Ragazzi armati di coltelli in Italia, purtroppo sono sempre di più, sembrerebbe la tendenza del momento, la situazione è di grave allarme sociale.
I recenti fatti di cronaca di La Spezia (uno studente ucciso a scuola con una coltellata) e Sora (uno studente ferito con una lama davanti alla scuola) denotano quanto evidenziato. In queste circostanze torna vivo il ricordo dell’altrettanto grave episodio che riempì le pagine di cronaca in provincia di Frosinone, quando nell’ottobre del 2024 a Ferentino uno studente liceale venne ferito da una coltellata inferta da un altro studente all’uscita di scuola in via Antica Acropoli.
Abbiamo girato la domanda dell’allarme corrente all’ex preside Fabio Magliocchetti, attuale consigliere comunale di Ferentino: «Il disagio giovanile – spiega – è un fenomeno complesso, che non può essere affrontato in termini semplicistici, ma necessita di un modello complesso di causalità , che tenga conto dell’interazione dei fattori di rischio con fattori di protezione: fondamentale è l’azione preventiva e proattiva delle istituzioni pubbliche per intercettare ed intervenire in tempo sulle problematiche delle povertà educative che accentuano il rischio di comportamenti aggressivi e socialmente pericolosi. Essenziale è in questo senso il contributo dei Comuni, Ferentino compreso, per prevenire e intervenire nelle situazioni di insuccesso formativo, dispersione scolastica, disagio relazionale e di apprendimento, con la promozione della competenza emotiva, cognitiva e relazionale e quindi del  benessere di tutta la comunità scolastica, con il rafforzamento della collaborazione tra scuola, famiglia e servizi territoriali. Il Comune dovrebbe istituire e finanziare il servizio Socio-Psicopedagogico consistente in un’equipe professionale, composta da psicologi, pedagogisti, sociologi, mediatori linguistici e culturali, operante in tutte le scuole del territorio con azioni orientate agli studenti, al personale scolastico e alle famiglie».
Secondo lei perché oggigiorno così tanti coltelli nelle tasche o negli zaini dei ragazzi?
«E’ un problema di mancanza delle famiglie – ha replicato Magliocchetti -. E anche questioni di carattere culturale. Uscire di casa con un coltello significa che o è un comportamento comune in famiglia, oppure che la famiglia è totalmente assente. Perciò occorre un investimento di risorse importante per affrontare il disagio giovanile. Oltre agli aspetti noti relativi ai problemi che riguardano gli immigrati di seconda e terza generazione che sviluppano un rifiuto della loro condizione di difficoltà economica e sociale».
Per contrastare il grave fenomeno il Governo italiano sta lavorando a misure di sicurezza urgenti. Tra i vari provvedimenti spunta il metal detector nelle scuole più a rischio e multe da 200 a 1.000 euro ai genitori (o a chi sorveglia i minori di 18 anni) dei ragazzi armati di coltello. Inoltre si va verso il divieto assoluto di porto di coltelli e lame, proibita la vendita ai minori e novità sulle patenti di chi non rispetta il divieto, idem per passaporti, permessi di soggiorno in caso di ragazzi stranieri ed espulsioni più facili. (foto di repertorio)


