C’è un momento, nella liturgia nazional-popolare, in cui gli italiani tirano fuori il tricolore dal cassetto e Nord e Sud si posizionano sullo stesso parallelo. Non ci sono più differenze e siamo davvero una volta Fratelli. Danze di fiori invadono la riviera, le case sono accese e tutto è pronto. Stasera, Signore e Signori, inizia il 76esimo festival di Sanremo.
Tutti insieme, si giudica, si stona, si vota, si tifa. Tutti insieme, ci si incontra, si discute e ci si diverte. In un’atmosfera che ci imbambola e inghiotte, tutti i mali del Paese spariscono dietro un parappa-papparà, perché Sanremo è Sanremo e in fin dei conti dura poco. Lasciateci cantare.
Lavoratori che prendono le ferie, si danno per malati o irreperibili. Coppie spaiate dalla tradizione decennale della prima serata in famiglia, come a Natale. Nonne e nonni che ricordano che “quelle di una volta erano canzoni”, ma poi ballano per mesi in luccicanti balere avanguardiste sulle note di Elodie ed Elettra Lamborghini.
Tutti cantano Sanremo. Tutti. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tre anni fa presenziava la serata d’apertura più importante dell’anno (anno giudiziario e La Scala a parte) e questa volta ha ricevuto i cantanti in gara in via del tutto eccezionale. Tra di loro, nomi come Patty Pravo e Ditonellapiaga, Arisa e Luchè, Sal Da Vinci e Dargen D’Amico. Numerosi volti inediti, poi, hanno avuto la fortuna di figurare al Quirinale al loro esordio: Eddie Brock, Samurai Jay, le Bambole di Pezza ed altri ancora, e ancora, e ancora…
La vittoria di Anna Tatangelo nel 2002 per le Nuove Proposte
Tra i partecipanti, negli anni scorsi, anche la sorana Anna Tatangelo: una delle voci più potenti, estese e tecnicamente solide della musica leggera italiana.
La famosissima “ragazza di periferia” ha partecipato al Festival di Sanremo ben otto volte. La prima, nel 2002, l’ha vista vincitrice per la categoria “Nuove Proposte” con il brano “Doppiamente Fragili”. A soli 15 anni è entrata nell’albo d’oro e ha portato in alto il nome della nostra terra.
Si è sempre dichiarata “orgogliosamente ciociara”, anche nelle interviste sanremesi degli anni successivi, in cui ha riportato risultati notevoli, classificandosi terza con “Essere una donna”, nel 2006, e seconda, nel 2008, con “Il mio amico”.
Sanremo è da sempre un punto di incontro: prende voci nate lontano dai grandi centri e le rende patrimonio comune. In questo processo molti artisti portano con sé la propria terra, lasciando affiorare accenti, storie, appartenenze.
Anna Tatangelo lo ha fatto in modo esplicito, continuando a nominare Sora e la Ciociaria anche quando il successo l’aveva già proiettata dentro il circuito nazionale. Non come un’eccezione, ma come uno dei volti più riconoscibili di questo legame tra territorio e palcoscenico. La sua traiettoria — dalle selezioni locali alla vittoria tra i Giovani, fino ai piazzamenti tra i Big — racconta una continuità geografica prima ancora che artistica.
Così la distanza dai grandi poli discografici non diventa un limite da colmare, ma un’origine da rendere visibile. È in questa dinamica che la Ciociaria trova spazio dentro il Festival: non attraverso rivendicazioni programmatiche, ma tramite una presenza stabile, capace di attraversare il mainstream senza perdere il riferimento al luogo da cui è partita.






