 17, presso l’aula consiliare del Comune di Pomezia, con diretta sui social. Seguiranno nuovi incontri il 24 gennaio a Genzano di Roma e in altri Comuni del circondario.

«Ricorsi e querele, insieme alle assemblee pubbliche: sotto gli occhi dei cittadini, questo è il nostro programma», concludono i comitati, invitando la popolazione a partecipare e sostenere l’iniziativa.

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Eugenio Siracusa

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