Alessio D’Amato, consigliere regionale e responsabile nazionale welfare di Azione, interviene duramente sulla recente delibera della Regione Lazio che ridefinisce gli ambiti di garanzia per il governo delle liste di attesa sanitarie. Secondo D’Amato, con l’abbandono dei Distretti sanitari e il ritorno alle macro aree, la riorganizzazione rischia di causare ulteriori disagi ai cittadini, in particolare anziani e fragili.
“La delibera dove si definiscono i nuovi ambiti di garanzia per il governo delle liste di attesa è un bluff e creerà solo disagi ai cittadini. Nella discussione del Bilancio tutte le opposizioni avevano sottoscritto un emendamento per definire l’ambito di garanzia il Distretto sanitario, che invece salta completamente. Si torna indietro alle macro aree, territori di oltre 1 milione di abitanti, anziché lavorare sui Distretti che sono l’ambito di prossimità ideale per evitare lunghi spostamenti” sottolinea D’Amato.
La critica principale riguarda l’impatto di questa scelta, che consente la prenotazione di prestazioni anche a distanze considerevoli, fino a cento chilometri dal domicilio dell’utente. Per le persone meno autosufficienti, come gli anziani, questo può tradursi nella necessità di abbandonare il sistema pubblico a favore di soluzioni private e a pagamento.
“Questa nuova suddivisione non supera le difficoltà riscontrate da un unico ambito regionale e non porterà alcun beneficio per la riduzione delle tante rinunce causate dalla lontananza. Con la nuova suddivisione possono essere offerte prestazioni anche a cento chilometri di distanza, e per anziani e fragili non rimane che l’alternativa dell’abbandono del sistema pubblico per pagare direttamente le prestazioni”, precisa il consigliere.
D’Amato cita inoltre i dati attuali relativi alle liste di attesa nella Regione Lazio, sottolineando che la percentuale delle prestazioni rese nei tempi stabiliti si ferma al 12 per cento del totale. Denuncia anche un incremento della spesa privata e delle rinunce alle prestazioni, fenomeni emersi in misura particolarmente rilevante negli ultimi due anni.
“Se si voleva affrontare seriamente il tema delle liste di attesa la soluzione doveva essere la prossimità e non costringere il paziente a rinunciare. Oggi il numero delle rinunce è abnorme e le prestazioni rese nei tempi rappresentano solo il 12 per cento del totale. Il Lazio è la Regione che negli ultimi due anni ha avuto il maggior incremento di spesa privata e di rinuncia alle prestazioni. Purtroppo, la cura Rocca porterà a un aumento delle disuguaglianze“, conclude D’Amato.


