Il Comitato per la Protezione dei Boschi dei Colli Albani, nato alla fine del 2023, torna a denunciare la situazione dei tagli boschivi nel Parco dei Castelli Romani e chiede una moratoria immediata delle autorizzazioni all’interno dell’area protetta.
Il gruppo, composto da cittadini dei Castelli Romani, afferma di aver iniziato a mobilitarsi dopo aver osservato vaste aree boschive trasformate in quello che definiscono «deserti lunari» a causa dei lavori forestali eseguiti con ruspe, mezzi cingolati e camion pesanti.
Dopo assemblee pubbliche, incontri con studiosi e l’analisi di documentazione tecnica, il Comitato ha individuato due obiettivi principali: fermare temporaneamente i tagli nel Parco e avviare un percorso per rafforzare i vincoli di tutela, arrivando anche alla possibile trasformazione dell’area in Parco nazionale.

Come funzionano i tagli nei boschi dei Castelli Romani
Secondo il Comitato, la gestione dei boschi avviene attraverso i Piani di Gestione e Assestamento Forestale (PGAF) elaborati dai comuni proprietari dei terreni o da soggetti privati.
Questi piani stabiliscono come utilizzare i boschi per periodi che possono arrivare fino a 10-15 anni. Tra i comuni con le superfici boschive più estese vengono citati Rocca di Papa, Rocca Priora, Velletri, Lariano e Ariccia, con oltre mille ettari complessivi di boschi pubblici.
I piani vengono esaminati e approvati dall’Ente Parco dei Castelli Romani e dalla Regione Lazio, mentre le singole aree forestali vengono suddivise in particelle destinate ai tagli programmati.
Aste pubbliche e valore economico del legname
Una volta individuate le particelle, i comuni possono metterle all’asta per il taglio del legname. Il valore economico viene stabilito attraverso perizie tecniche che stimano la quantità di legno ricavabile.
Secondo il Comitato, il valore dei boschi può aumentare quando sono presenti certificazioni di gestione forestale sostenibile, come PEFC o FSC. Tuttavia, queste certificazioni comportano costi pubblici e, in alcuni casi, le aste andrebbero comunque deserte o con ribassi significativi.
Il Comitato cita ad esempio una particella forestale a Rocca di Papa assegnata con un ribasso del 20% dopo due aste andate a vuoto.
Le preoccupazioni ambientali
Tra i punti più critici segnalati dal Comitato c’è il sistema del taglio ceduo, che secondo gli attivisti comporterebbe il taglio della quasi totalità degli alberi lasciando soltanto poche “matricine” per ettaro.
Uno studio citato dal Comitato sostiene che negli ultimi anni il Parco dei Castelli Romani avrebbe perso una parte significativa della copertura boschiva, con conseguenze sul suolo, sugli habitat naturali e sull’equilibrio idrogeologico.
Gli attivisti temono inoltre effetti su biodiversità, fauna selvatica, sentieri escursionistici e microclima locale.
I controlli e il ruolo delle istituzioni
Il Comitato evidenzia anche il tema dei controlli. Secondo quanto riportato, l’Ente Parco disporrebbe di un numero limitato di guardiaparco rispetto alla superficie da monitorare, che supera i 16 mila ettari di territorio, di cui oltre la metà boschivi.
Gli attivisti sostengono inoltre che le sanzioni previste per eventuali irregolarità siano spesso limitate e chiedono maggiore trasparenza sulle ditte forestali che partecipano alle aste pubbliche.
La richiesta: moratoria sui tagli
Alla luce di queste criticità, il Comitato chiede una moratoria immediata sui nulla osta ai tagli boschivi nel Parco dei Castelli Romani fino a quando non saranno garantiti controlli più efficaci e studi ambientali approfonditi.
Parallelamente, gli attivisti propongono di rafforzare la tutela dell’area con strumenti normativi più stringenti, fino alla possibilità di trasformare il parco regionale in Parco nazionale.
Appello alla cittadinanza
Il Comitato invita cittadini, escursionisti e associazioni ambientaliste a partecipare alle attività di monitoraggio e sensibilizzazione, segnalando eventuali criticità alle istituzioni competenti.
Le riunioni pubbliche del gruppo si svolgono periodicamente a Genzano, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più persone nella difesa del patrimonio naturale dei Colli Albani.







