Da qualche settimana è allarme per il riciclo della plastica. I Comuni comiciano ad avere difficoltà nella raccolta della plastica, che adesso non sanno più dove portarla. Un problema che non nasce oggi ma che è frutto di politiche probabilmente sbagliate, della contrazione verso i mercati extra cee e di un mancato intervento del Corepla, che in questi giorni sollecitato dai Comuni, continua a non rispondere.
Le amministrazioni e le società che effettuano la raccolta stanno cercando soluzioni alternative, ma oltre a trovare ostacoli per via dell’incapienza negli impianti di trattamento, devono fare i conti anche con l’aumento dei costi che questa emergenza sta provocando e sulla quale, come sempre, c’è qualcuno che intende lucrare.
Sardegna in emergenza ora il Lazio
In Sardegna è in corso una grave crisi nella raccolta della plastica causata dalla saturazione dei siti di stoccaggio e dal blocco della filiera del riciclo, aggravata dall’afflusso di plastica vergine a basso costo dall’Asia. Molti Comuni hanno dovuto sospendere o rallentare il servizio, spingendo la Regione ad aprire depositi temporanei a Macchiareddu, Olbia e Sassari come soluzione d’emergenza.
Decine di centri nell’isola hanno sospeso il servizio, costringendo i cittadini a tenere i rifiuti in casa.
Sono in corso incontri tra la Regione e i Comuni per individuare nuove aree di deposito e superare la crisi. Uno dei problemi che si aggiunge alla saturazione degli impianti è la concorrenza della plastica asiatica a basso prezzo, che rende difficile ricollocare il materiale trattato.
Nel Lazio si sta profilando la stessa situazione. Ieri il Comune di Anzio ha emesso una nota nella quale informa i cittadini dei problemi che sta incontrando nel ritiro della plastica.
“A causa di una crisi della filiera nazionale della plastica, gli impianti di selezione e trattamento degli imballaggi in plastica sono al limite della saturazione. Questo impedisce il regolare scarico dei rifiuti raccolti sul territorio, con possibili conseguenti ritardi e rallentamenti nelle operazioni di raccolta.” Ha dichiarato il Comune di Anzio.
“Si tratta di una problematica internazionale che si riverbera sui servizi a livello nazionale, regionale e comunale, e in alcun modo dipendente dal Comune. L’amministrazione sta monitorando costantemente la situazione, percorrendo tutte le strade possibili, ma è necessario un intervento tempestivo del Governo e della Regione per scongiurare il blocco della raccolta.” Conclude la nota di Palazzo Sarsina.
Ma la questione non è proprio come descritta dal Comune di Anzio.
Saturazione degli impianti: Le aziende di riciclo regionali denunciano stoccaggi ormai colmi e ritiri insufficienti.
Rischio blocchi della differenziata: Il materiale accumulato non defluisce regolarmente verso i riciclatori finali, creando un effetto imbuto che minaccia la raccolta stradale e domiciliare.
La risposta strutturale: il nuovo Piano Rifiuti 2026-2031
Per uscire dalla gestione emergenziale che costringe la regione a esportare circa 1 milione di tonnellate di scarti all’anno, la Giunta della Regione Lazio ha recentemente adottato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti 2026-2031. I punti chiave includono:
Autosufficienza impiantistica: L’obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del territorio regionale entro il 2028.
Riforma degli ATO: Gli Ambiti Territoriali Ottimali scendono da 5 a 2 (uno esclusivo per Roma Capitale e uno per il resto delle province laziali).
Target di riciclo: Si punta a raggiungere il 72,3% di raccolta differenziata entro il 2031.
Grandi impianti: Viene confermata la linea dei nuovi impianti industriali, inclusi i digestori anaerobici e il termovalorizzatore di Santa Palomba.
Tutti questi accorgimenti però potrebbero non essere sufficienti perchè la problematica si trascina da tempo e non ha trovato soluzioni adeguate.
I motivi della crisi
La crisi del riciclo della plastica non nasce improvvisamente. È il risultato di anni di ritardi strutturali che ora vengono al pettine. Tre fattori convergono simultaneamente: capacità impiantistica insufficiente, mercato delle materie prime riciclate in difficoltà, e riduzione drastica delle esportazioni verso Paesi terzi.
L’Italia ha costruito pochi nuovi impianti di trattamento della plastica nell’ultimo decennio. Nel frattempo, i volumi da gestire sono cresciuti costantemente. Il risultato è un mismatch strutturale tra domanda di servizi e offerta disponibile. Chi possiede un impianto si trova con ordini arretrati per mesi; chi deve conferire non trova spazio.
Il mercato delle materie prime e seconde plastica ha registrato crolli dei prezzi superiori al 40% in alcuni segmenti, rendendo economicamente non sostenibile il riciclo per molti operatori.
A questo si aggiunge un contesto internazionale che ha cambiato le regole del gioco. La Cina ha chiuso le porte ai rifiuti plastici nel 2018; i Paesi del Sud-Est asiatico hanno seguito con restrizioni progressive. Il Regolamento UE 2024/1735 ha ulteriormente limitato le esportazioni di rifiuti verso nazioni non OCSE. Chi prima smaltiva all’estero ora deve trovare soluzioni domestiche. Soluzioni che non esistono ancora in quantità sufficiente.
Cosa succede nel resto dell’Italia
Nel resto d’Italia la situazione ha assunto le caratteristiche di una vera e propria crisi sistemica di carattere nazionale. Le criticità registrate in Sardegna e nel Lazio si stanno propagando a macchia d’olio in quasi tutte le regioni, portando gli impianti di selezione e trattamento degli imballaggi al limite della saturazione.
L’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Utilitalia hanno lanciato un allarme congiunto al Governo: il rischio concreto è il collasso della raccolta differenziata urbana.
Le regioni più colpite
Puglia e Sicilia: I centri di conferimento e stoccaggio sono al collasso. Diverse aree urbane stanno registrando forti ritardi nei ritiri della plastica.
Marche: Le prime grandi segnalazioni sono arrivate dai territori di Pesaro e Macerata, dove i gestori locali (Marche Multiservizi e Cosmari) hanno denunciato alla Regione l’impossibilità di smaltire i quantitativi raccolti.
Nord Italia (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna): Nonostante siano storicamente le aree più virtuose per quote di raccolta differenziata, anche qui i piazzali di stoccaggio sono ormai saturi. I flussi in ingresso continuano a salire, ma i magazzini non si svuotano.
Adesso anche il Lazio, oltre alla Sardegna.
Le richieste di Intervento
Le associazioni ambientaliste (come Plastic Free Onlus) evidenziano che il solo riciclo non è più sufficiente a sostenere l’iper-produzione di imballaggi monouso. Gli operatori del settore chiedono al Ministero dell’Ambiente un pacchetto di aiuti straordinari d’emergenza e un’applicazione più rigida del principio di preferenza dei materiali riciclati negli appalti pubblici e nella produzione industriale.
Il rischio immediato
Il vero rischio immediato è che i cittadini dovranno tenersi a casa le buste con la plastica da smaltire, a meno che i comuni non aprano, dietro autorizzazione regionale, dei magazzini di stoccaggio temporaneo. Ma intanto la plastica continuerà ad accumularsi e non si sa dove dovrà essere portata.
Qualcuno sta ipotizzando la possibilità di utilizzare la plastica in eccesso come combustibile, sarebbe il fallimento clamoroso della politica del riciclo. Nel frattempo il Corepla, il concorzio nazionale che dovrebbe garantire il corretto svolgimento del servizio, non si esprime.





