Il nuovo report sulla qualità dell’aria è un vero disastro per moltissimi comuni dalla Provincia di Roma a quella di Frosinone. Non sono immuni anche tantissimi comuni della Provincia di Latina, alcuni dei quali sono balzati dalla classe A3 in A1.
Uno spaccato che necessità di una azione combinata da parte delle amministrazioni locali, Arpa e Regione Lazio, per attuare i piani di risanamento dell’aria per farla tornare “respirabile” senza benzene, pm10, pm 2,5.
Sono 20 i comuni della Provincia di Latina dove la qualità dell’aria è peggiorata, tra questi Cisterna di Latina, Fondi, Cori, Priverno, Sezze, Sonnino, Maenza, Santi Cosma e Damiano, tutti in classe A1 che rappresenta la classifica dei comuni più inquinati, seguiti da Lenola, Aprilia, Monte san Biagio, Pontinia, San Felice Circeo, Latina, Gaeta, Formia, Sabaudia, Sermoneta, Terracina, che sono in classe A2 comuni molto inquinati.
Una fotografia impietosa, mentre nelle altre provincie la situazione appare ancora peggio.
A sud della Provincia di Roma, spicca il netto peggioramento di Velletri che passa dalla classe A3 ad A1, insieme ad Artena, Valmontone, Marino, Lariano, Segni, Colleferro. In classe A2 tanti comuni tra cui Grottaferrata, Ciampino, Genzano, Albano, Anzio, Nettuno, Lanuvio, Colonna, Frascati, Labico, Monte Compatri, Monte Porzio, Palestrina, Rocca di Papa, San Cesareo, Tivoli, Zagarolo.
In totale 24 comuni che sono a forte criticità per la qualità dell’aria. Un vero disastro invece per quanto riguarda la Ciociaria che da anni combatte con il risanamento dell’aria e a nulla sono valse, per esempio, le domeniche ecologiche imposte a Frosinone che resta classificata in A1. Insieme a Cassino, Alatri, Ferentino, Alvito, Anagni, Arce, Arpino, Atina, Boville Ernica, Castelliri, Castro dei Volsci, Castelliri, Ceprano, Colfelice, Fontana Liri, Isola del Liri, Paliano, Piedimonte San Gennaro, Pignataro Interamna, Pontecorvo, San Donato Val Comino, San Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico, Sant’Apollinare, Sant’Elia Fiumerapido, Sora, Strangolagalli, Supino, Torrice, Veroli.
Ben 31 comuni in fascia A1 la peggiore in assoluto come qualità dell’aria che i cittadini respirano ogni giorno. In fascia A2 comuni come, Vico Nel Lazio, San Vittore del Lazio, Posta Fibreno, Pico, Picinisco, Morolo, Guarcino, Falvaterra, Casalvieri, Capena, Broccostella.
“Il 59% dei comuni del Lazio (223) presenta una classe uguale a quella assegnata con la D.G.R. n.119/2022. Per circa il 15% di comuni (58) si registra una classe migliore rispetto alla precedente, e i comuni che ottengono una classe peggiore sono il 26% (97)” Si legge nel report di 39 pagine dell‘Arpa Lazio.
“La zonizzazione del territorio laziale, come definita dalla D.G.R. 305/2021 e confermata in fase di riesame, definisce quattro zone ai fini della tutela della salute umana per gli inquinanti NO2, SO2, C6H6, CO, PM10, PM2,5, Pb, As, Cd, Ni, B(a)P” Si legge ancora nel report. La regione divisa in zone con una nuova classificazione uscita dopo gli ultimi rilevamenti che mostrano un peggioramento della qualità dell’aria nell’ultimo quadriennio.
Le classi vengono stabilite anche sulla base degli inquinanti rilevati dalle stazioni, benzene, biossido di azoto, monossido di carbonio, piombo, arsenico, cadmio, nichel, benzopirene, il particolato atmosferio (pm10 e pm 2,5).
“Gli inquinanti più critici si confermano l’NO2, PM10, il B(a)P e il benzene, le zone più critiche si confermano l’Agglomerato di Roma e la Valle del Sacco.” Si legge nel report che porsegue ancora
“Per il particolato (PM) si evidenzia un peggioramento nelle Zone Appenninica e Litoranea e nell’Agglomerato di Roma, che passano dalla classe 2 alla classe 1. Il Benzene si conferma nella classe 4 nella Zona Litoranea, mentre migliora nell’Agglomerato passando dalla classe 3 alla
classe 4, e peggiora nelle Zone Valle del Sacco e Appenninica, passando rispettivamente dalla 3 alla 1, e dalla 4 alla 3.” Si legge nel report.
Insomma una situazione che desta preoccupazione e sulla quale si rende necessaria l’applicazione di misure di contenimento degli agenti inquinanti e piani di risanamento dell’aria con l’introduzione di giornate ecologiche, fermo delle macchine e blocco del traffico, incentivazione del trasporto pubblico, limitazioni nell’uso del riscaldamento, della produzione di Co2, delle combustioni.
Un peggioramento complessivo in questi ultimi quattro anni che deve fare rfilettere le amministrazioni locali, i comitati cittadini su come evitare che l’inquinamento produca anche rischi concreti per la salute dei cittadini, a cominciare dalle bronchiti croniche, allergie, casi di asma, ictus, fino ai tumori al polmone, che nell’area della Valle del Sacco, tra Colleferro ed Artena rappresentano una casistica da tenere sotto controllo.
La classificazione prevista dalla Regione e nel rispetto della normativa di riferimento è redatta nell’ottica di tutelare la salute umana e l’ambiente e serve a studiare strategie di intervento e valutare l’erogazione dei fondi per affrontare i vari superamenti dei livelli di inquinanti.
Dati quindi che destano maggiore preoccupazione, soprattutto tra Cori, Artena, Velletri, Lariano, Albano, Ariccia, Genzano, soprattutto per via dell’impatto ambientale che provocheranno gli insediamenti di centrali biogas, l’ampliamento della Fassa Biortolo, l’avvio dell’inceneritore di Santa Palomba e l’aumento esponenziale del transito dei mezzi pesanti e la costruzione della Bretella Cisterna Valmontone, anche se ci vorranno decenni per lal sua realizzazione. Infatti l’impatto su questi comuni è già evidente visto che comuni come Velletri, Cori Lariano ed Artena sono passati dalla fascia A3 alla fascia A1 di maggiore rischio ambientale.
Proprio in questa area a sud della Capitale, si sta concentrando maggioramente la mobilitazione dei comitati e delle associazioni: contro l’inceneritore di Santa Palomba, il cui impatto arriverà anche sul litorale coinvolgendo Anzio e Nettuno, che il comune di Roma vuole realizzare e che è al centro di polemiche, la realizzazione dell’ampliamento della Fassa Bortolo ad Artena, i cui studi parrebbero portare il coinvolgimento di oltre 20 comuni su cui ricadrebbero le polveri prodotte dallo stabilimento, nella ripresa delle attività produttive di armi tra Anagni e Colleferro con l’aumento del traffico pesante su strade spesso inadeguate.
In questo quadrilatero è necessario mettere in piedi immediatamente piani di rasanamento, come anche per la provincia di Frosinone che paga un prezzo altissimo in nome del progresso, spesso senza controllo. Le sole domeniche ecologiche da sole non bastano, serve un piano concreto che possa arginare la pessima qualità dell’aria, presente su tutta la provincia con maggiore attenzione alla salute dei cittadini.






