Un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio per chiedere l’intervento della magistratura amministrativa contro quello che viene definito un “silenzio-inadempimento” da parte del Comune di Artena. È questa l’iniziativa promossa dal Comitato “Uniti per la Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute”, assistito dall’avvocato Giovanni Pallottino, in merito al contestato ampliamento dello stabilimento della società Fassa presente in località Valle della Pescara.
Il ricorso, depositato al TAR Lazio, non riguarda direttamente il merito dell’intervento industriale, ma punta ad ottenere una pronuncia sull’inerzia dell’amministrazione comunale rispetto a una diffida presentata nell’aprile 2026.
I motivi del ricorso al TAR
Secondo quanto sostenuto dal legale del Comitato, il Comune di Artena non avrebbe dato seguito entro i termini previsti dalla legge all’istanza con cui veniva chiesto di verificare la legittimità dei lavori di ampliamento dell’impianto produttivo.
Al centro della contestazione vi è la presunta decadenza dei titoli edilizi rilasciati negli anni per l’ampliamento dello stabilimento. Nel ricorso si sostiene che i permessi di costruire concessi per la realizzazione delle nuove strutture sarebbero decaduti per mancato avvio effettivo dei lavori entro i termini stabiliti dalla normativa urbanistica.
Secondo questa ricostruzione, l’effettivo avvio delle opere sarebbe avvenuto soltanto nel luglio del 2024, quando – secondo i ricorrenti – i titoli edilizi non sarebbero stati più validi.
Contestata la mancata repressione dell’abuso edilizio
Il Comitato ritiene che, una volta accertata la presunta decadenza del permesso di costruire, il Comune avrebbe dovuto attivare i poteri di vigilanza e repressione previsti dal Testo Unico dell’Edilizia.
Nel ricorso viene infatti sostenuto che le opere attualmente in corso sarebbero prive di un valido titolo edilizio e che l’amministrazione avrebbe l’obbligo di adottare i relativi provvedimenti sanzionatori.
Da qui la diffida notificata al Comune nell’aprile scorso e la successiva iniziativa davanti al TAR, dopo il mancato riscontro dell’ente entro i termini previsti dalla legge.
Le preoccupazioni per ambiente e territorio
Tra gli elementi evidenziati nel ricorso vi sono anche le possibili ricadute ambientali del progetto di ampliamento. Il Comitato richiama la prevista realizzazione di un impianto per la produzione di calce con l’installazione di due grandi forni industriali e sottolinea il possibile aumento di emissioni, traffico pesante, consumo di risorse idriche e impatto sulle attività agricole presenti nell’area.
Secondo i ricorrenti, l’impianto sorgerebbe in un contesto a prevalente vocazione agricola, nelle vicinanze dei territori di Artena, Giulianello, Cori e Rocca Massima.
La richiesta al TAR Lazio
Attraverso il ricorso redatto dall’avvocato Giovanni Pallottino, il Comitato chiede al TAR di accertare l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Artena sulla diffida presentata ad aprile e di ordinare all’amministrazione di pronunciarsi formalmente sulla vicenda.
In subordine, viene chiesta la nomina di un commissario ad acta che possa intervenire in sostituzione del Comune qualora l’ente continui a non adottare alcun provvedimento.
La vicenda approda così nelle aule della giustizia amministrativa, dove il TAR Lazio sarà chiamato a valutare se il Comune abbia effettivamente omesso di esercitare i propri poteri e se sussista l’obbligo di pronunciarsi sulle richieste avanzate dal Comitato.
Vale la pena ricordare che su questa vicenda è intervenuta la Procura della Repubblica di Velletri che ha contestato alla Fassa un presunto abuso edilizio sulla costruzione dei nuovi forni di calcinazione e che il comune di Artena ha emesso l’ordinanza di sospensiva dei lavori, ma scaduti i 45 giorni previsti dalla legge, invece di adottare i provvedimenti consequenziali, non ha fatto nulla consentendo così alla Fassa di riprendere i lavori.
E’ stato lo stesso TAR che si è già espresso, respingendo il ricorso della Fassa contro la sospensiva del Comune, a ricordare all’amministrazione di Artena che avrebbe potuto procedere ad emettere i provvedimenti previsti dalla normativa al riguardo, indipendentemente dall’iter giudiziale, ma l’amministrazione Carocci, dopo i proclami, ha preferito non fare nulla.





