Le liste d’attesa sanitarie nel Lazio continuano a far discutere. Alessio D’Amato, consigliere regionale e responsabile Welfare di Azione, è intervenuto criticando apertamente il sistema adottato dall’amministrazione regionale guidata da Rocca. Secondo D’Amato, l’unico ambito regionale di garanzia oggi in vigore falserebbe i dati sui tempi d’attesa, riducendoli artificialmente.
“Il presidente Rocca sulle liste d’attesa si arrampica sugli specchi, confermando che attualmente esiste un solo ambito regionale di garanzia, e questo ovviamente genera una massa abnorme di rinunce perché le prestazioni vengono proposte a decine di chilometri di distanza, cosicché scompaiono magicamente dal denominatore, facendo risultare complessivamente dei tempi di attesa più bassi.” Dice D’Amato.
“L’ambito ottimale di garanzia deve tornare subito, e non nel 2026 come propone Rocca, ad essere il distretto sanitario della Asl di appartenenza, per le prestazioni che rientrano in quelle previste dal Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa. Questo per consentire ai cittadini di usufruire realmente delle prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale, evitando lunghi spostamenti che determinano la rinuncia alle cure.” Aggiunge il consigliere regionale
D’Amato sottolinea che la situazione sta determinando una crescita delle rinunce alle cure. “Nell’ultimo anno le rinunce alle cure sono state pari al 12 per cento, secondo i dati Istat, collocando il Lazio di gran lunga sopra la media nazionale. Con questa modalità dell’unico ambito regionale la stragrande maggioranza dei casi sfugge dalle statistiche ufficiali, che riguardano pertanto solo una piccola parte residua delle richieste.”
Il consigliere mette in evidenza anche l’aumento dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie per accedere alle prestazioni sanitarie: “D’altronde questo è confermato anche dall’aumento della spesa totalmente privata a carico delle famiglie, che colloca il Lazio ai primi posti nazionali con un notevole incremento nell’ultimo anno, pari a 852 euro pro-capite“.
D’Amato chiede un ritorno immediato al modello basato sui distretti sanitari delle singole Asl, criticando il rinvio proposto dal presidente regionale al 2026 e denunciando le conseguenze negative su trasparenza e uguaglianza nell’accesso alle cure.


