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Home » Notizie » Ambiente » Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi

Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi

Alessandra FrancesconiAlessandra Francesconi14/02/2026 ore 17:504 Mins Read Ambiente Lazio Valmontone
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Circa 42 gli anni di presenza sul territorio, oltre 70 soci volontari iscritti, 11 mezzi a disposizione tra pickup e autovetture specializzate per scenari d’emergenza, più di 260 interventi effettuati nell’arco degli ultimi 4 anni.

Con questi numeri, l’Associazione Protezione Civile di Valmontone si conferma ad oggi tra le più ampie e di rilievo sul territorio regionale, con esperienze pregresse di interventi all’estero (es. Albania, Missione Arcobaleno), fuori regione (es. sismi Umbro-Marchigiano, Amatrice e L’Aquila o alluvioni come in Campania e in Emilia Romagna) e ovviamente nel territorio laziale (es. campagne anti-incendio litorale di Latina).

Ma cosa fa esattamente la Protezione Civile? Ce lo racconta il Presidente dell’associazione valmontonese Alessio Masella, col contributo di Massimiliano Cecconi (Segretario), Francesco Fanfoni (Vicepresidente/coordinatore), Pierluigi Pizzuti (volontario, Vicesindaco del Comune di Valmontone e assessore con delega alla protezione civile).

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“Il primo aspetto da chiarire è che il Servizio Nazionale della Protezione Civile è un sistema integrato: forze armate, vigili del fuoco e organizzazioni di volontariato. Obiettivo comune è offrire prevenzione e soccorso in situazioni di emergenza, favorendo il prima possibile il ritorno alla normalità per la comunità colpita – spiega Masella; le associazioni come la nostra incarnano il volontariato puro, grazie agli sforzi di cittadini con forte senso civico e amore per il territorio in cui vivono”.

Al netto delle emergenze, quali sono le attività che vi impegnano di più durante l’anno?

Nei mesi invernali parliamo di interventi quali spargimenti di sale lungo le strade cittadine per evitare il ghiaccio, su richiesta della Sala Operativa Regionale anche al di fuori del territorio comunale, presidio a eventi ove richiesta la nostra partecipazione; in estate siamo impegnati soprattutto nella campagna contro gli incendi boschivi; noi, in particolare, interveniamo sul fronte del fuoco con i nostri automezzi, allestiti ad hoc e con i nostri volontari, formati ed equipaggiati con tutti i dispositivi di protezione individuale; spesso quando richiesto facciamo supporto ai vigili del fuoco, disponendo di una botte di 14.000 lt. Nel Lazio, spesso sono i territori del litorale – come la provincia di Latina – ad essere più esposti al rischio di incendio. Naturalmente, qualsiasi nostro intervento deve essere autorizzato dalla Sala Operativa della Protezione civile della Regione Lazio.

Cosa è previsto per coinvolgere e informare la cittadinanza?

Come negli anni passati, stiamo pianificando giornate informative all’interno delle scuole, per far conoscere ai ragazzi le norme comportamentali e buone pratiche da adottare in caso di emergenza. Tra l’altro – a breve – saremo ospitati in una nuova sede messa a disposizione dal Comune di Valmontone. Sarà una struttura più ampia e decisamente più idonea anche a organizzare eventi conoscitivi e formare i cittadini interessati.

Infine, la cura dei canali social. Ad oggi strumenti che ci permettono di interagire velocemente con la nostra comunità.

Come si arriva ad essere una tra le associazioni più importanti del territorio?

Con gli anni, soprattutto grazie alle esperienze passate. E grazie anche ai contributi pubblici e di sponsor privati che nel tempo ci hanno permesso di acquistare mezzi e dispositivi di protezione per tutti i volontari.

Cosa vuol dire crescere attraverso l’esperienza?

Possiamo raccontarti un esempio concreto di quanto abbiamo esperito durante la tragedia di Amatrice, dove siamo stati per oltre 10 mesi dal primo all’ultimo giorno dell’emergenza, conciliando comunque lavoro, famiglia e volontariato.

Nell’emergenza terremoto, ci siamo occupati di tutto. Per moltissimi aspetti eravamo preparati: es. la gestione del campo degli sfollati, la relazione con la popolazione, l’assistenza concreta (dall’assicurare servizi igienici, alla cura degli animali) ma su altre no; in qualche modo era la prima volta… come, ad esempio, prevedere tristemente l’allestimento di un sito che funzionasse da obitorio”.

Il volontario della Protezione civile è sottoposto comunque a un impegno formativo importante sia tecnico (corsi dal montaggio tende, alla guida sicura per citarne alcuni), sia relazionale (capacità di comunicare alla comunità), per sviluppare competenze specifiche e fronteggiare situazioni potenzialmente critiche o pericolose. Non è troppo per dei volontari?

Sicuramente le responsabilità che ricopriamo sono diverse e le competenze richieste sono tantissime. Però, torniamo a quanto detto all’inizio. Il senso civico e l’amore per il territorio muovono tutto il nostro impegno.

Per chiudere: quale messaggio vorreste trasmettere alla popolazione per “arruolare” giovani volontarie/volontari?

Ai giovani d’oggi diciamo di impegnarsi di più nel sociale, di esplorare e trovare stimoli per crescere, non pensare che sia tutto dovuto nella vita e di non cercare la via senza impegno e senza sacrifici.

Il volontariato di protezione civile è un volontariato “operativo”, fatto appunto di impegno e sacrifici, dove ci si sporca letteralmente le mani, ma in cambio si eredita una forte componente umana e formativa.

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Alessandra Francesconi

Giornalista

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