Il Comitato per la protezione dei boschi dei Colli Albani ha lanciato un appello contro la recente delibera della giunta comunale di Rocca di Papa, che autorizza nuovi tagli boschivi nei boschi pubblici del Parco dei Castelli Romani. Nel comunicato, il Comitato critica una decisione che definisce un “pacco dono a beneficio di generici portatori di interessi“, sottolineando come non rappresenti le istanze di chi chiede la tutela dell’ambiente e del patrimonio arboreo.
La delibera n. 144 del 16 dicembre arriva in risposta alle scadenze relative al Piano Forestale (PGAF), che entro il 2028 prevede il taglio di circa metà dei 1.300 ettari di bosco di proprietà pubblica, e al rinnovo della certificazione PEFC del castagno sostenibile. Oltre a queste, il Comune punta anche alla certificazione FSC, all’ammodernamento della viabilità forestale e all’assunzione di un nuovo dottore forestale.
Il Comitato evidenzia come spesso si trovino fondi pubblici per favorire questi interventi, mentre in altri settori – scuola, servizi sociali – si ripete la mancanza di risorse. La delibera sostiene che “la gestione del bosco comunale secondo le norme attuative delle certificazioni PEFC e FSC, a fronte della richiesta crescente sul mercato di legname da opera certificato FSC, renderà i tagli boschivi comunali ancora più appetibili”. Il Comitato ribatte che “la falsa narrazione per la quale il ceduo servirebbe come manutenzione del verde boschivo” nasconde prioritariamente motivazioni economiche.
Nel comunicato si sottolinea inoltre che attualmente ogni albero, anche alto 10-15 metri e di 35 anni di età , viene ceduto dal Comune a 8 euro lordi, nonostante la certificazione PEFC. Il testo dà notizia anche delle clausole sulla tutela di ecosistemi, crediti di carbonio e processi partecipativi, ma afferma che nella pratica questi strumenti si sono spesso rivelati inefficaci o sbilanciati a favore degli interessi imprenditoriali.
Il Comitato chiede una moratoria assoluta dei tagli boschivi nel Parco dei Castelli Romani, almeno fino all’elaborazione di una pianificazione basata sul ripristino delle zone danneggiate e su controlli sul territorio. Propongono, tra le altre azioni, di tutelare integralmente i restanti 650 ettari del nuovo piano e di rinunciare all’assunzione del tecnico richiesto, destinando le risorse al recupero delle aree colpite.
Critiche infine anche al cosiddetto “processo partecipativo”, ritenuto spesso solo formale. Il Comitato annuncia nuove iniziative e invita a partecipare agli incontri settimanali per discutere la situazione del territorio.


