I Pratoni del Vivaro, tra i paesaggi più preziosi e identitari dei Castelli Romani, stanno subendo una trasformazione tanto silenziosa quanto devastante: sempre più spesso vengono utilizzati come parcheggio improprio durante eventi sportivi e privati. Auto e mezzi invadono e degradano un’area di straordinario valore ambientale, storico e paesaggistico. A denunciarlo è il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani.
Quello che dovrebbe essere un luogo di tutela, fruizione lenta e rispetto della natura si sta progressivamente trasformando in uno spazio di sosta incontrollata. I prati vengono tagliati a raso nonostante la presenza di specie rare e protette come il narciso dei poeti (Narcissus poeticus), la cui raccolta è vietata o strettamente regolamentata per evitarne la scomparsa. Nel Lazio, infatti, è tutelato dalla legge regionale 19 settembre 1974, n. 61, che protegge la flora erbacea e arbustiva spontanea.

Le conseguenze sono evidenti: suolo compattato, vegetazione danneggiata, equilibrio ecologico compromesso. A ciò si aggiungono rifiuti, perdite di olio e carburanti, disturbo alla fauna e un generale peggioramento della qualità ambientale.
Non si tratta di episodi isolati, ma di una tendenza ormai consolidata, favorita dall’assenza di controlli efficaci, dalla mancanza di una regolamentazione chiara e da una sottovalutazione istituzionale del problema.
È inaccettabile che un bene comune di tale rilevanza venga lasciato al degrado e all’uso improprio. I Pratoni del Vivaro non sono un parcheggio, ma un patrimonio naturale da difendere, anche alla luce del fatto che l’area è circondata da due Siti di Importanza Comunitaria: l’Artemisio e il Cerquone.
Sul piano normativo, il quadro è già chiaro. La legge regionale 30 marzo 1987, n. 29 vieta la circolazione fuoristrada dei veicoli a motore al di fuori delle strade carrozzabili, in particolare nelle aree vincolate. La legge regionale 6 ottobre 1997, n. 29 disciplina invece la tutela delle aree naturali protette, affidando agli enti gestori la regolamentazione dell’accesso ai mezzi a motore.
A rendere la situazione ancora più critica è il paventato evento dedicato al fungo porcino, previsto su un’area di cinque ettari nel cuore dei Pratoni del Vivaro.
Gli ambientalisti chiedono interventi urgenti e concreti:
- l’introduzione di divieti chiari e ben segnalati di accesso e sosta nelle aree prative;
- controlli costanti e sanzioni per i trasgressori;
- un piano di tutela e gestione coerente con la vocazione naturale dell’area;
- campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e visitatori.
La salvaguardia dei Pratoni del Vivaro è una responsabilità collettiva, ma spetta alle istituzioni impedire che questo luogo venga sacrificato per incuria o disinteresse.
Difendere il Vivaro significa difendere il territorio, la biodiversità e il diritto delle future generazioni a un ambiente integro. Non c’è più tempo da perdere. Resta un ultimo interrogativo: ma i carabinieri forestali e soprattutto i guardia parco dove stanno, cosa fanno, cosa controllano? E’ imbarazzante che centinaia di macchine possano parcheggiare su luoghi protetti senza che nessuno intervenga.






