A Frosinone si alza ancora lo scontro istituzionale all’interno del Consiglio comunale. I consiglieri di opposizione e alcuni esponenti della maggioranza “dissidente” hanno presentato uno esposto formale alla Prefettura di Frosinone e al Ministero dell’Interno chiedendo di valutare lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell’articolo 141 del Testo Unico degli Enti Locali, denunciando una «grave e persistente violazione di legge».
La richiesta, inviata anche al segretario generale del Comune e datata 2 settembre 2026, sostiene che da oltre tre mesi il Consiglio sia di fatto paralizzato per la mancata elezione del presidente dell’assemblea.
A firmarla, Anselmo Pizzutelli, Pasquale Cirillo, Norberto Venturi, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Giovanni Martino, Teresa Petricca, Paolo Fanelli, Angelo Pizzutelli e Fabrizio Cristofari.
L’esposto: “Consiglio paralizzato da oltre tre mesi”
Nel documento i firmatari ricostruiscono la vicenda istituzionale iniziata con le dimissioni del presidente del Consiglio comunale, presentate il 30 maggio 2026 con effetto immediato. Successivamente, il 30 giugno e il 3 luglio, si sono dimessi anche due componenti dell’Ufficio di Presidenza, tra vicepresidenti e consiglieri segretari.
Secondo i consiglieri, nonostante siano trascorsi oltre tre mesi, la maggioranza non ha ancora provveduto ad eleggere il nuovo presidente, determinando una situazione che impedisce il normale funzionamento dell’assemblea cittadina.
Il richiamo della Prefettura al Comune
Nell’esposto viene richiamata anche una nota della Prefettura di Frosinone del 18 agosto 2026, emessa sulla base di un parere del Ministero dell’Interno.
Secondo quanto riportato nel documento, la Prefettura avrebbe evidenziato che, in base allo Statuto comunale, il vicepresidente vicario potrebbe continuare a convocare il Consiglio per procedere all’elezione del presidente e degli altri componenti dimissionari, oltre che per discutere eventuali argomenti urgenti, così da garantire la continuità dei lavori consiliari.
Solo atti improrogabili: la contestazione alla maggioranza
I consiglieri ricordano inoltre quanto avvenuto durante l’ultima seduta del 30 luglio 2026. In quell’occasione, sulla base di un parere acquisito dall’amministrazione comunale, la maggioranza avrebbe sostenuto che, in assenza del presidente del Consiglio, l’assemblea possa approvare esclusivamente atti «non ulteriormente procrastinabili» oppure indispensabili per evitare danni all’ente.
Una interpretazione che i firmatari contestano apertamente, sostenendo che tale limitazione abbia di fatto bloccato l’attività ordinaria del Consiglio comunale.
La richiesta di scioglimento del Consiglio comunale
Nella parte conclusiva della segnalazione, opposizione e dissidenti chiedono alla Prefettura e al Ministero di verificare se sussistano i presupposti previsti dall’articolo 141, comma 1, lettera a, del Decreto Legislativo 267/2000, norma che disciplina lo scioglimento dei Consigli comunali in caso di gravi e persistenti violazioni di legge.
Secondo i consiglieri, la paralisi amministrativa impedirebbe all’assemblea di deliberare se non sugli atti ritenuti improrogabili e limiterebbe il pieno esercizio del mandato dei rappresentanti eletti dalla comunità .
L’iniziativa intrapresa, ma che era nell’aria, rappresenta un nuovo capitolo della crisi politica che da mesi attraversa Palazzo Munari e che ruota proprio attorno alla mancata ricostituzione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale, l’elezione del Presidente del Consiglio e sulla crisi perenne della maggioranza che sostiene ad intermittenza, il sidanco Mastrangeli,








