Si parte venerdì 2 agosto a Norma, con “55 giorni”, spettacolo dell’Associazione Le Colonne che rievoca i tragici momenti del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Una drammaturgia intensa che va oltre la cronaca politica per affrontare temi profondi come giustizia, memoria e responsabilità collettiva. Un lavoro capace di far riflettere sull’impatto umano e sociale di uno degli eventi più bui della Repubblica Italiana.
Il giorno dopo, sabato 3 agosto, sempre a Norma, sarà la volta di Ascanio Celestini con il suo applauditissimo monologo “Poveri Cristi”. L’attore romano, con la sua narrazione asciutta e partecipata, porta in scena le storie dimenticate di chi vive ai margini della società. Ambientato tra le rovine della città antica di Norba, lo spettacolo si carica di un significato visivo e simbolico straordinario, diventando un grido contro l’indifferenza e un atto di resistenza civile.

A Maenza: la memoria di Matteotti per chiudere Radure 2025
Il sipario su Radure 2025 calerà sabato 10 agosto a Maenza, con lo spettacolo “diecigiugnoventiquattro”, sempre a cura dell’Associazione Le Colonne. Una narrazione teatrale dedicata all’efferato omicidio di Giacomo Matteotti, ucciso dal regime fascista nel 1924. Un’opera che fonde teatro e documentazione storica, offrendo una riflessione attuale sul valore della libertà di parola, sull’etica della politica e sul coraggio degli intellettuali.
Un festival che unisce cultura e territorio
Con questi tre appuntamenti, Radure 2025 chiude il suo percorso nel segno del teatro d’impegno, della narrazione civile e della memoria storica viva. La rassegna si conferma come un vero e proprio laboratorio culturale, capace di valorizzare i piccoli borghi dei Monti Lepini intrecciando arte scenica, storia e paesaggio.


