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Home » Notizie » Rubriche » Sulle tracce del tempo: Sentiero Monti Tuscolani

Sulle tracce del tempo: Sentiero Monti Tuscolani

Maurizio BocciMaurizio Bocci16/05/2025 ore 09:305 Mins Read Rubriche
La vista lungo il sentiero dei monti Tuscolani
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Il sentiero dei Monti Tuscolani prende avvio dal piazzale del convento di San Silvestro di Monte Compatri (quota 625 metri), posto in un punto particolarmente panoramico su Roma e su tutta la valle del Sacco.

Poco più in basso è possibile visitare la cappella della Madonna del Castagno, chiamata così perché su un imponente albero di castagno i Carmelitani, che vivevano in regime di clausura, avevano posizionato nel 1605 l’effige della Madonna con il Bambin Gesù oggetto di eccessiva venerazione da parte degli abitanti di Monte Compatri.

Protetta originariamente la statua con una cappella di legno, nel 1675 fu realizzata la chiesetta in muratura.

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Dal piazzale di fronte al convento, si sale per un chilometro lungo la strada asfaltata fino alla località “Pratarena” (quota 700 metri).

Al culmine della salita, si può osservare un bellissimo panorama con Monte Salomone sulla sinistra e, davanti a noi, il recinto interno dell’antico Vulcano Laziale.

Si prosegue in discesa fino a raggiungere la strada sterrata; la si percorre per circa 150 metri e poi si volta a sinistra per prendere uno stradello che conduce al “Piantato”.

Il bosco

Questo bosco, localizzato a quota 660 metri, è costituito da due zone con differenti caratteristiche di vegetazione. La prima zona rappresenta una delle poche aree boschive dei Colli Albani – insieme al Bosco del Cerquone e al Parco Chigi – dove sono ancora presenti numerosi esemplari di alberi del bosco misto QTA (querce, tigli, aceri).

È possibile, per esempio, ammirare imponenti esemplari di cerro, una grande quercia che si riconosce facilmente per la caratteristica ghianda di forma bislunga, con una cupola con squame lunghe e ricurve verso l’esterno che le conferiscono il caratteristico aspetto “a riccio”.

La corteccia di questo albero è particolarmente pregiata perché contiene un’elevata percentuale di tannino utilizzato per conciare le pelli.

Tra le querce caducifoglie troviamo anche la roverella, con ghiande ovali di circa 2 centimetri, la quercia più diffusa in Italia caratteristica per le foglie secche che restano attaccate ai rami durante l’inverno. Numerosi poi gli esemplari di tiglio nostrano e di acero campestre.

Nel sottobosco sono presenti, tra le varie piante: l’olmo comune e il sambuco nero, pianta – quest’ultima – conosciuta sin dall’antichità, come testimonia la gran quantità di semi rinvenuta presso insediamenti preistorici.

Sui Monti Tuscolani è possibile trovare anche esemplari di storace, piccolo alberello caducifoglio molto raro e, quindi, protetto con legge regionale.

In passato i rami venivano usati per farne fruste mentre in Grecia, ai tempi di Erodoto, serviva per provocare il flusso mestruale.

La seconda area, che s’incontra lungo il lato nord del bosco, è caratterizzata dalla presenza di vegetazione introdotta dall’uomo – per l’appunto il Piantato – con alberi di noce, di fico, di ciliegio selvatico e di robinia.

Una peonia

Nella fascia di margine del bosco, sempre sul lato nord, tra le specie più importanti appartenenti alla vegetazione spontanea si possono osservare la rosa canina, il biancospino e la berretta del prete, i cui frutti hanno una caratteristica forma che ricorda il “nicchio”, cappello da prete a tre punte, da cui il nome volgare della pianta.

In questa zona si trovano i resti di tre cisterne romane costruite tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Della prima, detta “colle dei Pollastri”, rimane soltanto una delle navate mentre della seconda, detta “casaccia bassa”, è possibile vedere la lunga parete esterna.

La più “intatta” (per così dire…) è la terza cisterna, detta “casaccia”, a tre navate longitudinali e sei trasversali, di cui è possibile ammirare i pilastri e i muri sui quali poggiava la copertura.

Attraversato il bosco del Piantato, dopo circa 500 metri si arriva a una biforcazione con a sinistra il sentiero che lambisce Monte Salomone.

Da qui si prosegue in direzione di Rocca Priora e dopo 200 metri, svoltando a sinistra, inizia la ripida salita che conduce alla cima di Monte Salomone (quota 773 metri).

La caratteristica di questa zona è la presenza della peonia maschio, una pianta molto rara sui Colli Albani e per questo motivo protetta dal una legge regionale sin dal 1974.

Anche se è abbastanza raro incontrarla, le fioriture primaverili non passano inosservate sia per le loro dimensioni e sia per lo sgargiante colore purpureo.

Su questi prati in primavera è possibile osservare anche la meravigliosa e spettacolare varietà cromatica e i profumi di varie essenze come la ginestra, il biancospino e la vescicaria.

Il sentiero dei Monti Tuscolani, prosegue ridiscendendo dal versante opposto a quello dal quale siamo saliti verso Monte Salomone e, superata una pineta sulla nostra destra, si volta a destra su un sentiero in leggera salita.

La Collina degli Asinelli

Quasi alla fine del nostro percorso si arriva davanti alla fattoria didattica Collina degli Asinelli – di cui si consiglia la visita – e si prosegue sino a raggiungere di nuovo il piazzale di San Silvestro da cui eravamo partiti, terminando così il sentiero dei Monti Tuscolani.

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Maurizio Bocci

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