Si è svolta alla Camera dei Deputati la conferenza stampa per la presentazione dell’interrogazione al ministro di Grazia e Giustizia sulla vicenda di Umberto Paulillo, Assistente Capo della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Turi (Bari), morto suicida il 18 febbraio 2021, vessato per anni e portato al suicidio
L’iniziativa, promossa nell’ambito della campagna “Resisti e Conquisti”, ha visto anche l’interrogazione presentata dall’onorevole Stefania Ascari al Ministro della Giustizia.

Presentata anche la proposta di modifica del reato di istigazione al suicidio art. 380 del codice penale. Una vicenda approdata in tribunale, dopo due tentativi di archiviazione e da quattro anni in attesa di un giudizio finale. Presso la sala stampa della Camera dei Deputati presenti Laura Lieggi avvocato della mamma di Umberto Paulillo, Rosanna Pesce la mamma di Umberto, l’avvocato Antonio La Scala relatore della proposta di modifica della legge, Stefania Ascari parlamentare del Movimento 5 stelle che ha abbracciato la causa di mamma Rosanna.
Presenti in tanti all’inziaitiva, associazioni delle forze armate, sindacati, rappresentanti della associazione Gens Nova, tra cui Agostino Cusella. Una storia che rimette al centro le vicende, spesso sottaciute, di malversazione, di soprusi e abusi di potere che accadono nei luoghi di lavoro con particolare riferimento al mondo della delle forze dell’ordine.

È stata proprio la Ascari ad introdurre la conferenza stampa alla quale erano presenti esponenti del mondo sindacale di Polizia, associazioni e militanti. “Paulillo è deceduto a seguito di in suicidio. Nella tasca del giubbotto è stata trovata una lettera che metteva in evidenza le difficoltà e le vessazioni lavorative. Oggi ne parliamo e abbiamo la mamma Rosanna Pesce a cui voglio dire che le istituzioni le sono vicine e la ringrazio per essere qui.”
È stata poi la volta di mamma Rosanna Pesce che ha ricordato il figlio, le sue pene, in un ricordo lucido ed commovente: “Mio figlio ha servito lo Stato per 30 anni. Tutto è successo per le cattiverie umane ed hanno fatto si che diventasse una nullità. Ho pianto, ma piangendo ho capito che non ottenevo nulla così ho costituito una associazione per tutelare ed aiutare quelle persone che si trovano nelle stesse condizioni di mio figlio. È solo insieme che riusciamo a fare qualcosa. Oggi sono distrutta – ha proseguito mamma Rosanna – e più di 200 persone che sono morte nella stessa condizione di mio figlio. Io voglio sapere perché si è ucciso, per la divisa che non voleva lasciare. Perché è morto non voglio sapere altro. Nella lettera dice io non torno più al lavoro, altrimenti ricominciano i guai. Mio figlio poteva essere salvato se adeguatamente supportato. Quanto accaduto ad Umberto può capitare a chiunque. Le bastardate che vengono fatte negli uffici, le bugie, le cattiverie.” Ha aggiunto mamma Rosanna senza badare troppo al sottile.
“Mio figlio era agente di polizia penitenziaria in un piccolo carcere, dove stranamente nessuno sapeva, ma veniva spiato dagli spioncini.” Ha aggiunto mamma Rosanna che poi si è rivolta alla platea “Dovete parlare non è giusto che questi ragazzi soffrano. Chi ha un grado in più pensa di poter gestire la vita di tutti. Oggi sono una goccia nell’oceano ma insieme possiamo fare tanto. Non girate la testa altrove. Ringrazio l’avvocato La Scala per la sua bontà e la disponibilità.” Poi con la voce rotta dall’emozione ha concluso “Cosa ha fatto di male mio figlio? Non ha fatto niente. Aiutateci. Hanno paura di parlare di confrontarsi. Io voglio vendetta, perché quello che hanno fatto a mio figlio lo fanno anche agli altri.”



