Alla fine il presidente del consiglio comunale di Sora, Francesco Facchini ha convocato l’assise comunale. Spinti dalle firme del Comitato Cittadino del Territorio che ha protocollato lo schema di delibera con 779 firme certificate, che rappresentano cittadini, imprenditori, ma soprattutto famiglie e dall’opinione pubblica, il presidente del consiglio ha dovuto procedere alla convocazione del consiglio comunale che si terrà il prossimo 23 settembre alle ore 16 e in seconda convocazione giovedì 24 alle ore 17.
Questa volta il sindaco Luca Di Stefano, non è riuscito nell’intento di far decadere la richiesta dei cittadini nel dimenticatoio, come ha già fatto in altre occasioni, proprio per via della richiesta protocollata.
La convocazione però arriva ben oltre i 90 giorni previsti dallo Statuto comunale per le richieste avanzate dai cittadini. Ci sono voluti 132 giorni per vedere accolta una richiesta dei cittadini.

Adesso bisognerà capire cosa intenderà fare il consiglio comunale, ma soprattutto cosa intederà fare il sindaco Luca Di Stefano e la sua eterogenea maggioranza. Vale la pena ricordare che Di Stefano governa Sora con una coalizione che va dalla Lega al Partito Democratico insieme alle liste civiche che fanno riferimento a Di Stefano.
Il sindaco attuale, in campagna elettorale, è stato un fermo assertore della proposta del comitato dell’uscita del comune di Sora dal perimetro della contribuenza del Consorzio della Conca. Articoli sui giornali, dichiarazioni pubbliche, promesse di redigere tra i primi atti da Sindaco la delibera di uscita dal consorzio di Sora.
Invece sono passati cinque anni ormai e ci sono volute 779 firme protocollate per ricordare al Sindaco una delle tante promesse elettorali inevase.
Cosa deciderà di fare Di Stefano e la sua maggioranza? Rispetterà gli impegni presi in campagna elettorale di uscire dal consorzio, oppure si allineerà e lascerà tutto invariato? Il tema è sentito in città, proprio perchè questa decisione potrebbe avere ripercussioni sugli altri comuni dove sono nati analoghi comitati, come nel caso di Isola del Liri.
C’è da considerare inoltre il dato politico. FDI negli anni scorsi, quando era all’opposizione in Regione Lazio, aveva sostenuto le ragioni del comitato di cui è presidente Ennio Bruni, noto imprenditore locale, salvo poi cambiare opinione dopo aver vinto le recenti elezioni regionali.
Che ruolo avrà oggi FDI che in consiglio comunale è all’opposizione al sindaco Di Stefano? Che posizione prenderà? Stesso discorso vale per il resto dei consiglieri di opposizione. Discorso a parte per il PD che ha sempre difeso i consorzi di bonifica.
Resta quindi il pallino in mano al sindaco Luca Di Stefano, la cui decisione può anche cambiare il corso della sua esperienza politica. Infatti è noto a tutti che il centro destra maggiormente compatto dopo l’esito delle provinciali, ha pronto un candidato per sostituire Luca Di stefano alla presidenza della Provincia e nel centro sinistra, o almeno in una parte del Partito Democratico non è naufragata l’ipotesi della presidenza ad Enzo Salera, attuale sindaco di Cassino.
Di Stefano quindi nonostante ci stia provando, pare proprio non trovare spazi nel centro destra e nel centro sinistra si stanno riducendo. Questo scenario potrebbe ripresentarsi tra qualche mese alle elezioni comunali. Di Stefano dovrebbe ripresentarsi a Sindaco ma non è chiaro con quale coalizione.
Quindi, decidere in un senso o nell’altro, rappresenta per l’attuale sindaco e presidente della Provincia un vero terno all’otto. Decidere di rimanere nel perimetro del Consorzio, significa mettersi contro 779 famiglie, e forse anche molte di più visto che le tasse della bonifica, soprattutto quella sugli immobili, sono considerate un balzello inopportuno, non dovuto e soprattutto molto caro.
Decidere di uscire dal Consorzio significherebbe chiudere definitamente la porta per eventuali accordi con il centro destra.
Ma cosa chiedono i firmatari della petizione? Di uscire dal perimetro di contribuenza del Consorzio di Bonifica Conca di Sora e di non aderire al costituedendo Consorzio unico sud-est, che racchiude i tre consorzi di Bonifica della provincia e del quale sono stati nominati due commissari, dall’assessore all’agricoltura Giancarlo Righini.
Chiedono di non pagare più la tassa consortile sugli immobili, una seconda IMU mascherata da contributo consortile. L’uscita dal perimetro della contribuenza significa anche che tutte le opere di manutenzione passerebbero in capo al Comune. Resterebbe in capo ai cittadini solo il pagamento dell’irrigazione e vale soprattutto per le aziende agricole.
Sicuramente i prossimi giorni serviranno al sindaco Di Stefano per capire come muoversi su questa richiesta, che sembra essere una palude politica, ma soprattutto come cercare di uscirne.
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