La situazione dello stabilimento Stellantis di Cassino continua a preoccupare se il Governo non interverrà.
È quanto denuncia Lorenzo Fiorini, esponente del PSI di Frosinone, che commenta con toni duri le indiscrezioni sulla trattativa in corso per la vendita di Maserati agli arabi da parte della società di consulenza McKinsey, incaricata dal gruppo automobilistico.
Secondo Fiorini, l’offerta avanzata agli emiratini includerebbe anche Alfa Romeo e il Cassino Plant, trattati “come un 3×2 da supermercato”. Una strategia che, a suo dire, conferma come per il management Stellantis lo stabilimento cassinate rappresenti ormai una “zavorra”.
«Non serve un sillogismo aristotelico – sottolinea Fiorini – per comprendere che, nelle logiche aziendali, anche i lavoratori finiscono per essere considerati zavorra».

Linee produttive ferme e lavoratori in difficoltà
Il quadro descritto dal rappresentante socialista è drammatico: le linee Maserati sono ferme, quelle Fiat e Alfa Romeo vanno a singhiozzo, mentre migliaia di operai e l’indotto vivono solo grazie agli ammortizzatori sociali. A pagarne le conseguenze, denuncia Fiorini, è l’intero tessuto economico e sociale del territorio, ormai “sfibrato e in agitazione”.
Nessuna strategia dal governo
Fiorini critica duramente sia il governo Meloni che la Regione Lazio: «Non si vede il minimo interessamento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy al futuro del distretto cassinate. Anche la Regione Rocca sembra non percepire la reale portata della crisi, illudendosi di risollevare Cassino Plant entro il 2030 con investimenti promessi a Monaco di Baviera dall’assessore Angelilli».
Ritardo sull’elettrico e ipotesi idrogeno
L’esponente PSI mette in dubbio anche la strategia industriale europea basata sull’auto elettrica, definendola «un boomerang energetico e ambientale». Secondo Fiorini, «l’alternativa è l’idrogeno, perché i costi per recuperare il gap con la Cina sull’elettrico sono improponibili».
La proposta: golden share e riconversione
Per il futuro dello stabilimento, Fiorini propone un intervento diretto dello Stato:
«Un sito di interesse nazionale come Cassino Plant non può essere smembrato né chiuso. È necessario valutare la possibilità di una gestione in partenariato tra Stato e aziende, con una golden share pubblica e la riconversione in attività legate alla difesa nazionale. Visti i tempi, è una scelta necessaria: lo scenario internazionale impone deterrenza e sicurezza».
Il monito è chiaro: senza un intervento concreto, quello di Cassino rischia di diventare un nuovo caso Videocolor, con effetti devastanti per l’intero territorio.









