Sono passati tre giorni dal rinnovo del Consiglio Provinciale di Frosinone, eppure è difficile smettere di pensare a quanto emerso dallo spoglio: di 12 seggi disponibili, nessuno di questi è stato assegnato ad una donna. Così l’organo sarà composto interamente da uomini: uno scenario che anni fa ci sarebbe apparso del tutto normale, ma che nel 2026 appare inaccettabile.
Non si può non pensare allora alle famose quote di genere, fortemente criticate, ma la cui assenza si fa sentire nelle situazioni in cui non sono previste. Dei 61 candidati alle Provinciali 27 erano donne, circa il 44,3%. Eppure, nessuna di loro è riuscita ad avere accesso a Palazzo Iacobucci.
Le quote di genere, introdotte per contrastare il pregiudizio
Le quote di genere – spesso erroneamente chiamate “quote rosa” – sono state introdotte per la prima volta in Italia nel 2011. La decisione non fu casuale: nel Bel Paese le donne elette in Parlamento erano sempre state un’enorme minoranza rispetto alla controparte maschile. È un dato più che indicativo, poiché – se si osservano i numeri forniti dall’Istat – queste rappresenterebbero circa il 51,2% della popolazione Italiana. La loro assenza all’interno dei luoghi amministrativi, allora, non può che essere spiegata con un’unica soluzione: il pregiudizio.
Entrate in possesso del diritto al voto soltanto ottant’anni fa, le donne italiane hanno sempre fatto fatica ad appropriarsi dei ruoli apicali. La cultura vigente in passato voleva che queste fossero troppo emotive per ricoprire delle cariche che richiedessero grosse responsabilità, e che quindi non disponessero della giusta dose di razionalità. Col tempo, fortunatamente, tale idea è andata sempre più scemando, ma i suoi strascichi continuano a farsi sentire. Le elezioni provinciali di Frosinone ne sono l’esempio lampante: le porte della politica per le donne italiane non sono ancora del tutto aperte. Sì, è vero, abbiamo una Presidente del Consiglio donna, ma il fatto che continuino a verificarsi episodi di questo tipo dimostra che la parità non è ancora stata davvero raggiunta.
I detrattori delle quote di genere
I detrattori delle quote di genere spesso si dividono in due categorie. La prima comprende coloro che credono che queste siano un’iniziativa svilente per la popolazione femminile, che, pur non essendo una minoranza all’interno del nostro Paese, viene trattata da tale. Bisogna tenere a mente, però, che le quote di genere hanno come obiettivo quello di essere una risoluzione temporanea da affiancare necessariamente ad una lotta per l’emancipazione.
La seconda categoria, invece, comprende coloro che credono che queste non siano altro che un’imposizione ingiusta. Secondo i sostenitori di questa corrente di pensiero, se le donne ad oggi non vengono elette non è perché esista una forma di pregiudizio sistematica nei loro confronti, ma perché queste sarebbero semplicemente meno competenti dei loro colleghi uomini. La domanda che urge porgersi in questo caso, allora, è: i 12 eletti al Consiglio Provinciale di Frosinone sono davvero tutti più meritevoli delle altre candidate donne? Oppure la loro elezione è stata condizionata da diversi fattori esterni?
Purtroppo è impossibile fornire a tutto ciò una risposta analitica ed ufficiale, il dubbio resterà per sempre. Non per questo, però, bisogna smettere di interrogarsi in merito: se ci si vuole avvicinare il più possibile alla verità, continuare a porsi delle domande è assolutamente necessario.







