È un attacco frontale quello lanciato da Lorenzo Fiorini del PSI contro il governo Meloni dopo l’intervento del ministro Adolfo Urso alla Camera dei Deputati sul futuro di Stellantis e dello stabilimento Cassino Plant.
Secondo Fiorini, le parole del ministro avrebbero di fatto aperto alla possibilità di una dismissione dell’impianto cassinate, con il rischio di una cessione a gruppi industriali cinesi e conseguenze pesanti per il comparto automotive del Lazio.

“Il governo ha fatto capire chiaramente da quale parte sta: non da quella dei lavoratori italiani”, sostiene l’esponente socialista, che parla di “lasciapassare” concesso a Stellantis per abbandonare il territorio dopo decenni di sostegni pubblici e agevolazioni.
Nel mirino finiscono le politiche industriali dell’esecutivo e la gestione delle grandi vertenze nazionali. Fiorini cita anche il caso dell’ex Ilva di Taranto, accusando il governo di mancanza di visione strategica e incapacità nella tutela del made in Italy.
Particolarmente critico il passaggio relativo all’ipotesi di un futuro ingresso di gruppi cinesi nell’area industriale di Cassino. Secondo Fiorini, l’esperienza dello stabilimento BYD di Szeged, in Ungheria, rappresenterebbe un precedente allarmante.
Nel suo intervento, l’esponente del PSI richiama infatti le denunce del China Labor Watch sulle condizioni di lavoro nello stabilimento ungherese, finite anche sotto l’attenzione delle autorità europee. Tra le criticità segnalate vi sarebbero turni molto lunghi, forte automazione produttiva e un impiego limitato di manodopera locale.
“L’orizzonte cinese per Cassino rischia di essere soltanto un contentino temporaneo”, afferma Fiorini, secondo cui il territorio potrebbe trovarsi presto ad affrontare una nuova emergenza occupazionale e sociale.
L’analisi politica si conclude con un duro giudizio sull’azione del governo Meloni, definita priva di prospettiva industriale e incapace di garantire certezze per il futuro dell’economia italiana e dei lavoratori del settore automotive.





