In Italia i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 30,1% rispetto al 2019. Il dato, diffuso da Istat, conferma quanto Federconsumatori denuncia da tempo: l’impennata legata al caro energia non ha mai visto un reale rientro dei prezzi, rimasti su livelli elevati anche dopo la fase acuta delle emergenze internazionali.
Se da un lato l’aumento è leggermente inferiore rispetto alla media della Ue27, nel nostro Paese si registra una particolare criticità : a fronte dei rincari, stipendi e pensioni sono rimasti fermi. Il risultato, sottolinea Federconsumatori, è un aggravarsi delle disuguaglianze sociali e la crescita del fenomeno del lavoro povero.
Secondo l’indagine Caritas di pochi mesi fa, il 23,5% degli italiani si trova oggi in condizione di povertà pur lavorando. Un dato che si affianca a quello del Rapporto Coop, che evidenzia come le scelte di consumo degli italiani siano sempre più dettate dalla necessità e dalla spesa essenziale. Le famiglie, secondo Federconsumatori, hanno già tagliato la quantità di generi alimentari acquistati e, ora, sono costrette a incidere anche sulla qualità .
L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori segnala una riduzione dei consumi di carne e pesce del 16,9%, con uno spostamento verso prodotti di qualità e prezzo inferiori. Cresce anche la ricerca di offerte e sconti: il 51% dei cittadini ha adottato l’abitudine di acquistare prodotti prossimi alla scadenza e la spesa presso i discount è aumentata del 12,1%.
Davanti a questo scenario, Federconsumatori chiede al Governo azioni urgenti per sostenere il potere d’acquisto e il mercato interno. Tra le proposte: rimodulazione dell’Iva sui beni di largo consumo (con un potenziale risparmio di oltre 516 euro annui a famiglia), creazione di un Fondo contro la povertà energetica e alimentare, finanziamenti adeguati per sanità pubblica e diritto allo studio, e una riforma fiscale equa a sostegno di redditi bassi e medi. “È necessario tornare a fare i conti con la realtà e farlo con urgenza”, richiama l’associazione.
Federconsumatori denuncia il divario tra crescita dei prezzi e stagnazione di stipendi e pensioni


