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Ecomafia, nel Lazio 2.358 reati ambientali nel 2025: Roma e Latina tra le province più colpite

Di Redazione • • • Regione Lazio

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Sono 2.358 i reati ambientali registrati nel Lazio nel corso del 2025, una media di oltre sei illeciti al giorno, pari a circa uno ogni 3,7 ore. Il dato emerge dal Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, che colloca la regione al quinto posto in Italia per numero complessivo di reati contro l’ambiente.

Il bilancio evidenzia una diminuzione rispetto ai 2.654 illeciti rilevati nel 2024, ma il Lazio continua a rappresentare una quota significativa del fenomeno nazionale: i reati registrati nella regione corrispondono infatti al 6,6% del totale italiano.

A livello territoriale, il maggior numero di illeciti è stato rilevato nella Città Metropolitana di Roma, con 1.113 reati, seguita da Latina con 541, Frosinone con 228, Viterbo con 150 e Rieti con 135.

La presentazione del rapporto da parte di Legambiente

Roma al quarto posto nella classifica nazionale

La provincia di Roma mantiene una posizione di rilievo anche nella graduatoria nazionale. Con 1.113 reati ambientali accertati nel 2025, la Capitale e il suo territorio metropolitano si collocano al quarto posto in Italia, esattamente come nell’edizione precedente del rapporto.

Nel 2024 i reati erano stati 1.021. Tra le prime venti province italiane per numero di illeciti compare anche Latina, con i suoi 541 casi.

Il quadro complessivo è accompagnato da un’intensa attività di controllo. Nel Lazio sono stati effettuati 109.822 controlli, con 2.140 persone denunciate, 17 arresti e 511 sequestri. Gli illeciti amministrativi rilevati sono stati 5.391, mentre le sanzioni amministrative hanno raggiunto quota 4.081.

Rifiuti, il problema resta aperto

Uno dei capitoli più rilevanti del rapporto riguarda il ciclo dei rifiuti.

Nel 2025 nel Lazio sono stati accertati 859 reati legati allo smaltimento illecito, dato che colloca la regione al quarto posto nella classifica nazionale. Rispetto all’anno precedente si registra un lieve aumento: nel 2024 i casi erano stati 848.

Anche in questo settore Roma presenta numeri particolarmente elevati. La provincia è infatti al terzo posto in Italia per reati nel ciclo dei rifiuti, con 347 illeciti, in aumento rispetto ai 300 del 2024.

Seguono Latina con 193 casi, Frosinone con 124, Viterbo con 59 e Rieti con 42.

Un altro dato riguarda gli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti. Nel periodo compreso tra il 2013 e aprile 2026 nel Lazio ne sono stati censiti 162, una media superiore a 13 impianti interessati ogni anno. La regione si colloca così al quarto posto nazionale anche per questo fenomeno. L’ultimo in ordine di tempo l’incendio alla ReMat di San Giorgio a Liri sul quale si attendono ancor agli esiti dei riscontri investigativi della Procura di Cassino.

Abusivismo edilizio, 461 reati nel 2025

Un’altra voce importante del rapporto è quella relativa all’abusivismo edilizio.

Nel Lazio sono stati registrati nel 2025 461 reati, con una diminuzione significativa rispetto ai 746 dell’anno precedente. Nonostante il calo, la regione resta al sesto posto in Italia.

Roma conta 155 reati e occupa il decimo posto nella graduatoria nazionale delle province. Latina, con 108 casi, si colloca invece al tredicesimo posto.

Più distanti Frosinone, con 41 reati, Rieti con 36 e Viterbo con 33.

Animali, patrimonio culturale e incendi boschivi

Il rapporto prende in esame anche le illegalità commesse contro gli animali. Nel Lazio sono stati registrati 398 reati, dato che porta la regione al nono posto nazionale.

La maggior parte dei casi è concentrata nel territorio romano, con 260 reati. Seguono Latina con 71, Rieti con 29, Viterbo con 16 e Frosinone con 13.

Particolarmente significativo anche il dato relativo ai reati contro il patrimonio culturale. Il Lazio è terzo in Italia, con 236 furti o gravi infrazioni ai danni di opere d’arte e beni culturali.

Sono inoltre 254 i reati di incendio boschivo registrati nel territorio regionale.

Corruzione ambientale, Lazio terzo per inchieste

La fotografia del fenomeno si completa con i dati relativi alla corruzione in materia ambientale. In questo caso la classifica prende in considerazione un arco temporale più ampio, compreso tra gennaio 2010 e aprile 2026.

Nel periodo considerato, nel Lazio sono state censite 194 inchieste, dato che colloca la regione al terzo posto nazionale.

Numeri che, nel complesso, restituiscono un quadro articolato: da una parte la diminuzione del numero complessivo dei reati ambientali e dell’abusivismo edilizio rispetto al 2024, dall’altra la crescita degli illeciti legati al ciclo dei rifiuti e la persistente incidenza di diverse forme di criminalità ambientale.

Legambiente: “La piaga dell’ecomafia rimane fortissima”

A commentare i dati è Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, secondo il quale l’ecomafia continua a rappresentare un problema rilevante per il territorio regionale.

“Smaltimento illecito dei rifiuti e abusivismo edilizio su tutti, continuano a infliggere ferite profonde sui nostri territori e sulle comunità locali”, sostiene Scacchi.

Il presidente di Legambiente Lazio indica quindi tra le priorità il contrasto al cemento illegale, il recupero delle aree interessate dall’abusivismo e una maggiore attenzione al consumo di suolo e agli scarichi illegittimi.

Sul fronte dei rifiuti, viene invece evidenziata la necessità di contrastare le discariche abusive e di completare le infrastrutture necessarie per garantire lo smaltimento corretto dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata.

Per Legambiente, il contrasto ai reati ambientali deve passare anche attraverso l’attività delle forze dell’ordine e un rafforzamento delle politiche territoriali.

I numeri del Rapporto Ecomafia 2026 mostrano dunque una situazione ancora complessa per il Lazio: 2.358 reati ambientali in un anno, centinaia di casi legati ai rifiuti e all’abusivismo e una presenza significativa di illeciti che coinvolgono patrimonio culturale, animali e territorio. Un quadro che continua a porre il tema della tutela ambientale tra le questioni centrali per le comunità regionali.

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