C’è un’emergenza silente nel nostro Paese: i nostri cellulari sono scatole nere di cui sottovalutiamo gli effetti. Ansia e depressione sono solo due dei problemi scaturiti da un uso esagerato del dispositivo.
Escluso ogni dubbio sulle numerose positività che potrebbero derivare da un uso corretto del cellulare (grazie al quale, ad esempio, a me è possibile scrivere questo articolo e a voi leggerlo) e dei social, ecco una serie di fenomeni che troppo spesso sottovalutiamo e verso i quali, invece, dovremmo avere più attenzione.
La situazione allarmante
Secondo il report OCSE Promoting good mental health in children and young adults. Best practices in public health, al 2025, in Italia, il disagio dovuto all’abuso di social media e dispositivi digitali è in incredibile aumento e colpisce gravemente la salute mentale dei giovani.
Oltre 700.000 under 25 soffrono di ansia e depressione. Per rendere meglio l’idea, è bene considerare che all’inizio del 2025, in Italia, i giovani tra i 18 e i 24 anni risultano essere circa 4,1 milioni. Se il dato non fosse ancora esaustivamente chiaro, potremmo figurarcelo così: se una classe di studenti è composta solitamente da 25 individui, a soffrire di ansia e depressione sono 28.000 classi.
Da ulteriori fonti, possiamo apprendere che sono 100mila i giovani con diagnosi associate alla dipendenza da social media e comportamenti digitali problematici.
Il 17% dei quindicenni prova disagio senza smartphone e quasi un caso su due di quelli gestiti tra i minori riguarda il cyberbullismo.
La situazione, per gli under 14, è devastante. Escludendo l’uso mattutino e “scolastico”, gli appartenenti a questa fascia trascorrono fino a 8 ore al giorno online. In un mese, facendo un calcolo veloce, trascorrono online fino a 240 ore, quindi dieci giorni, ovvero un terzo del tempo naturale.
Se la soglia d’indagine viene alzata ai 35 anni, invece, a essere a rischio dipendenza da social media sono 1,1 milioni di individui e l’impatto negativo sulla salute mentale colpisce 7 persone ogni 10.
La rinuncia a internet
C’è un ulteriore dato, interessantissimo, e proviene da un’indagine condotta nel Regno Unito.
Il 70% dei giovani riconosce di sentirsi male dopo aver trascorso tempo sui social. Quasi la metà, invece, afferma che se avesse la possibilità di vivere la propria giovinezza in un’altra epoca, accetterebbe volentieri, rinunciando immediatamente ad internet.
Eppure, nonostante per cancellare un profilo social siano necessari pochi secondi, alla fine nessuno lo fa. Perché?
Dipendenza e conseguenze
Uno studio condotto dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Centro Nazionale per le Dipendenze e il Doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha rivelato che quasi 2 milioni di adolescenti italiani tra gli 11 e i 17 anni sono a rischio di dipendenze comportamentali (senza “uso di sostanze”).
Contemporaneamente, un ulteriore studio, compiuto dieci anni fa da Cecilie Schou Andreassen, nota psicologa e ricercatrice norvegese specializzata in dipendenze comportamentali, evidenzia una somiglianza impressionante tra dipendenze comportamentali e dipendenze chimiche da consumo di droghe.
Ecco spiegato perché cancellare un profilo social è così difficile.
La dipendenza da social media è considerata una dipendenza comportamentale che agisce sul cervello in modo simile alle droghe. L’uso compulsivo stimola il rilascio di dopamina tramite i “like” e le notifiche, attivando il sistema di ricompensa, creando craving, tolleranza e astinenza, proprio come le sostanze stupefacenti.
Depressione, ansia sociale, isolamento sociale, solitudine, disturbi del sonno, senso di inadeguatezza e bassa autostima sono solo alcune tra le possibili conseguenze della dipendenza da social.
Come intervenire
Chiedendo aiuto. A un esperto psicoterapeuta, innanzitutto. E poi ad amici e confidenti, perché non si è mai soli.
La realtà dei fatti è che i fatti non appartengono più alla realtà. E noi ci stiamo disabituando alla vita.
Se è vero (ed è vero) che la metà di noi rinuncerebbe volentieri ai social pur di respirare a pieni polmoni la giovinezza, allora chiediamo una mano e ricominciamo a vivere. Dedichiamo più tempo a fare cose semplici: chiacchierare, passeggiare, leggere romanzi e scrivere poesie. Nuotare, ascoltare e comporre musica e danzare. Cogliere un fiore, regalarlo. Accarezzare un gatto randagio, un cane. Sedere su una panchina e guardare il mondo. Giocare a carte, visitare un museo, abitare una biblioteca e annusare un libro a occhi chiusi, girare per i mercatini dell’usato. Imparare una nuova parola, riparare qualcosa che è rotto. Utilizzare le mani, isolare suoni lontani, assaporare. Respirare con l’intenzione di respirare. Tornare a capire le cose del mondo. Le facce più care. Le persone.


