Oggi è difficile immaginarlo, ma nel 1947 il New York Times definì Genzano la “Little Moscow” d’Italia. In un lungo reportage dedicato alla cittadina dei Castelli Romani, il quotidiano americano raccontava un territorio considerato tra i simboli della forza comunista nel dopoguerra.
È datato 23 novembre e porta un titolo curioso: “Little Moscow on the Appian Way”, ovvero “La Piccola Mosca sulla Via Appia”. La protagonista è Genzano, descritta dal quotidiano statunitense come uno dei luoghi simbolo della presenza comunista nell’Italia del dopoguerra.

L’articolo, firmato dalla giornalista Camille M. Cianfarra, si apre con una descrizione che ancora oggi colpisce. Genzano viene raccontata come una cittadina di circa 10 mila abitanti affacciata sul lago di Nemi, a pochi chilometri da Roma, conosciuta per il vino prodotto nelle campagne circostanti e meta abituale delle gite fuori porta dei romani. Un luogo che il New York Times definisce una tappa obbligata per chi visita i Castelli Romani.
Ma il motivo dell’interesse americano non era turistico. Per il quotidiano statunitense, Genzano rappresentava una sorta di laboratorio politico in miniatura dove osservare le tensioni che attraversavano l’Italia del dopoguerra. «Da un tavolino nella piazza del paese», scriveva la giornalista, «si può assistere al dramma politico italiano come da una poltrona in prima fila».
Le cronache raccontano una comunità profondamente segnata dalle difficoltà economiche. Molti abitanti vivevano grazie alla coltivazione delle vigne, altri lavoravano come braccianti stagionali. La vendemmia rappresentava spesso l’unico periodo dell’anno in cui era possibile trovare un impiego stabile, mentre nei mesi successivi la disoccupazione e la povertà colpivano numerose famiglie.
Secondo il reportage, proprio queste condizioni favorivano il radicamento del Partito Comunista, che a Genzano disponeva di una struttura organizzativa particolarmente capillare. Il giornale racconta di decine di cellule distribuite nelle varie zone della città, di assemblee politiche molto partecipate e di una presenza costante nella vita quotidiana della comunità.
L’articolo dedica ampio spazio anche allo scontro politico e culturale dell’epoca. Da una parte il mondo comunista, dall’altra la Chiesa cattolica, le associazioni religiose e la Democrazia Cristiana, impegnate a contendere consenso e influenza in una delle fasi più delicate della storia italiana.
Dopo ottant’anni, un’altra città
A quasi ottant’anni di distanza, rileggere quelle pagine significa osservare una fotografia lontana nel tempo. La Genzano descritta dal New York Times era una realtà rurale, segnata dalle ferite della guerra e al centro delle attenzioni internazionali per il suo particolare peso politico.
Oggi la città è profondamente cambiata. Sono cambiati gli equilibri sociali, economici e politici, così come il volto dei Castelli Romani. Nelle recenti elezioni comunali del 2026 i cittadini hanno scelto come sindaco Fabio Papalia, espressione del centrodestra, un risultato che testimonia quanto sia diversa la Genzano del XXI secolo rispetto a quella raccontata dal quotidiano americano nel 1947.
Resta però il fascino di una storia poco conosciuta: quella di una città dei Castelli Romani che, in uno dei momenti più delicati della storia nazionale, finì sulle pagine del giornale più famoso del mondo. E che da quelle pagine venne raccontata come la “Piccola Mosca” d’Italia.
La “Piccola Mosca” raccontata nel 1947 appartiene ormai alla storia. Genzano, ottant’anni dopo, è un’altra città.





