La proposta avanzata dal consigliere comunale Domenico Marzi durante l’ultimo question time del 6 novembre scorso nel consiglio comunale di Frosinone, di valutare la possibilità di trasferire i rifiuti di via Le Lame nella cava dismessa di Monte San Giovanni Campano, ha scatenato un’ondata di polemiche e reazioni indignate.
Il primo a intervenire è stato il sindaco di Monte San Giovanni Campano, affiancato da Fare Verde, che ha respinto con fermezza l’ipotesi, definendola inaccettabile per un territorio già provato da emergenze ambientali e da anni di battaglie contro l’inquinamento.
Fiorini (PSI): “Proposta distopica e offensiva per i cittadini”
Sull’argomento è tornato anche Lorenzo Fiorini, esponente del Partito Socialista Italiano, che ha espresso una posizione netta:
“Un intrepido consigliere comunale di Frosinone, forse poco avvezzo al rispetto dei territori, ha proposto di spostare le centinaia di tonnellate di rifiuti non caratterizzati dal deposito di via Le Lame alla cava dismessa in zona Ripiani/Bagnara, tra Veroli e Monte San Giovanni Campano. Una proposta che manifesta una forte discriminazione del dettato costituzionale e un evidente disinteresse per la salute pubblica”.
Fiorini parla di “disprezzo per la salute comune” e di un “barbaro disinteresse per la tutela ambientale”, ribadendo solidarietà al sindaco di Monte San Giovanni Campano e ai cittadini del territorio.
“Via Le Lame va bonificata, non spostata altrove”
Il socialista punta il dito contro l’inerzia amministrativa del capoluogo: “Da vent’anni – afferma Fiorini – il Comune di Frosinone non ha fatto ciò che avrebbe dovuto: smaltire i rifiuti e bonificare via Le Lame, uno dei luoghi più compromessi dal punto di vista ambientale”.
Il consigliere sollecita le istituzioni provinciali a intervenire, chiedendo trasparenza e responsabilità.
Emergenza ecomafie e rischio “terra dei fuochi”
Nel suo intervento, Fiorini ha allargato la riflessione alla condizione ambientale dell’intera provincia:
“Il nostro territorio è vittima di continui soprusi e reati ambientali. Le ecomafie si infiltrano nel tessuto economico e produttivo con la complicità o l’indifferenza della politica. Siti come il SIN della Valle del Sacco, la ex Olivieri di Ceprano, l’incendio della Mecoris a Frosinone o le discariche interrate di Nocioni a Cassino sono esempi di un’emergenza che non si vuole affrontare davvero”.
Secondo il rapporto 2025 di Legambiente, il Lazio è al quinto posto in Italia per reati ambientali, con le province di Roma, Frosinone e Latina che registrano un aumento del 20% rispetto al 2024.
“È ora – conclude Fiorini – di alzare un muro invalicabile contro chi commette reati ambientali. Le conseguenze sono devastanti, non solo per l’ambiente ma anche per la salute e l’economia. I reati ambientali devono essere perseguiti senza se e senza ma”.



