A Gaeta si è tenuta la presentazione del saggio “I due volti della rinascita italiana. Coppi e Bartali tra eroismo e rappresentazione mediale” scritto dalla giornalista Alessandra Aprile e pubblicato da deComporre Edizioni. L’incontro, patrocinato dal Comune di Gaeta e ospitato sulla terrazza del bar Chiar di Luna, ha visto la partecipazione dell’autrice, dell’editrice Sandra Cervone e dell’artista Mario Magnatti, autore dell’opera utilizzata per la copertina del libro.

Moderato dal fondatore di Sportgaetano.tv, Antonio Pio Marzullo, il confronto ha ripercorso i momenti principali delle vite di Fausto Coppi e Gino Bartali, soffermandosi sia sulle loro vicende personali sia sui principali successi sportivi che hanno caratterizzato il periodo dal 1945 al 1960. Le esperienze dei due campioni sono state inserite all’interno del contesto storico dell’Italia del secondo dopoguerra, quando il Paese era chiamato a ricostruire non solo le infrastrutture ma anche la propria identità culturale.
Alla serata hanno preso parte anche Francesco Di Fonzo, Delegato allo sport del Comune di Gaeta, e Fabio Papa, Assessore allo sport del Comune di Formia, che hanno ricordato le emozioni legate al passaggio del Giro d’Italia sul territorio locale, auspicando che eventi simili possano ripetersi in futuro.
Nel corso dell’appuntamento, Alessandra Aprile ha sottolineato: «Quest’anno si celebra l’80° anniversario del “Giro della rinascita” – come venne ribattezzato da Orio Vergani sul Corriere della Sera – ossia il primo Giro d’Italia dopo il secondo conflitto mondiale, che ripartì da Milano nel 1946 e dal quale nacque la grande rivalità tra Coppi e Bartali. Una grande rivalità sportiva, considerando l’amicizia e la stima reciproca esistenti, che ha segnato e impersonificato un importante momento storico-sociale del nostro Paese».
L’editrice Sandra Cervone ha aggiunto: «Due uomini, due campioni veri, perché hanno saputo preservare i valori umani tra persone umane. La famosa foto del “passaggio della borraccia” testimonia come essere avversari non significhi essere nemici, e questo dovrebbe essere da esempio anche nella società odierna».