L’avvocato Antonio La Scala ha centrato il suo focus nelle mancanze della legge, che ha intenzione di far modificare, anche se l’iter non sarà facile, del disagio che ha vissuto Umberto Paolillo che conosceva personalmente, raccontando episodi che lasciano riflettere. “Umberto lo conosco dal 2005, quando era a Verona. Viene fatto oggetto di episodi di bullismo, non è fidanzato e viene addirittura additato ed umiliato per questo arrivando a subire battue sulla sua presunta omosessualità, cosa per altro non vera. Subisce una vera e propria violenza a tutti gli effetti. Arrivato a Bari viene addirittura sottoposto a processo penale per falsa malattia, processo dal quale viene assolto perché il fatto non sussiste.” Afferma La Scala.
“Abbiamo diversi testimoni, sono testimone di parte. Nel suo fascicolo ci sono tutte le lettere in originale e quelle lettere sono un testamento. Adesso c’è in corso un procedimento penale ed abbiamo citato ilo Ministero per danni. Vengono raccontati episodi vergognosi. Siamo qui grazie all’onorevole Ascari, che si è schierata con noi per una battaglia su un principio sacrosanto. Questa battaglia è difficile” Ha aggiunto La Scala che ha aggiunto
“Dobbiamo modificare il reato nelle tre forme di condotta, chi determina il suicidio altrui, chi ne rafforza il proposito sucida, chi ne agevola l’esecuzione. Questi sono i tre elementi contenuti nella legge che vanno modificati, perché chi determina il suicidio? Chi ingiuria? Chi intimorisce? Ma, oggi, se qualcuno si suicida le colpe su chi ricadono? Su nessuno. Non è possibile determinare il suicidio” Ha aggiunto La Scala.
“Bisogna rafforzare il proposito. La mia idea qual’è? Specificare in che modo il suicidio sia connesso alla violenza fisica e verbale, alla molestia, alle minacce, alla messa in discussione del decoro della persona, della lesione della reputazione. Bisogna rivedere il principio di determinatezza, solo così si può circoscrivere il reato. Infatti se si crea la relazione tra le offese ricevute e gli atti conseguenti, appare più rilevante il dolo eventuale.” Prosegue l’avvocato
“Dobbiamo rafforzare il proposito: trasformare in dolo eventuale. Aumentare le pene minime. Immaginate cosa può aver trovato Umberto. L’Amministrazione lo mandava a visita medica e le ha sempre superate, ma nonostante fosse sano, nessuno si è posto il problema. Veniva insultato in tutti i modi. Questa norma che vogliamo cambiare è del 1930 in cento anni non è mai stata modificata. Ogni anno assistiamo a 60-70 suicidi l’anno. Anche il sindacato dovrebbe condividere questa battaglia. 300 suicidi tutti archiviati ma come è mai possibile?” Ha concluso l’avvocato.
L’avvocato di famiglia, Laura Lieggi ha concluso ricordando la vicenda legale. “La storia coinvolge, ma l’avvocato deve fare i conti con le prove. Sono andata in carcere e ho chiesto i documenti e ne ho trovato tantissimi.” Afferma la Leggi che evidenzia un aspetto che ha dell’incredibile “Una persona che ha una aspettativa e non lavora deve avere la pistola? Chiesi e mi dissero di si. Ho continuato la ricerca ed ho scoperto come viene disciplinata l’aspettativa e durante l’aspettativa l’arma viene ritirata e non poteva essere riconsegnata. La pistola, quando Paulillo andò a richiederla non gliela dovevano dare, anche perché non la usava da venti anni. È stato tacciato di pazzia, mandato in ospedale militare, ha subito contestazioni disciplinari per fatti risalenti all’anno prima, tutte impugnate e vinte. Gli facevano delle sanzioni e faceva ricorso, non una ma diverse e tutte vinte. È stato massacrato con le note caratteriali che da eccellente lo definivano inadeguato, tutte impugnate e vinte. Ha subito vessazioni e cattiverie. Eppure c’è un processo in piedi da 4 anni e il giudice ha paura di pronunciarsi. Un testimone ha raccontato che a Paulillo, gli facevano fare la ronda, ormai a fine carriera e non gli veniva concesso di usare il bagno. Una vicenda assurda sulla quale chiediamo che venga fatta giustizia”


