E’ una vicenda che si potrebbe definire quasi incredibile per la sua portata, quella che sta interessando ben nove comuni del frusinate che, da sei anni, sono in rivolta contro i Consorzi di Bonifica Conca di Sora e Valle del Liri.
Tutto nasce nel 2019 quando si scopre un buco da 20 milioni di euro in uno dei Consorzi di Bonifica, esattamente quello della Valle del Liri. Per ripianare, probabilmente, il buco economico, l’allora commissario del Consorzio decise di estendere ai comuni di Arce, Atina, Belmonte Castello, Broccostella, Colfelice, Fontechiari, Pescosolido, San Biagio Saracinisco, Vallerotonda il contributo sui fabbricati che portò la tassa di bonifica da 20 euro circa a famiglia ad anche 1000 euro l’anno.
Per di più la tassa introdotta aveva valore retroattivo e i cittadini si sono ritrovati cartelle che calcolavano il contributo dal 2014 al 2019.

Da qui nasce il movimento dal basso costituito soprattutto da cittadini che decide di coinvolgere le amministrazioni locali attraverso una raccolta di firme che ottenne un considerevole consenso. Consenso che fu anche sostenuto da alcuni consiglieri regionali e nazionali, a cominciare dall’allora consigliere regionale Righini che chiese la sospensiva della tassa, all’interrogazione parlamentare del senatore Ruspandini, le prese di posizioni dell’allora consigliere regionale Buschini a cui venne consegnata la petizione con oltre 600 firme raccolte.
La giunta Zingaretti, che guidava la Regione Lazio non ha mai dato nessuna risposta alle rimostranze dei sindaci che nel frattempo avevano affiancato il Comitato Civico Arcese e i cittadini. Con l’avvento del centro destra in Regione, i cittadini si aspettavano quanto meno di essere considerati, di ricevere una riposta, invece ad oggi tutto è rimasto fermo. Neanche le interrogazioni della consigliera regionale Zeppieri hanno portato a qualcosa, ne tanto meno l’audizione dello scorso luglio in regione Lazio.
Anche il sindaco di Sora, Luca Di Stefano che pubblicamente aveva promesso un interessamento, non ha dato più seguito agli intendimenti, ne come sindaco, ne come Presidente della Provincia.
In sostanza nei comuni viene fatta pagare una tassa sui terreni agricoli, in quanto il Consorzio di Bonifica sarebbe demandato alla cura e ai lavori idraulico forestali. Ma in questi comuni, per anni dei mezzi della Bonifica non si è vista neanche l’ombra.
Nonostante ciò il consorzio ha accumulato un passivo patrimoniale di ben oltre 20 milioni di euro. Così il Consorzio decide di applicare la tassa anche sui fabbricati, tanto che il comune di Arce, per esempio, fu costretto a versare nelle casse del Consorzio di Valle del Liri ben 690 mila euro.
Con i cittadini, agricoltori e sindaci sul piede di guerra, l’avvocatura regionale ha fato recedere il consorzio di Bonifica dal richiedere la tassa in maniera retroattiva, obbligando la restituzione dei soldi versati ai cittadini.


I nove comuni hanno votato in consiglio comunale una delibera per essere esclusi dal perimetro della contribuenza, come accade già per Terelle, Strangolagalli. A maggio scorso i sindaci e i comitati civici hanno inoltrato un atto formale alla Regione Lazio, all’Anac, al Prefetto di Frosinone, al Presidente della Provincia di Frosinone, al Presidente della Regione e agli assessori al Bilancio e Agricoltura, al Garante del Contribuente e al Difensore Civico Regionale.
Un atto dal quale non è scaturito nulla. E’ stata inoltrata una nuova richiesta di incontro firmata da otto sindaci al Prefetto Liguori, che non ha convocato i sindaci ed adesso verrà ripresentata al nuovo Prefetto appena insediatosi, Giuseppe Ranieri.
“Abbiamo di fronte un muro di omertà – afferma Lucio Bove il presidente del Comitato Civico Arcese che ha fatto scattare la protesta nel 2019 insieme ad Emilio Tommaso Corsetti – ma noi non demordiamo.”
La contestazione sta proprio nel fatto che il Consorzio di Bonifica non ha mai fatto nessun lavoro ne di manutenzione ordinaria, ne straordinaria sul territorio. “Pulire poche centinaia di metri di erbacce o qualche centinaio di metri i canali non giustifica tutti questi soldi richiesti ai cittadini” Afferma Mauro Tomaselli, uno dei cittadini attivi in questa vicenda, che aggiunge “PD e FDI sono un’unica faccia sulla stessa medaglia” .
Dopo la presa di posizione di maggio scorso, si è svolta nel comune di Arce una riunione tra i sindaci e i cittadini su questa vicenda. Il sindaco di Arce, Germani, quello di Belmonte Castello e di Colfelice, hanno sottolineato l’assenza di interventi del Consorzio sui comuni da loro amministrati a fronte di centinaia di migliaia di euro versati nella casse del Consorzio ed hanno ribadito anche la diffida inviata in Regione dei nove comuni che hanno deliberato l’uscita dal perimetro di contribuenza del Consorzio.
“Non viene data nessun risposta dalla Regione e dagli Enti sovracomunali, intanto il comune di Arce versa 300 mila euro al Consorzio senza sapere perché e a che cosa serviranno” Ha aggiunto Lucio Bove che ha proseguito
“Nessuna forza politica della provincia di Frosinone mostra la minima attenzione e prova ne è che all’incontro dello scorso 12 dicembre non si è presentato nessuno. Eppure questo è un problema che investe migliaia di cittadini costretti a pagare un balzello in cambio di nessun beneficio” Prosegue Bove che non fa sconti alla politica
“C’è un muro di silenzi e vuoi vedere che per rompere questi silenzi bisognerà rivolgersi alla DDA di Roma?” Ha aggiunto sarcasticamente Bove.
Nel frattempo, però, è in vigore una legge di riordino dei consorzi, ma in Provincia di Frosinone questo accorpamento tarda a realizzarsi, anche perché da poco è stato affidato ad una azienda di Padova la redazione del nuovo piano di classifica.
Piano di classifica che dovrà poi passare al vaglio dei consigli comunali, tra i cui i novi i quali hanno già detto di non volere fare più parte dal perimetro di contribuenza. E con loro non è detto che anche altri comuni non decidano allo stesso modo.
Resta un dato. Il problema è prettamente politico ed istituzionale, da quale però non si può fuggire all’infinito.



