Ci sono vicende politiche che non necessitano di particolari artifici retorici. È sufficiente ricostruirne la cronologia, attenersi ai fatti e lasciare che siano questi a dare delle risposte inopinabili ai cittadini.
Quella che vede protagonista l’assessore Massimo Sulli sembra appartenere proprio a questa categoria. Una vicenda che potrebbe trovare spazio in un ideale “Manuale della coerenza”, con una sola avvertenza per il lettore: consultarlo rigorosamente al contrario.
Ma è anche una vicenda che potrebbe finire di deteriorare i rapporti interni alla maggioranza, facendo precipitare la situazione fino a gesti estremi.
Il primo passo della vicenda: l’atto formale
La lista civica Identità Frusinate, attraverso la coordinatrice cittadina Ornella Quadrini e il capogruppo consiliare Christian Alviani, in data 14 luglio, ha trasmesso al sindaco Mastrangeli, mediante PEC, la richiesta di procedere alla sostituzione dell’assessore Massimo Sulli, indicando nell’ex Commissario Gianluca Di Trocchio il nominativo individuato dalla lista per rappresentarla all’interno della giunta comunale.
Non una semplice dichiarazione affidata ai social, bensì un atto ufficiale, con il quale la lista civica ha manifestato formalmente il venir meno del rapporto politico con l’assessore che essa stessa aveva contribuito a portare nell’esecutivo.

Da Palazzo Munari, per ora, nessuna risposta ufficiale.
Pochi giorni dopo quella richiesta, è arrivato il secondo passaggio. Massimo Sulli ha annunciato la propria uscita da Identità Frusinate.
Una scelta politica legittima, che tuttavia presenta un elemento destinato inevitabilmente a far discutere. Sulli ha lasciato la lista civica, ma non l’assessorato.
Ed è proprio questo il nodo della questione politica.
Vale infatti la pena ricordare come l’assessore non sia approdato in giunta attraverso un percorso autonomo, né in forza di una propria rappresentanza elettorale.
Fu Identità Frusinate, anche su impulso dell’allora consigliere comunale Sergio Crescenzi – come dallo stesso dichiarato – a individuarne il profilo e a proporne la nomina nell’esecutivo cittadino. In altre parole, fu quella lista civica a introdurre Sulli nel panorama amministrativo comunale, affidandogli un incarico di governo.

Il rapporto politico venuto meno.
La lista che ne aveva sostenuto la nomina ne chiede formalmente la sostituzione.
L’assessore, invece, una volta “messo all’angolo”, non ha alternativa che interrompere il rapporto con la lista, ma, nonostante ciò, non rinuncia all’incarico assessorile.
Una decisione che, sul piano strettamente amministrativo, rientra nelle prerogative del Sindaco, ma che sul piano politico inevitabilmente alimenta interrogativi sul rapporto tra rappresentanza, fiducia e permanenza negli incarichi.
Nel frattempo, il quadro si arricchisce di un ulteriore tassello.
Anche Sergio Crescenzi, già uscito da Identità Frusinate, insieme al consigliere comunale Marco Ferrara, ha dato vita al gruppo Mani Libere.
Ed è proprio da questo nuovo soggetto politico che arriva quella che appare come una sorta di nuova investitura dell’assessore Sulli.
Un’investitura che, almeno allo stato dei fatti, sembra essersi consumata esclusivamente sulle piattaforme social.
Di prese di posizione formali ed ufficiali che definiscano il nuovo assetto politico a sostegno dell’assessore, invece, non risultano evidenze pubbliche. Solo posta, nessuna richiesta ufficiale, nessuna PEC.
È un’immagine che ben rappresenta una certa evoluzione della politica contemporanea, nella quale talvolta un post sembra assumere il valore di un documento politico e una fotografia condivisa pare sostituire una presa di posizione istituzionale.
Il Sindaco Mastrangeli continua a mantenere il più assoluto riserbo.
Nessuna dichiarazione sulla richiesta di sostituzione avanzata da Identità Frusinate.
Nessuna presa di posizione sulla permanenza in giunta di un assessore che non appartiene più alla lista civica che ne aveva determinato la nomina. Rimangono, dunque, i fatti.
Una lista civica individua un proprio esponente e ne sostiene la nomina in giunta.
Successivamente quella stessa lista ne chiede formalmente la sostituzione.
L’assessore decide quindi di lasciare la lista, ma conserva il proprio incarico.
Contestualmente riceve una nuova legittimazione politica che, almeno per ora, si manifesta prevalentemente attraverso i social network.
Il Sindaco, infine, sceglie il silenzio. Naturalmente ciascuno è libero di elaborare una propria idea di coerenza politica.
C’è chi ritiene che un incarico fiduciario mantenga un legame con il soggetto politico che ne ha determinato l’attribuzione. E c’è chi, evidentemente, ritiene che quel legame possa interrompersi senza che ciò produca conseguenze sul piano amministrativo.
Sono interpretazioni sicuramente utili pro futuro per chi vorrà competere nelle prossime elezioni del 2027.
La politica insegna, però, che i governi raramente cadono per un solo episodio. Ma insegna anche che ogni crisi ha un momento simbolico destinato a essere ricordato. Se per l’amministrazione Mastrangeli dovesse arrivare quel momento, non è escluso che gli osservatori individuino proprio nel “Sulli Gate” uno dei passaggi destinati a segnare l’inizio della fine.








