Da oltre due anni il Comitato Uniti per la Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute e numerosi cittadini chiedono con continuità, senso civico e nel rispetto delle istituzioni una cosa semplice e legittima: chiarezza sulla legittimità dell’ampliamento dello stabilimento Fassa Bortolo di Artena e sulla verifica dei titoli abilitativi che ne costituiscono il presupposto giuridico.
Una richiesta avanzata nel solo interesse della tutela della salute pubblica, del territorio e – perché no – della stessa azienda.
A fronte di numerose PEC regolarmente inviate all’Amministrazione comunale, tuttavia, non è mai pervenuto un riscontro formale. Un silenzio istituzionale protratto nel tempo, tanto grave da aver costretto il Comitato a ricorrere al TAR del Lazio per mancato adempimento.
Non si tratta di una valutazione politica, ma di un fatto documentato.
Nei giorni scorsi il Comitato ha appreso della partecipazione della sindaca di Artena, insieme ad altri rappresentanti istituzionali, a un presidio davanti al Valmontone Hospital, promosso per rivendicare una sanità pubblica efficiente, di prossimità e a tutela del diritto alla cura.
Un’iniziativa che – sottolineano – merita rispetto, perché il dolore delle persone, la salute dei cittadini e la dignità delle famiglie non sono mai terreno di polemica.
Proprio per questo nasce una domanda ritenuta inevitabile:
come si concilia la giusta difesa del diritto alla cura con il silenzio istituzionale su un ampliamento industriale che introduce nuovi impatti ambientali ed emissivi sul territorio di Artena?
Secondo il Comitato, la tutela della salute non può essere parziale né selettiva. Non si esaurisce nei presìdi davanti agli ospedali, ma passa anche – e soprattutto – dalla prevenzione, dalla trasparenza amministrativa, dalla verifica rigorosa degli atti e dal rispetto delle procedure.
Difendere la sanità pubblica significa anche evitare che scelte industriali non pienamente chiarite producano, nel tempo, conseguenze sanitarie irreversibili. La storia dei territori insegna che quando i nodi ambientali vengono ignorati, il conto arriva sempre dopo. E a pagarlo sono i cittadini.
Per questo il Comitato non chiede uno scontro, ma coerenza tra parole e atti.
Chiede risposte formali, documentate e pubbliche. Chiede che la sindaca assuma fino in fondo il ruolo di garante della salute, dell’ambiente e della legalità amministrativa.
Perché la salute pubblica non è uno slogan. È una responsabilità quotidiana.
Comitato Uniti per la Salvaguardia della Salute e dell’Ambiente


