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Home » Notizie » Prima pagina » Sanità Lazio, Palmacci: «Ambito ottimale regionale penalizza i cittadini. Si torni ai distretti ASL»

Sanità Lazio, Palmacci: «Ambito ottimale regionale penalizza i cittadini. Si torni ai distretti ASL»

RedazioneRedazione23/11/2025 ore 07:123 Mins Read Prima pagina Regione Lazio
Arcangelo Palmacci

Nel dibattito sanitario regionale si parla sempre più spesso di “ambito ottimale di garanzia”, una formula che dovrebbe indicare il territorio entro cui ogni cittadino può accedere in maniera equa alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale.
In teoria uno strumento pensato per garantire prossimità e qualità. In pratica, nel Lazio, un sistema che sta generando disuguaglianze e nuovi ostacoli.

A denunciarlo è Arcangelo Palmacci, segretario provinciale di Azione e referente territoriale di Terracina, che definisce il modello scelto dalla Giunta Rocca «un paradosso che moltiplica le distanze invece di ridurle».

«Ambito ottimale? Nel Lazio coincide con l’intera Regione»

La scelta dell’amministrazione guidata da Rocca è stata quella di estendere l’ambito ottimale a tutto il territorio regionale.
Questo significa, spiega Palmacci, che anche per prestazioni essenziali i cittadini possono essere inviati in strutture lontane decine o centinaia di chilometri dal luogo di residenza.

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«È un modello inefficiente e profondamente ingiusto», commenta.
A essere penalizzate, ancora una volta, sono le fasce più fragili:

  • anziani
  • persone con disabilità
  • malati cronici
  • cittadini privi di mezzi di trasporto
  • famiglie con difficoltà economiche

Per molti, di fronte a spostamenti così gravosi, l’unica alternativa diventa rinunciare alla prestazione oppure rivolgersi al privato, alimentando l’aumento della spesa sanitaria a carico delle famiglie.

«Così si tradiscono universalità, equità e prossimità»

Secondo Palmacci, il risultato è la trasformazione dell’ambito ottimale «in un artificio burocratico che produce diseguaglianze invece di eliminarle».
Un sistema che contraddice:

  • il principio di universalità del SSN
  • il diritto alla prossimità dei servizi
  • il valore costituzionale dell’uguaglianza nell’accesso alle cure

«Altro che abbattimento delle liste d’attesa – afferma – si sta verificando esattamente il contrario. Sembra un trucco».

La proposta: «L’unico ambito davvero ottimale è il distretto sanitario»

Per il segretario di Azione, la soluzione è una sola: tornare alla dimensione dei distretti sanitari, che rappresentano il vero presidio territoriale del cittadino.

«È nel distretto che si costruisce la continuità assistenziale, la presa in carico, la fiducia. È lì che ognuno ha il proprio riferimento. È lì che la Regione deve individuare l’ambito di garanzia, non in un territorio vasto come tutto il Lazio».

Palmacci sottolinea anche che il 2026, indicato come termine di revisione dall’Amministrazione regionale, «è una data troppo lontana». Serve agire subito, per evitare che migliaia di persone continuino a restare distanti — fisicamente e socialmente — dal diritto alle cure.

«La sanità deve tornare a parlare il linguaggio dell’umanità»

Il messaggio finale è netto:

«Se la sanità pubblica vuole essere all’altezza della sua missione, deve tornare a parlare il linguaggio della prossimità, dell’equità e dell’umanità. Altrimenti il diritto alla salute rischia di restare una promessa astratta, negata proprio a chi ne ha più bisogno».

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